È il primo match point per l'Europa che verrà: al "Franchi", contro la Fiorentina, la Roma fresca di accesso alla finale di Conference League ha la chance di garantirsi un posto nelle coppe per la prossima stagione. A prescindere dall'attesissima sfida contro il Feyenoord, per la quale bisognerà aspettare (e soffrire) per altre due settimane, la gara contro gli uomini di Italiano è decisiva in tal senso: una vittoria permetterebbe ai giallorossi di portarsi a +6 sui viola, che in quel caso potrebbero soltanto agganciare la Roma, ma avrebbero gli scontri diretti a penalizzarli in classifica.

Un compito tutt'altro che facile per la banda di Mourinho, che rischia di avere nelle gambe le scorie delle fatiche di coppa e che in campionato non vince dal 10 aprile contro la Salernitana. Del resto, lo "Special One" l'aveva detto: gli impegni europei del giovedì si pagano inevitabilmente in termini di punti in campionato. Ma la volontà di garantirsi un posto in una competizione internazionale prima della finalissima di Tirana deve far stringere i denti a Pellegrini e compagni. C'è da gettare il cuore oltre l'ostacolo per concludere al meglio una settimana che già ci ha regalato emozioni indelebili. Liberarsi dell'insidia viola rappresenterebbe la ciliegina sulla torta. In caso di pareggio, o sconfitta, ogni verdetto verrebbe rimandato agli ultimi due turni di campionato, che vedranno la Roma affrontare il Venezia all'Olimpico e il Torino in trasferta. Per la Fiorentina, invece, resterebbero a quel punto la Juventus all'Allianz Stadium e il Verona in casa: avversari sicuramente ostici, ma che non hanno più nessun obiettivo da raggiungere in questa Serie A.

L'andamento

Al momento la Roma ha tre punti di vantaggio sui toscani: a fare la differenza è quindi il rendimento avuto nel 2022. Nel corso dell'anno solare Mourinho e i suoi hanno raccolto 27 punti in 16 gare, mentre la Fiorentina ne ha collezionati 24 in altrettante partite. Restringendo il campo agli ultimi cinque incontri di campionato, i viola hanno ottenuto 6 punti (due vittorie e tre sconfitte) a fronte degli 8 dei giallorossi (due successi, due pari e una sconfitta). Insomma, la sfida a distanza è all'insegna dell'equilibrio: non resta che vedere cosa accadrà invece nello scontro diretto. L'andata inaugurò il campionato delle due squadre: alla prima giornata la Roma si impose per 3-1 all'Olimpico, grazie al gol di Mkhitaryan e alla doppietta dell'ex Jordan Veretout. Tanta acqua è passata sotto i ponti da allora: le squadre sono cambiate moltissimo, e non solo a causa del mercato di gennaio. I giallorossi hanno sfoltito la rosa e ingaggiato Maitland-Niles e Sergio Oliveira, ma il processo di crescita è passato dal lavoro quotidiano e dal crescente affiatamento tra la squadra e il tecnico. A Firenze hanno salutato Vlahovic, fondamentale nel girone d'andata; nella prima parte del girone di ritorno c'è stata una flessione negativa, quindi un andamento altalenante. Pur essendo reduci da tre sconfitte consecutive, Italiano e i suoi di recente sono stati capaci di vincere a Napoli e in casa contro l'Atalanta e di costringere al pari a San Siro l'Inter. Si tratta di una squadra propositiva, a cui piace giocare al calcio e che sa come mettere in difficoltà l'avversario, ma che tendenzialmente concede sempre un po' di spazio alle ripartenze avversarie; alla Roma il compito di sfruttarle per fare sua la sfida.

Mourinho e Italiano all'Olimpico (As Roma via Getty Images)

L'ex di turno

A dover fare buona guardia su Cabral e gli altri dovrà pensare (anche) Gianluca Mancini, che nelle file della Fiorentina ha mosso i suoi primi passi. Il centrale romanista, salvo sorprese, sarà di nuovo titolare al Franchi; per lui si tratterà della 44esima presenza stagionale. Tra i giocatori di movimento a disposizione di Mourinho, soltanto Karsdorp, Ibañez e Abraham hanno collezionato più minuti rispetto a "Mancio", che finora ne ha totalizzati 3.762. Grazie alla sua grinta e alla sua personalità, il numero 23 è diventato una colonna portante della squadra, indossando anche la fascia di capitano in alcune circostanze.
Per lui quella contro i viola non può essere una partita come tutte le altre, e il motivo è presto detto. Toscano di Pontedera (provincia di Pisa), ha trascorso nove anni nel settore giovanile della Fiorentina, compiendo di fatto tutta la trafila. Con i Giovanissimi Nazionali, nel 2011, ha conquistato lo scudetto; nel 2014 ha svolto il ritiro precampionato con la Prima squadra, all'epoca allenata da Vincenzo Montella. Nel 2015 viene mandato a farsi le ossa al Perugia, in Serie B. Al termine della stagione, la Viola ritiene di poterlo sacrificare, cedendolo a titolo definitivo agli umbri. Il resto è storia, con il passaggio all'Atalanta, l'esplosione agli ordini di Gasperini e, nell'estate del 2019, l'approdo in giallorosso. Finora 125 presenze con la Roma: dopo le prime due stagioni tra alti e bassi (gli stessi vissuti dalla squadra), sacrificandosi anche in un ruolo non suo, con l'arrivo di Mou sembra aver fatto il salto a livello di mentalità. Lui stesso ha reso omaggio al lavoro del tecnico dopo il successo sul Leicester. Domani è pronto a tornare al "Franchi" in una partita che ha a tutti gli effetti il sapore di un match point per l'Europa.

Mancini in campo da capitano contro il Bologna (As Roma via Getty Images)