Ha vinto lo stadio. Come voleva Mourinho. La Roma è in finale di Conference League, 31 anni dopo l'ultima finale europea. E José alla fine non ce l'ha fatta a trattenere la felicità e la commozione, ben visibile anche a fine partita. Anche se il trofeo non è stato ancora vinto, ma a piccoli passi la sua Roma è cresciuta a sua immagine e somiglianza. E Mourinho ora è un po' più romano di prima, anzi, di sempre. Mentre il pubblico romanista era rimasto in massa nello stadio a festeggiare, la Curva quasi piena, Mou è rientrato in campo per festeggiare con i tifosi, sulle note di "Roma Capoccia".

Un mare di bandiere. Era annunciato e così è stato. L'aria della grande serata era palpabile già da ore e ore prima dell'incontro, in città e attorno all'impianto del Foro Italico. Poi, una volta sugli spalti, già prima e durante il riscaldamento, tra un coro e un canto romanista si è ingannata l'aspettativa della «finale di Roma», come l'aveva chiamata Mou nella pancia del King Power Stadium solo una settimana fa. E se, come ha ricordato la Curva Sud prima del fischio d'inizio con uno striscione in latino a corredo di una splendida coreografia a tinte giallorosse, nell'antichità «in Britannia tutti temevano il nome dei Romani», l'Olimpico si è presentato con non meno imperiosità agli inglesi, tifosi, in uno spicchio dedicato agli ospiti piuttosto gremito, e squadra di Leicester.

Quasi 64 mila spettatori (63.940, per un incasso di 2.365.049 euro), nella serata più elettrizzante della stagione, hanno chiesto alla Roma di lottare. «Combattete per noi», ha chiesto la Curva Sud prima dell'incontro, mentre risuonavano inni e cori della Roma durante il riscaldamento. «Credere, combattere e vincere» in Tribuna Tevere. Un grido unico: «Non mi stanco mai di te», recita il coro che sta accompagnando la stagione della Roma di Mourinho e ora va per la maggiore. I più piccoli, i più grandi, i più avanti con l'età, tutti uniti. Una famiglia, l'ha detto anche lo Special One dopo la partita. Ecco cos'è. Dall'inizio alla fine. Tutti uniti ad acclamare il pullman all'arrivo.

Voglia di stringersi un po', insomma, come ha cantato ieri sera lo stadio. Ma proprio tutto lo stadio. Pure la tribuna autorità, gremita, dove il tecnico della Fiorentina Italiano ha spiato la Roma in vista di lunedì e dove era presente Sir Claudio Ranieri, che ha unito in un'ovazione di 64 mila persone le due tifoserie, dopo il miracolo della Premier vinta a Leicester, con occhi lucidi e inchino. A pochi seggiolini di distanza, ormai Totti immancabile e sorridente dopo il gol di Abraham, agitatore di romanisti per 95 minuti, che ha portato la Roma a Tirana. E per vedere gli applausi dello stadio a Zaniolo e di Zaniolo allo stadio.

Tutto è filato liscio, anche se verso la metà della ripresa la polizia è entrata nel settore ospiti a creare un cordone per separare ancora di più i romanisti dagli inglesi. Poi solo la gioia, l'emozione e le canzoni romaniste, per un primo traguardo raggiunto, ma non ancora il più importante, che ha un nome e una data: Tirana, contro il Feyenoord, il 25 maggio.