AS Roma

Roma-Monza: i giallorossi volano grazie alle reti di Dybala e Ibañez

Doppietta in maschera dopo 4 anni. Nel secondo tempo il brasiliano fa il terzo gol su corner, ma due infortuni muscolari: Kumbulla e El Shaarawy

Paulo Dybala esulta dopo il gol del vantaggio

Paulo Dybala esulta dopo il gol del vantaggio ((As Roma via Getty Images))

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
31 Agosto 2022 - 09:52

In attesa di Napoli, Lazio, Atalanta e Torino, con le ultime due che giocheranno peraltro fra di loro, la Roma è andata a dormire prima in classifica da sola, regolando il Monza, terza avversaria in quattro partite, con una doppietta di Paulo Dybala e il solito gol su angolo, stavolta di Ibañez, lasciando ancora una volta agli avversari il possesso del pallone ma anche la certezza di un’inferiorità che si palesa sul campo all’improvviso, eppure resta indelebile finché l’arbitro non fischia.

Sono 10 i punti per la Roma, tabella di marcia fin qui pienamente rispettata, sono 100 i gol di Dybala, 100 le presenze di Smalling, 101 i gol della Roma di Mourinho. Tanti motivi per festeggiare insomma, ma anche un paio di dispiaceri per via degli infortuni muscolari di Kumbulla e El Shaarawy, due “riserve” che sarebbero tornate sicuramente utilissime nella selva di impegni ravvicinati che attende la Roma nelle prossime settimane. Applausi però, come già accadde per la Cremonese, anche per il Monza.

Stroppa non è stato particolarmente fortunato. Dopo 17 minuti di sbadigli e di sterile supremazia brianzola con gestione persino disinvolta del possesso palla in zone molto alte (si è giocato molto nella metà campo romanista) un retropassaggio di rottura di Pellegrini ha indotto Zalewski a rinviare altissimo il pallone, in una zona in cui Abraham è andato a saltare su un incerto Marrone solo per indirizzare la palla nella zona di Dybala che ha stoppato in avanti il pallone con la sua divina qualità e si è autolanciato stretto tra Sensi a sinistra e il rimontante Caldirola a destra: il terzetto s’è presentato compatto al limite dell’area con la palla controllata ancora dal furetto argentino che da lì ha sparato un diagonale che si è infilato dentro il palo alla sinistra di Di Gregorio. Primo gol con la Roma e prima maschera sotto la Tevere, con Stroppa a chiedersi che cosa di meglio e di più può fare con la sua neopromossa oltre a gestire il pallone nella metà campo della Roma.

Forse chiedere maggiore attenzione nelle preventive, forse schierare un giocatore più forte dietro di un ex promettente centrocampista come Marrone, a disagio anche sul raddoppio della Roma, al 32°, un’altra palla alta (stavolta lancio lungo di Matic) su cui Abraham è stato ancora più furbo dell’avversario: ma sulla conclusione successiva, respinta da Di Gregorio, ancora Dybala si è tuffato sul pallone insieme con Carlos Augusto ed è riuscito ad anticiparlo quel tanto che è bastato ad indirizzare la palla in rete per il 2-0 che ha messo in naftalina la partita. 

Non era male il 352 schierato da Stroppa, con il rientrante Marlon e Caldirola a completare la linea difensiva, un centrocampo con il figlio d’arte Birindelli a destra e il brasiliano Carlos Augusto a sinistra, con la fantasia e la sostanza di Pessina, Sensi e l’ex romanista Machin nel mezzo, con Petagna e Caprari con delega di offendere, soprattutto l’ex napoletano, unico punto di riferimento offensivo fisso, mentre l’altro ex romanista vagava a metà campo alla ricerca del pallone giusto da giocare. Ma proprio per le posizioni fluide dei brianzoli la Roma faticava ad opporre un pressing credibile nel primo tempo, perché Dybala e Abraham e a volte Pellegrini si sperdevano nelle flebile opposizione ai tre centrali, Celik (preferito a Karsdorp) e Zalewski (preferito a Spinazzola) restavano più vicini alla linea a tre (con Kumbulla al posto di Smalling) e in mezzo i poveri Matic e Cristante correvano da una parte all’altra come tergicristalli. Così l’effetto era che la Roma sembrava ritrarsi e mentre tutto lo stadio (con i suoi 60669 entusiasti abitanti di serata) si preoccupava, solo Mourinho sogghignava sereno, come intuendo l’inutilità dello sforzo tecnico, tattico e dinamico in cui si stava producendo il Monza.

Gli episodi dei gol sono stati i più rilevanti in zona offensiva della Roma, a parte un meraviglioso duetto Pellegrini-Dybala nel finale con palla restituita al capitano quando quasi tutto si eran scordati del possibile triangolo, ma Paulino no, il suo cervello e il suo piede seguono tracce sconosciute agli incliti, peccato solo che tanta grazia sia stata sprecata poi da Pellegrini sul più bello, con un tiro finito in curva. Il maggior possesso palla brianzolo non ha prodotto neanche un tiro in porta per tutto il primo tempo, ma lo sforzo di Kumbulla a chiudere su Petagna in un’azione ficcante a metà tempo ha allungato le fibre muscolari del flessore dell’albanese, costretto ad alzare bandiera bianca. Al suo posto Smalling e qualche preoccupazione in più per Mourinho che adesso è rimasto con tre soli centrali di ruolo, più gli eventuali adattamenti di Viña e Karsdorp. Da registrare, per la cronaca, una protesta di Pessina allo scadere del tempo per una mancata forbice in area causata a suo dire da una spinta di Mancini: al replay si è visto il difensore poggiare una mano sulla schiena dell’avversario al momento dello stacco e poi la maglia allungarsi proprio per il gesto della tentata forbice.

All’affacciarsi della ripresa non c’era più, inevitabilmente, Marrone, sostituito da Molina, con Carlos Augusto abbassato da braccetto di sinistra, con Marlon e Zalewski. Ma neanche il tempo di assestarsi in campo e Matic ha pescato in campo aperto Pellegrini che ha offerto a Dybala il cioccolatino della possibile tripletta (l’ultima in almanacco risaliva al 7 aprile 2018), ma Paulo stavolta ha tirato debolmente graziando Di Gregorio e tenendosi stretta la doppietta (curiosamente ancora più vecchia della tripletta: 11 marzo 2018). Al 2° è stato Petagna a spaventare Rui Patricio che si è avvalso delle facoltà difensive di Smalling per restare sereno. Ma il Monza non si è arreso e dopo un tentativo di Caldirola (bravo stavolta Mancini a infastidirlo nella conclusione aerea) ci ha provato Sensi con un tocco sotto che ha scavalcato Rui ma non è stato indirizzato verso la porta. Poi l’assistente ha segnalato un fuorigioco che in realtà il Var non avrebbe vidimato. La Roma negli spazi ha ulteriormente alzato la qualità delle sue giocate, splendida all’8° la combinazione con Celik partita da Dybala che ha consentito a Pellegrini di arrivare al tiro in area da posizione favorevolissima, ma il tiro ha colpito il corpaccione proteso in tuffo di Caldirola. All’11° un altro numero di Abraham che ha saltato mezza difesa da solo è sembrata l’introduzione al terzo gol, ma al momento di saltare il portiere Tammy ha esagerato nei tocchi e si è scoordinato, poi ha ripreso il pallone e tirato di nuovo, trovando il tacco ancora di Caldirola a deviare.

Per segnare ancora è dovuto arrivare insomma il terzo gol su calcio d’angolo su quattro partite, col solito calcio magico di Pellegrini e lo splendido stacco in terzo tempo di Ibañez. I cambi non hanno reso diverso il resto della gara: dentro Colpani, Mota Carvalho e Ciurria (e nel finale Bondo per Sensi) per il Monza, El Shaarawy per Dybala e Spinazzola per Zalewski per la Roma, e poi Bove per Pellegrini e Belotti per Abraham. Ma non si può dire che sia andato tutto bene dopo le sostituzioni: intanto perché El Shaarawy, dopo i soliti impulsi elettrici che l’hanno portato a costruire altre importanti occasioni nel finale, nei minuti di recupero ha sentito tirare l’adduttore e ha lasciato la Roma in dieci, poi perché il Monza ha continuato ad attaccare sfiorando il gol della bandiera con Machin (traversa scheggiata) e poi perché Belotti appena entrato ha avuto grazie a Spinazzola la palla del gol di un’altra copertina, ma ha tirato su Di Gregorio, bravo poi a togliere dall’incrocio dei pali un altro tentativo di Spinazzola.

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