IL PERSONAGGIO

Roma-Leicester: notte da Nico

L’esordio al Santiago Bernabeu, la doppietta al Porto, la recente tripletta al Bodø/Glimt: l’Europa è il palcoscenico in cui Zaniolo si esalta

Nicolò Zaniolo (Getty Images)

Nicolò Zaniolo (Getty Images)

05 Maggio 2022 - 08:36

Una notte da Zaniolo. Full o part time cambia poco. E' una notte di coppa e di campioni. La finale di Coppa è lì, a portata di mano, il campione può e deve essere Nicolò. Perché ha tutto per esserlo, lo ha già dimostrato. Perché ha tutte le qualità per fare la differenza. Perché ha la forza e l'istinto del giocatore in grado di spargiliare una partita. Perché può essere l'uomo in più nella fase offensiva, partner ideale per Abraham, come ha sottolineato più volte lo stesso centravanti inglese, una coppia che può fare male alla difesa del Leicester, tecnica, forza fisica, capacità di trovarsi e muoversi. Perché può garantire quegli effetti speciali che in partite da dentro o fuori sono quelli che ti possono garantire la festa al fischio finale. Perché, soprattutto, lo ha già fatto, quasi che l'Europa sia il palcoscenico ideale per un giocatore che per due stagioni è stato alle prese con due crociati rotti e conseguenti riabilitazioni, elemento che troppo spesso in molti dimenticano quando puntano il dito contro Nicolò.

E' vero, in questa stagione ha faticato più del previsto. E' vero, nelle ultime partite tutto è stato meno che il giocatore dagli effetti speciali, in particolare proprio a Leicester. E' vero, troppe volte non è riuscito a far vedere quello che sa fare che poi è tanta roba. E' vero, spesso e poco volentieri ha giocato partite tutte sue con poco senso di squadra e dando la sensazione di dimenticarsi che nel calcio in campo ci sono altri dieci giocatori che hanno la tua stessa maglia e ai quali puoi passare il pallone. E' vero tutto quello che vi pare, ma se c'è un giocatore che questa sera può alimentare il nostro sogno, è lui, l'uomo dei sogni, il ragazzo che già molte volte ci ha fatto sognare.

Soprattutto in Europa, dicevamo. Il suo habitat. Sin dalla prima volta nel calcio dei grandi. Mai una partita in serie A, esordio in Champions League nientepopodimenoche al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid. Era il diciannove settembre del duemiladiciotto, Eusebio Di Francesco sedeva sulla nostra panchina, il ragazzo arrivato dall'Inter spedito in campo nella convinzione che sarebbe stata la prima di tante volte. Non andò bene alla Roma in quella notte madrilena, ma Nicolò cominciò a farci vedere che il salto nel calcio che conta, lo aveva metabolizzato con la consapevolezza di chi ha solo bisogno dell'occasione giusta per dimostrare di poterci stare da protagonista.

Lo dimostrò a ripetizione in quella sua prima stagione in giallorosso. Regalandoci anche una notte di coppa di quelle che non si dimenticano, gara d'andata degli ottavi di finale della Champions, il Porto all'Olimpico, Zaniolo a regalare effetti speciali, la sua prima doppietta europea che ne certificò lo status di potenziale campione. E poi, non più tardi di poche settimane fa, come dimenticare quella tripletta ai norvegesi del Bodø con cui ha santificato una qualificazione strameritata? Il sinistro rasoterra per il due a zero, il cucchiao tottiano per il tre a zero, il sinistro di controbalzo a rompere l'incrocio dei pali per la quaterna giallorossa e una festa che ci auguriamo possa ripetersi ancora più festa pure stasera.

In questa stagione del secondo ritorno alla salute dopo il non richiesto bis del crociato saltato, le migliori risposte Zaniolo ce le ha date proprio in Europa. Se in campionato solo due volte il suo nome è finito nel tabellino dei marcatori, tra preliminare e Conference League Nicolò ne ha segnati cinque di gol (gli altri due a Trabzonspor e Zorya) ribadendo la sua predisposizione al palcoscenico europeo. Quel palcoscenico che stasera in un Olimpico da svenire metterà in palio la prima finale della Conference League. Fallo ancora Nicolò. Tirana è distante soltanto novanta minuti.

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