Raccontatela come volete, ma stasera la Roma sarà protagonista in uno dei sei campi dove tutte le squadre d'Europa avrebbero voluto essere nelle ultime 48 ore. Il privilegio è riservato invece a sole 12 formazioni, tra cui spicca quella bella, forte e giallorossa. Cor core acceso stasera (King Power Stadium, calcio d'inizio ore 21 italiane, le 20 in Inghilterra) la Roma comincerà la sua sfida lunga almeno 180 minuti contro la 10ª squadra della Premier League.

Che cosa sia in grado di fare la prima lo abbiamo visto martedì sera all'Etihad, ma anche il potenziale della seconda, scorto ieri sera nella seconda semifinale di Champions, non è male. Se è vero che da queste parti si gioca un altro sport, la differenza contro la quinta squadra del campionato italiano dovrebbe essere ridotta al minimo, anzi il valore complessivo secondo Transfermarkt è addirittura superiore, e anche secondo i bookmakers gli inglesi sono (leggermente) favoriti.

Ma come al solito c'è un fattore che quasi da solo potrebbe cambiare l'esito della sfida. Se non altro perché José Mourinho da queste parti qualche impronta l'ha lasciata. Se il portoghese se la giocherà aperta e allegra come ha fatto Ancelotti l'altra sera col City o se sta immaginando una strategia di gara più accorta, come se la giocò Simeone contro lo stesso avversario tre settimane fa, lo si capirà solo quando si vedranno in campo le due squadre, dopo il fischio d'inizio di del Cerro Grande, esperto fischietto spagnolo che la Roma ha già incontrato nel suo cammino in una semifinale in Inghilterra, e finì malissimo, proprio l'anno scorso contro il Manchester.

Friedkin era sugli spalti quella sera, fresco reduce da una visita proprio a casa di Mourinho che era stato da poco licenziato dal Tottenham e che proprio in quell'incontro si promise al presidente della Roma. L'obiettivo della società giallorossa era quello di poter tornare a certi livelli di competizione - e conta poco che adesso sia Conference League, che l'anno scorso fosse Europa League e che quattro anni fa fosse Champions League - vantando magari alla vigilia qualche pronostico in più proprio in virtù della allenatore che siede in panchina.

Con Di Francesco e anche con Fonseca la sensazione fu quella di essere arrivati sul trono con merito ma anche un po' per caso, mentre l'approccio che ci sarà questa sera con Mourinho è di tipo opposto: sembra quasi che il palcoscenico a lui, e solo a lui di tutti quelli che scenderanno in campo stasera, stia un po' stretto. Ma non sarà solo la sfida tra due allenatori, peraltro buoni conoscenti per aver militato nella stessa società, il Chelsea, quando Mourinho era già un maestro e Brendan Rodgers poco più che un allievo. Sarà anche la sfida tra due diverse concezioni di gioco, anche se restiamo convinti che non sarà tutto aperto il Leicester e non resterà tutta chiusa la Roma. È la sfida tra una ex grande decaduta, che però continua ad investire con continuità, proprio per riavvicinarsi ai fasti a cui la portò il trasteverino Claudio Ranieri, e una sempre aspirante grande.

La Roma è infatti ancora a metà del guado: la grandezza l'ha sfiorata negli anni di Pallotta, Baldini e Sabatini, poi c'è stato il brusco richiamo alla realtà per l'incapacità mostrata da Pallotta di dare continuità al suo progetto, infine l'avvento dei Friedkin, silenziosissima famiglia texana che preferisce i fatti alle parole e non per caso ha affidato il proprio progetto di sviluppo a uno dei pochi architetti al mondo in grado con la sua sola presenza di garantirne quantomeno le potenzialità. Può essere un trampolino di lancio questa semifinale o sarà l'ennesimo soffio del vento dell'illusione che porterà magari ad una rapida disillusione? In ogni caso stasera scende in campo l'A.S. Roma, col sogno di riconquistare una finale europea dopo 31 anni. Troppo bello per non viverlo.