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Wijnaldum, "il centrocampista perfetto" al servizio di Mourinho

Con il passare delle stagioni è diventato sempre più completo. In carriera ha ricoperto tutti ruoli, ma ha dovuto lottare per non fare l’esterno

Wijnaldum con la maglia del PSG

Wijnaldum con la maglia del PSG (GETTY IMAGES)

Matteo Vitale
04 Agosto 2022 - 11:00

Una lunga, lenta e sorprendente evoluzione. Georginio Wijnaldum da quando ha mosso i primi passi nel mondo del calcio ha giocato in tanti ruoli diversi, a livelli progressivamente più alti con il salire della qualità nelle realtà in cui si calava, mettendo sempre a disposizione di compagni e allenatori le sue caratteristiche tecniche (pacchetto al quale ha aggiunto competenze e abilità una stagione dopo l’altra). Oggi Georginio è un centrocampista di controllo, per usare le parole di Jürgen Klopp, allenatore sotto la guida del quale l’olandese è esploso definitivamente, giocando con continuità a livelli da Champions League (letteralmente, visto che l’ha vinta da protagonista). Non è sempre stato così, però. A inizio carriera “Gini”, che a dirla tutta non era neanche interessato al calcio, era un giocatore prettamente offensivo. Spesso e volentieri addirittura esterno, come fatto a lungo con la maglia dell’Olanda e come raccontato dallo stesso nel 2013 al sito dell’Uefa: "Qui sono un esterno destro, ma con libertà di venire dentro al campo a giocare il pallone". Ci sono voluti tanti anni perché riuscisse a tornare a giocare in mezzo al campo, perché molti allenatori lo vedevano più adatto a giocare sulla fascia che non a gestire il pallone tra le linee, cosa che ha dimostrato di poter e saper fare ad alti livelli soprattutto con la maglia del Liverpool. 

È stato lo stesso olandese in passato a raccontare dei problemi di inizio carriera per conquistare la giusta posizione in campo: a 7 anni difensore, poi terzino destro e poi ala. In passato raccontò: "Devo essere onesto, ho dovuto lottare per tornare al centro. Molti tecnici mi dicevano che sarei stato più a mio agio nel ruolo di ala, ma mi sono sempre fidato di ciò che sapevo delle mie qualità. Dicevano così perché ero veloce, tecnico e sapevo dribblare bene". Al Feyenoord ha iniziato a smobilitare tutti, agenti, amici e dirigenti: "Sono un centrocampista", diceva. L’esplosione è arrivata nel ruolo di numero 10, guarda caso: "Ho stupito tutti, perché ho dimostrato di poter correre e segnare, ma anche di recuperare palloni, di saper tenere il ritmo del gioco e di poter coprire per chi mi gira attorno". E così è stato. L’allenatore tedesco al Liverpool decise di “tagliare” Emre Can dall’undici titolare in favore di Gini: "Non è stata una scelta facile, perché Emre ultimamente è stato fantastico, ma Wijnaldum ha dimostrato una buona combinazione tra un centrocampista difensivo aggressivo e uno offensivo e creativo". Così potrebbe essere definito l’olandese, il vero filo d’oro dei Reds che hanno vinto Champions League e Premier League, una squadra che si è esaltata anche grazie alle caratteristiche di quello che a breve sarà il nuovo centrocampista della Roma. Pochi sanno combinare qualità e quantià come lui. Alcuni numeri danno l’idea del giocatore che è: nel campionato inglese conta 217 presenze, 197 dal 1’ di gioco, percentuale di contrasti vinti del 64%, 63 tiri bloccati, 142 intercettazioni e 141 spazzate, 99 falli commessi e soltanto 8 cartellini gialli. Se a questi dati si aggiungono 27 gol e 16 assist si ha un’idea più chiara del perché Klopp lo definì “il centrocampista perfetto”.

In carriera ha giocato in tutti i ruoli del campo e non è un’iperbole: da centrale di difesa anche con la maglia dei Reds, anche se ovviamente il grosso delle presenze lo ha disputato in mezzo al campo, nel ruolo di centrocampista centrale. Anche nell’ultima stagione al PSG, in cui ha collezionato 38 presenze, per 8 volte è stato impiegato sulle corsie esterne. Con la maglia del Newscastle (40 partite, 11 gol e 5 assist) ha giocato la maggior del tempo come esterno sinistro, ruolo in cui ha potuto mettere in mostra le sue doti realizzative e balistiche. Se qualcuno avesse dubbi sulla sua possibile collocazione tattica nel modulo attualmente utilizzato da Mourinho, il 3-4-2-1/3-4-1-2: nelle 235 partite alla corte di Klopp, Gini ha giocato per la maggior parte delle volte interno o di fronte alla difesa, con compiti difensivi e di regia. Con la maglia del PSV, invece, ultimo step prima del salto in Premier League, è stato impiegato la maggior parte delle volte da “10”, poi in ordine in mezzo al campo (davanti alla difesa con Strootman o più avanti come interno) e sulla fascia. A Wijnaldum piace essere al centro del gioco, lo rivelò lui stesso: "Quando giochi a centrocampo devi pensare a quello che ti succede davanti, intorno e dietro. È una grande responsabilità, ma è ciò che mi diverte e si adatta alle mie caratteristiche". Nella Roma di Mourinho sarà centrale, sia in campo sia nel progetto tecnico. Gini sa fare tutto e tutto bene e a breve lo farà con la maglia giallorossa. In carriera ha iniziato con il numero 25, poi spesso con la 10, fino alla 5 con il Liverpool e la 18 al PSG. I tifosi giallorossi fremono all’idea di vederlo al centro del rettangolo verde, a prescindere dal numero che porterà sulle spalle.

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