Abraham e Pellegrini hanno spazzato via col Torino anche i cattivi pensieri di un dannato e beffardo finale. Così la Roma ha chiuso in bellezza il campionato, ha blindato l'Europa League e il sesto posto, piazzato una fiche anche sul quinto e soprattutto tolto dall'orizzonte la possibilità di un clamoroso, doppio insuccesso: adempiuto al proprio compito senza ignobili sottovalutazioni, ora si andrà a Tirana con l'organico al completo (si punta al recupero di Mkhitaryan, Smalling è stato tenuto prudentemente a riposo, Zaniolo e Karsdorp sono entrati nel secondo tempo dimostrando di star bene e nessuno si è fatto male) e il cuore libero. Se arrivasse anche la coppa della Conference League si chiuderebbe trionfalmente la stagione, altrimenti ci si consolerebbe con il piccolo ma decisivo miglioramento rispetto al settimo posto a 62 punti dello scorso anno con Fonseca, con nove gol in meno all'attivo ma soprattutto quindici in meno al passivo, al raggiungimento della qualificazione all'Europa League, e per l'eliminazione dalla Coppa Italia per mano della squadra vincitrice (l'Inter) e non per mano dello Spezia, col pasticciaccio delle sei sostituzioni.

Del resto l'aveva promesso, Mourinho. Vedrete una Roma concentrata esclusivamente sul Torino. 352 la scelta iniziale del portoghese che non si fidava troppo di Juric e ha chiuso preventivamente gli spazi di centrocampo con una cerniera tra Oliveira e Veretout, con Lorenzo intermedio di destra e davanti la coppia Shomurodov-Abraham, con Spinazzola confermato a sinistra e Zalewski a destra: è stato effettivamente un fake l'allenamento aperto alla stampa di mercoledì, quando Spina era stato provato a destra. Dietro Kumbulla in mezzo a Mancini e Ibañez. Dall'altra parte qualche esperimento per Juric, con annessi errori di presunzione, tipo la posizione di Lukic, centrocampista di qualità arretrato a terzo centrale per impostare meglio, ma ovviamente in difficoltà poi nei compiti più difensivi. 3421 per il Toro, con Zima e Rodriguez a completare la linea più arretrata, Aina e Ansaldi esterni, Ricci e Pobega interni a far quadrato con Praet e Brekalo, davanti un gallo Belotti un po' spiumato. Il Toro ha tenuto più il pallone nel primo tempo, ma non ha mai caricato a testa bassa la Roma, che si è difesa con disinvoltura, ha lasciato il possesso agli avversari e ha creato le occasioni migliori per andare in vantaggio (otto tiri verso la porta, tre nello specchio).
Ci ha provato prima Pellegrini da destra con un traversone forte che ha costretto Lukic alla deviazione oltre la traversa, poi ancora Lorenzo ha sparato altissimo un pallone propizio e, infine, al 19° ha calciato il solito corner insidioso, ben incornato stavolta da Kumbulla: attentissimo Berisha in volo a deviare oltre la traversa.

Dopo un paio di ammonizioni un po' affrettate (Ibañez e Ansaldi) c'è stata l'immancabile accelerata di Zalewski, a suo agio anche sulla fascia destra: sfuggito due volte ad Ansaldi, ha provato poi a scaricare verso Pellegrini, anticipato. Il cooling break ordinato da Irrati ha consentito a Mourinho di cambiare qualcosa: per quanto la Roma non fosse mai in sofferenza, il portoghese non vedeva lo sviluppo più fluido con Pellegrini più basso e Shomurodov al fianco di Tammy: così ha abbassato l'uzbeko a trequarti alzando sulla stessa linea il capitano, decentrato a sinistra. E dopo un destro alto di Belotti, sfuggito a Kumbulla, proprio dalla zona mancina della trequarti Pellegrini ha intercettato il pallone decisivo a cambiare l'abbrivio della partita, con immediata verticale per Abraham che, in area, ha sterzato inducendo Zima alla controsterzata che gli ha fatto perdere aderenza, bravissimo Tammy ad infilarsi rapido nello spazio (confidando anche nella mancata vigoria difensiva di Lukic) e a infilare Berisha di precisione. In vantaggio, la Roma ha giocato sul velluto mentre il Toro ha sbandato un po'. E al 41° Rodriguez ha combinato una frittata, cercando Berisha all'indietro senza considerare l'agguato di Abraham, bravo ad anticipare il portiere: inevitabile l'impatto, con rigore trasformato dallo stesso Tammy con un tiro non irresistibile, ma efficace: 27° gol stagionale, 17° in A.

Juric ha provato a cambiare le carte in tavola all'intervallo, con tre cambi a rilevare i suoi giocatori meno convinti: Buongiorno per Rodriguez, Pjaca per Brekalo, Seck per Ansaldi, tutti ruolo per ruolo. Sull'abbrivio dell'alba del nuovo tempo Pobega ha trovato un varco su una bella combinazione a tre e si è presentato da solo al cospetto di Rui Patricio, bravo ad opporsi alla conclusione salvando così l'ennesimo clean sheet della stagione, il ventunesimo in assoluto, il quindicesimo in campionato. È stata in pratica l'unica occasione creata dal Torino in tutta la partita. La Roma invece ha continuato a giocare in scioltezza, Spinazzola ad esempio ha finalmente liberato tutti i cavalli e ha servito a Pellegrini la palla del 3-0, spinta moscia dal capitano. Al 13° Cristante e Karsdorp hanno rilevato Oliveira e Zalewski, come se fosse uno scambio annunciato. Al 16° Veretout ha strappato come ai bei tempi il pallone a Lukic (ancora) e ha cercato il destro a giro sul palo lontano, ma Berisha si è allungato e ha deviato in corner. Alla mezz'ora Zaniolo ha fatto riposare uno stremato Shomurodov e un minuto dopo ha conquistato il rigore lasciandosi indietro Buongiorno e costringendolo ad uno strattonamento letale. Pellegrini ha trasformato portando così a 9 il suo bottino in campionato, 14° sigillo di stagione, e non è ancora finita. Mourinho ha dato un po' di riposo nel finale proprio a Lorenzo e a Spinazzola, aggiungendo minuti a Viña e ad El Shaarawy: ed entrambi hanno avuto l'occasione di arrotondare ulteriormente il risultato, fallendo però la conclusione.