Quando poi fischia l'arbitro le chiacchiere non servono più, resta un pallone da spingere tra i pali della porta avversaria e per farlo devi essere semplicemente più bravo, più veloce, più furbo, più intelligente, più applicato, più determinato del tuo avversario. Quando questa sera fischierà il signor Irrati (il calcio d'inizio è previsto per le ore 20,45, la telecronaca andrà su Dazn) si troveranno di fronte per l'anticipo dell'ultima giornata di campionato la Roma di Mourinho e il Torino di Juric, uno che quando nel finale di campionato non ha più motivazioni trae la sua massima motivazione nelle grandi motivazioni degli avversari. Sembra un gioco di parole ripetute, ma è solo quello che è successo recentemente alle sue squadre. Capitò nel giorno dell'addio al calcio di Totti, contro un Genoa già salvo, eppure in quel finale palpitante Juric pareva un leone in gabbia, sembrava volesse scendere in campo anche lui pur di impedire alla Roma di vincere quella partita e, conseguentemente, a Totti di fare festa, con il suo pubblico, per quella che resta la più bella festa popolare che si sia mai vista in uno stadio per un saluto a un calciatore. L'anno scorso, invece, mandò di traverso il progetto Champions al Napoli di Gattuso, pareggiando con il suo Verona una partita il cui pronostico pareva schiacciante.

Anche oggi il Torino, come quel Genoa e quel Verona, non ha più niente da chiedere al suo campionato. Poi certo, se ne fa sempre una questione di punti in più, di piazzamenti da scalare (se la Lazio batte il Verona, il Toro può arrivare nono, se vince il Verona la Roma può arrivare quinta), di cammino da consolidare, ma la realtà è che i granata sono già in vacanza e lo si capisce anche dalla formazione che verrà messa in campo. Ci si può aspettare un regalo per questo? Non è mai successo, mai succederà, non è giusto che succeda. Si giocherà una partita vera a tutti gli effetti, com'è normale che sia, e semmai c'è il rischio che siano i romanisti, magari inconsapevolmente, ad abbassare i ritmi, soprattutto se, come successo per esempio a Firenze, le cose dovessero mettersi male all'inizio. Bisognerà provare a non pensare che cinque giorni dopo ci si giocherà un trofeo internazionale 61 anni dopo l'ultima vittoria, 14 dopo l'ultima coppa (Italia). 30 sono invece gli anni che separano la Roma dall'ultima finale internazionale, persa con l'Inter. 14, 30, 61 anni, non solo generazioni, sono vite spese inseguendo un sogno. Ma come ha già spiegato Mourinho l'altro giorno, per la Roma è altrettanto importante completare bene il campionato, conservare il sesto posto, provando anche a puntare una fiche sul quinto, perché poi la Lazio avrebbe l'obbligo di fare i punti domani sera per mantenere almeno questo vantaggio.

Non sarà facile battere questo Torino, a prescindere dalla formazione (magari a sorpresa) che Mourinho potrà mettere in campo. All'andata i granata misero alle corde i giallorossi che dopo il gol di Abraham si chiusero a difendere il vantaggio. E Juric non la prese bene. Stavolta si gioca al venerdì, per dar modo alla Roma di riposare (almeno) quattro giorni. Ma per ottenere l'anticipo la società ha dovuto alzare la voce. Curioso, considerando l'incapacità delle squadre italiane di affermarsi in Europa. L'ultima capace di farlo fu l'Inter, in Champions, e in panchina c'era lo stesso signore che ha fatto (ri)scoppiare l'amore di una città per la sua squadra. Anche stasera a Torino ci saranno 600 tifosi, l'ennesimo atto d'amore prima dell'appuntamento con la storia a Tirana, a conclusione di una stagione che dovrebbe diventare materia di studio sociologico, e che sicuramente sopravviverà anche all'eventuale disastro di una doppia delusione tra stasera e mercoledì… Ma se invece le cose andranno bene il risultato farà da volano alla più bella storia d'amore che sia mai stata raccontata da un Poeta.