Tanti auguri, Lorenzo il Magnifico. Non poteva immaginare un compleanno migliore, Pellegrini, che è reduce dalla stagione migliore della sua sua carriera (finora). Il Capitano spegne oggi 26 candeline, e lo fa al termine di un'annata a dir poco magica non solo a livello di squadra, ma anche per quanto riguarda il rendimento individuale: le prestazioni sontuose fornite dal numero 7 sotto la guida tecnica di José Mourinho sono culminate nel trionfo in Conference League, in quella magica notte di Tirana che ha fatto di lui il primo romano e romanista a sollevare da condottiere un trofeo europeo con questa squadra. È riuscito nell'impresa che era mancata a Di Bartolomei, Conti, Giannini, Totti e De Rossi: leggende immortali di questo club e del calcio italiano, idoli e modelli per un figlio di Roma come lui.
In passato gli si chiedeva maggiore continuità di rendimento: le sue doti tecniche non sono mai state in discussione, ma qualcuno aveva più volte espresso delle perplessità riguardo alla sua capacità di leadership.

"Lollo" ha incassato le critiche senza colpo ferire, e ha risposto dove meglio gli riesce: sul campo, caricandosi in più di un'occasione la squadra sulle spalle e alzando l'asticella delle sue prestazioni a livelli di assoluta eccellenza. Lo dicono le statistiche, certo, ma anche altri aspetti che non possono essere evidenziati dai numeri. La personalità, lo spirito di sacrificio, l'abnegazione, la grinta con cui ha spronato i compagni nei momenti più complicati non sono dati "raccoglibili" da un computer. Quel recupero negli istanti conclusivi con il Venezia, quella corsa disperata a salvare un gol che sembrava fatto, è di certo meno appariscente rispetto alla magia su punizione nel derby, o ai gol contro CSKA Sofia, Verona e Leicester; ma è l'immagine che racconta meglio l'evoluzione del talento di Cinecittà. Che, dopo la vittoria di Tirana, ha abbracciato Zalewski come farebbe un fratello maggiore, a dimostrazione di come sia sempre pronto a fare da guida ai più giovani e anche chi - venendo da altre città o altri Paesi - ha bisogno di capire cosa rappresenti la Roma per i tifosi e per tutta la città.

José la chiave di volta

«Se avessi tre Pellegrini, li farei giocare tutti e tre»: così parlò José Mourinho a fine agosto, alla vigilia del ritorno dei playoff di Conference League contro il Trabzonspor. Un'investitura che Lorenzo ha raccolto con piacere, ricambiando lo "Special One" con 14 reti stagionali (suo nuovo record: nel 2020-21 ne aveva segnate 11) e prestazioni capaci di far stropicciare gli occhi anche ai più scettici. Poche settimane dopo quelle dichiarazioni del tecnico, per la precisione il 2 ottobre, arrivava anche il rinnovo contrattuale fino al 2026. Da quel momento in poi, è stata un'escalation che lo ha portato a diventare un perno inamovibile dell'undici giallorosso, il regista offensivo che - assieme a Mkhitaryan - era deputato ad "accendere la luce" lì davanti grazie alle sue straordinarie doti tecniche: gol e assist in serie, ma soprattutto una crescita impressionante a livello di mentalità e fiducia nei suoi mezzi hanno fatto il resto. Fino alla coppa alzata nel cielo albanese e alle parole al miele di una leggenda come Francesco Totti («È un grande giocatore e per me potrebbe anche essere il nuovo numero 10 della Roma»). Ma Pelle non si accontenta e guarda già al futuro, proprio come Mou: del resto, per i veri vincenti le sfide più entusiasmanti sono sempre le prossime. Avanti così, Capitano. E buon compleanno.