L'evento

Ucraina e Italia insieme nel nome della Roma: i racconti dei tifosi

La squadra giallorossa unisce i cuori: è stato così anche domenica sera allo stadio Olimpico. Le toccanti storie di Dario, Tania e Victor

Tania e Victor, una coppia ucraina che si è trasferita in Italia 18 anni fa, fotografati insieme alle loro due bambine, entrambe nate a Roma

Tania e Victor, una coppia ucraina che si è trasferita in Italia 18 anni fa, fotografati insieme alle loro due bambine, entrambe nate a Roma

Matteo Vitale
09 Agosto 2022 - 12:00

Roma-Shakhtar è stata una festa, ma anche occasione di riflessione. Oltre 65 mila persone allo stadio per la prima partita in casa, anche se solo un test amichevole, l’ultimo prima del campionato. La Roma ha dato spettacolo, ma quello offerto dalle persone presenti allo stadio non è stato da meno, dalla standing ovation durante l’inno dell’Ucraina, ripreso dal profilo Twitter de Il Romanista (e che ha fatto il giro del web), fino alle ovazioni per la sfilata dei giocatori, con i picchi registrati per gli ingressi di Zaniolo, la coppia Pellegrini-Mourinho, Wijnaldum e ovviamente Dybala. Sugli spalti c’erano tanti tifosi ucraini e c’erano tanti italiani che in Ucraina hanno il cuore, o una moglie, un figlio e un parente. Tanti volti, tanti nomi e tante storie da raccontare.

Una è quella di Dario, tifoso della Roma di vecchia data (come ha scelto di definirsi), nato qui, dove vive con il figlio, con la moglie ucraina. La sua signora è tornata in Ucraina da un mese per stare con suo figlio, e da casa ha seguito la gara di Pellegrini e compagni, tifando per i giallorossi. Dario ci ha girato un vocale inviato da sua moglie qualche giorno fa: il disturbante (e purtroppo ormai quotidiano) suono di una sirena, da brividi, che continua a lacerare il cielo mentre nelle cronache quotidiane del nostro paese l’attenzione si è spostata su altri argomenti. "Non è facile vivere e convivere così. Sono preoccupato. Sono stato per la prima volta in Ucraina 14 anni fa, lì ho conosciuto la mia attuale moglie, ci siamo sposati nel 2017, sono andato diverse volte lì ed è un popolo di un’umiltà, una generosità unica. Alcune zone sono molto povere, ma c’è uno spirito di vita, c’è sempre il sorriso sul volto delle persone, tutte legate alla loro terra. Non sono nazisti, è una parola da cancellare, te lo posso assicurare, ma sono legati alla loro nazione, che per loro è tutto. Mia moglie è ucraina e ha un figlio lì, come io ne ho uno qui, ieri prima del fischio di inizio le ho mandato un abbraccio. Ha tifato Roma da lì, si trova in Ucraina da un mese e io qui a casa sono preoccupato, per tutte le vicende che si susseguono in questi giorni". Sulla “sua” Roma: "Sono un vecchio tifoso. Sono stato presente a Roma-Liverpool, Roma-Lecce, Roma-Torino, ho seguito sempre la squadra, dai tempi di Falcao e Pruzzo. Conservo ancora, e spero sia di buon auspicio, la sciarpa con scritto “Roma Campione d’Italia”. Qualcosa di unico". Sulla partita di domenica sera: "Vedere tutto quel pubblico… mi vengono i brividi. Così pieno l’ho visto solo tanti anni fa, la sera di Roma-Liverpool, ahimè, quella notte non si sa cosa ho passato. È stato bellissimo e spero che sia la volta buona. La squadra c’è, l’allenatore pure, è stata una serata da brividi". 

All’esterno dello stadio c’è stata tanta voglia di stare insieme e di parlare, di raccontare e di sapere. I tifosi italiani si avvicinavano ai presenti con la bandiera dell’Ucraina e cercavano un contatto, chiedevano informazioni e offrivano ascolto. In un pomeriggio di solidarietà Roma e la Roma hanno risposto presente. Bambini italiani e ucraini che giocavano insieme mentre gli adulti parlavano. C’erano anche Tania, Victor e le loro bambine: i due sono ucraini, ma si sono trasferiti nella Capitale 18 anni fa e si sentono ormai adottati, come evidenziato anche dal loro accento. Tania ci ha raccontato: "All’epoca avevo 19 anni, lui 26 e abbiamo due bellissime bionde, nate a Roma. La Roma è sempre stata la sua squadra del cuore, come si capisce bene dalla foto, mi racconta che l’ha sempre tifata anche quando era in Ucraina e che ne ha viste tante, anche da poliziotto allo stadio. La partita è stata molto emozionante, soprattutto per il periodo che viviamo nel nostro paese. Speriamo che finisca presto questa guerra". Allo stadio era presente anche una giovane mamma, fuggita da Leopoli con i suoi due bambini, rifugiata qui in Italia proprio a casa di Dario. Tanti volti e tante storie, molte vite segnate dalla guerra in Ucraina, ma domenica per l’ennesima volta la Roma ha dimostrato di poter dare coraggio con un abbraccio, fermando il tempo e regalando un sorriso e una giornata di svago, aggregazione e conforto, per stare tutti insieme, nel nome di questi magici colori.

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