L'intervista

Boniek: "Punto su Zalewski, se ci regalasse un gol in finale?"

Il vicepresidente Uefa ha parlato del percorso dei giallorossi e della finale: "Se ci prendiamo la coppa, voglio andare in campo a festeggiare con la nostra Roma"

Zibì Boniek alla premiazione della Hall of Fames (Getty Images)

Zibì Boniek alla premiazione della Hall of Fames (Getty Images)

24 Maggio 2022 - 12:05

La sua felpa griffata Mourinho in vespa, ha fatto il giro del web. Trovando unanimi consensi. Del resto, Zibì Boniek non ha mai fatto mistero di avere nel cuore la Roma e ora, come un qualsiasi tifoso, sta vivendo l'ansia dell'attesa. «Quella felpa l'ho comprata quasi un anno fa, è bellissima e sarà con me anche a Tirana», ci ha spiegato prima della solita, piacevole, chiacchierata. Quella con un campione che ha vestito la nostra maglia e gli è rimasta addosso per sempre.

Quindi Zibì, sarai presente alla finale?
«E me lo chiedi? Ci sarei stato anche se non avessi il ruolo di vicepresidente dell'Uefa. Io prima di tutto sono un tifoso della Roma. E se andrà come ci auguriamo tutti, ne darò un'ulteriore conferma».

Che cosa hai in testa?
«Ho già parlato con il presidente Ceferin. Se ci prendiamo la Coppa, mi metto la felpa di Mou e voglio andare in campo a festeggiare con la nostra Roma».

Ci credi?
«Sì. Anche se so che non sarà facile come qualcuno pensa possa essere».

Il Feyenoord vale la Roma?
«È un'ottima squadra. E, attenzione, non è olandese».

Che vuoi dire?
«Il calcio olandese da sempre è associato a un'idea di gioco offensivo in cui il concetto principale è quello di segnare un gol più degli avversari. Questo Feyenoord è diverso, provano a fare possesso, ti aspettano e poi ripartono in velocità negli spazi cercando di sfruttare i tre-quattro giocatori migliori che hanno. La Roma dovrà fare molta attenzione».

C'è un aspetto che ti regala un po' di ottimismo?
«Sì. Ed è la vittoria ottenuta sul campo del Torino. Era fondamentale».

Addirittura.
«Lo ribadisco, quei tre punti sono stati propedeutici in vista della finale di Tirana. Hanno garantito alla Roma la qualificazione alla prossima Europa League. E questa cosa può fare soltanto bene alla testa dei giocatori che andranno in campo sapendo comunque che l'Europa ci sarà anche la prossima stagione. E la testa, fidatevi, è un fattore sempre decisivo, ancora di più quando giochi una finale di una competizione europea».

Come ci si deve approcciare a una finale?
«Cercando di avere la mente più serena possibile. Arrivare in fondo è comunque un'impresa, ma poi nell'albo d'oro ci finisce soltanto chi alza la Coppa. Quindi concentrazione, umiltà, spirito di gruppo sono tutte cose che servono per completare l'opera».

Qualcuno dice che la Conference League è una coppa di serie B.
«Sciocchezze di chi capisce poco di calcio e calciatori. La Conference è alla sua prima edizione, ma ha visto partecipare squadre come Tottenham, Marsiglia, Leicester, Rennes, Psv e potrei continuare. La finale di Tirana, per il ranking europeo, vale di più di quella di Europa League. Nel calcio finalmente sono tornate a essere tre le coppe europee e vincerne una ti garantisce sempre un grande prestigio».

Il calcio italiano secondo te questo lo ha capito?
«Io dico soltanto che il calcio italiano dovrebbe dire un enorme grazie alla Roma per questa finale che la vedrà protagonista. Da anni in Italia non si vince nulla a livello di club in Europa, la Roma potrà farlo e di questo va soltanto ringraziata».

Per la Roma sarà la cinquantacinquesima partita stagionale. Quanto temi il fattore stanchezza?
«Una finale di una coppa europea non può bloccare i muscoli dei giocatori. Giocarla deve garantirti adrenalina e sensazioni positive. Sono sicuro che per i giallorossi sarà così».

Tutto merito di Mourinho?
«No, il merito è di tutti. Anche se il tecnico portoghese è uno dei più bravi al mondo, su questo davvero non si può discutere, c'è la sua carriera a certificarlo. In questa sua prima stagione a Trigoria ha fatto già un grande lavoro, sono certo che in futuro sarà capace di fare anche meglio. Sono stati pochi i tecnici che hanno portato la Roma a una finale europea».

Qual è la caratteristica che preferisci dello Special One?
«Che sa come si vince. Di finali in carriera ne ha giocate parecchie, difficilmente è uscito dal campo senza alzare la coppa al cielo. È un vincente e lo sta trasmettendo a tutto il mondo della Roma».

Compresi i tifosi.
«Ai tifosi della Roma non devi insegnare nulla. Sono straordinari e in questa stagione lo hanno ribadito per l'ennesima volta. A Tirana mi auguro proprio di poter fare festa insieme a loro».

Cosa ti ha convinto della Roma di questa stagione?
«La capacità di essere gruppo anche nei momenti meno belli che pure ci sono stati, in particolare nella prima parte della stagione. La squadra, anche a causa di una rosa non troppo profonda, nella parte iniziale ha fatto fatica ad avere continuità di prestazioni. Ma, e questo è un merito di Mourinho, ha continuato a credere nel lavoro che stava facendo. Questa finale è il giusto premio per la crescita del gruppo e dei singoli».

Abraham può essere l'uomo della finale?
«L'inglese è stato protagonista di una stagione fantastica. È diventato romanista sin dal primo giorno in cui è sbarcato a Roma. Ha percepito l'amore della gente, lo ha fatto suo, lo ha ricambiato, non risparmiandosi mai in campo. E questa a Roma è una delle doti che vengono maggiormente apprezzate. Ora gli manca soltanto la ciliegina finale».
Anche Pellegrini è stato un grande protagonista...
«...E uno splendido Capitano, come nella tradizione della nostra Roma. Ha disputato la migliore stagione della sua carriera. Può diventare ancora più forte, ha tutto per riuscirci, a cominciare dall'intelligenza calcistica».

Zaniolo può essere l'uomo in più della finale?
«Può esserlo sempre. In questa stagione del ritorno ha faticato più del previsto, ma ha lasciato il segno comunque con quella tripletta al Bodø. Per me è un attaccante, forse proprio un numero 9».

Smalling è recuperato, Mkhitaryan forse no.
«L'inglese è un leader, un grande giocatore, con lui in campo la fase difensiva ha tutto un altro spessore. L'armeno è un professore del calcio. Vedrete che a Tirana ci sarà, ne sono convinto. E con lui in campo la fase offensiva potrà fare più male agli olandesi».

C'è un altro giocatore su cui punteresti?
«Zalewski. Consentitemelo. E non lo dico perché polacco, ma perché per me è destinato a una grande carriera. È stato il giocatore sorpresa della Roma di questa stagione: è un ragazzo serio, un professionista vero. Finora gli è mancato soltanto il gol. E se ce lo regalasse in finale?».

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