Il numero 7

Cinque anni di Roma a Pelle

Il 30 giugno 2017 veniva ufficializzato il ritorno di Lorenzo dopo la parentesi al Sassuolo. In un lustro, è diventato il trascinatore della squadra

Lorenzo Pellegrini festeggia sotto la Sud la vittoria per 3-0 nel derby del 20 marzo scorso (Getty Images)

Lorenzo Pellegrini festeggia sotto la Sud la vittoria per 3-0 nel derby del 20 marzo scorso (Getty Images)

30 Giugno 2022 - 07:42

Faccia leggermente più tonda (quasi da ragazzino) e niente barba, ma lo stesso sorriso di chi corona il proprio sogno vestendo la maglia della Roma. Sono passati cinque anni da quando Lorenzo Pellegrini tornava a vestire il giallorosso dopo la parentesi di due stagioni al Sassuolo: era il 30 giugno 2017 quando, in un comunicato ufficiale, l'allora ventunenne diceva che "tornare a Trigoria è una sensazione incredibile, era il mio obiettivo sin da quando sono andato al Sassuolo. È il coronamento di un percorso di due anni". Del resto, "Lollo" aveva già vestito (e a lungo) la maglia della sua squadra del cuore: prima nel settore giovanile, una lunga trafila che dal 2005 lo aveva portato, dieci anni più tardi, al debutto in Serie A. Cesena-Roma, decisa da un gol di De Rossi: Rudi Garcia, quel 22 marzo, gli permetteva di debuttare tra i grandi, entrando al posto di Uçan. Quindi la gavetta a Reggio Emilia, sotto la guida di Di Francesco, con il quale tornava a Roma dopo due ottime stagioni.

La crescita

Il primo anno è stato perlopiù un apprendistato, all'ombra di DDR, Nainggolan e Strootman, culminato con la semifinale di Champions: 37 presenze (con molti spezzoni) e 3 reti, la prima delle quali il 1° dicembre 2017, all'Olimpico, nel 3-1 sulla Spal. Dalla seconda stagione, Lorenzo ha iniziato a giocare con maggiore continuità nel ruolo di trequartista. Decisivo il derby del 29 settembre 2018: Pastore si fa male, Lorenzo entra e subito prima dell'intervallo sblocca la gara con un bel colpo di tacco sotto la Curva Nord; i giallorossi vincono 3-1 e il numero 7 risulta tra i migliori in campo. La stagione è però tormentata: Difra salta, arriva Ranieri, e il 26 maggio saluta De Rossi. Con Paulo Fonseca Lorenzo alterna grandissime prestazioni ad altre in chiaroscuro: c'è chi gli imputa una carenza di continuità, chi - dimenticandosi della giovane età - sostiene che non ha la stoffa del leader. La verità è che il percorso di crescita di Pellegrini necessita di tempo, oltre che di un tecnico che sappia valorizzarlo e investirlo di responsabilità senza che queste si tramutino in pressioni. Quell'uomo arriva a Roma il 2 luglio 2021 e si chiama José Mourinho.

Rapporto "Special"

Fin dal primo giorno, il tecnico portoghese mette Lorenzo al centro del suo progetto. "Se avessi tre Pellegrini - dice Mou in una delle sue prime conferenze - li farei giocare tutti e tre". Il numero 7 diventa il capitano designato (ma lo era già, de facto, da gennaio, in seguito alla lite tra Fonseca e Dzeko) e disputa un avvio di campionato stellare: gol, assist e giocate da leccarsi i baffi testimoniano il salto di qualità. Ma non è solo il campo a certificare l'upgrade di Lollo; con lo Special One cresce anche la sua leadership all'interno dello spogliatoio. Da romano e romanista, è lui a dover guidare e a insegnare la Roma ai tanti giovani e agli stranieri alla prima esperienza in Italia. Pelle si fa carico di questa responsabilità, ma lo fa senza perdere la sua umiltà, continuando a lavorare sodo. I risultati si vedono: 41 gare stagionali e 14 gol (il suo record in carriera), oltre a 8 assist. La pennellata su punizione nel derby, la zampata a Leicester, l'intesa con Abraham, e quella rincorsa disperata ma decisiva nel finale contro il Venezia, a salvare un gol fatto evitando così la sconfitta. Lorenzo si rivela la luce della prima Roma mourinhiana; il condottiero ideale per una squadra che è sì operaia, ma non per questo priva di fantasia. Di questo connubio lui è l'uomo-simbolo. E a Tirana riesce in ciò che non aveva fatto nessun Capitano romano prima di lui: sollevare al cielo un trofeo europeo.

Quanta acqua è passata sotto i ponti, da quel 30 giugno 2017. Come quegli amori che "non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano", Lorenzo è arrivato a Trigoria che era un bambino di 9 anni, se n'è andato a 19 ed è rientrato a casa a 21. Ora, che di anni ne ha 26, ha la mentalità di un vero condottiero: quella di chi, dopo una vittoria storica, punta già alla prossima sfida.

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