Anche se la sconfitta di San Siro è servita per ridestare all'improvviso quel sommovimento di mestatori che trovano inaspettato fiato soprattutto quando le cose della Roma vanno male, in fondo è stato il dolore meno intenso della stagione.

Intanto perché la rivale più pericolosa nella corsa al quinto posto, la Fiorentina, non ha sfruttato l'occasione alimentando invece il sogno della Salernitana, mentre la Lazio ha perso col Milan, ma anche perché, come ha sottolineato Mourinho, se bisogna perdere ha un senso che lo si faccia per mano di una squadra più forte. 

IL MANIFESTO DI INZAGHI 

Che l'Inter oggi sia di un livello superiore rispetto alla Roma è cosa conclamata anche da una semplice analisi tecnica delle rose delle due squadre prim'ancora che dalle risultanze delle tre sfide dirette di questa stagione, oggettivamente andate a senso unico. Anzi, delle tre sfide, quella di sabato è stata quella in cui la superiorità dell'Inter si è vista meno, limitata a qualche sprazzo di partita, e in particolare a qualche spunto decisivo reso possibile dalla grande scioltezza in cui si muovono tecnicamente e tatticamente i giocatori nerazzurri, abituati a quell'idea di calcio già da due anni e consolidati nelle loro certezze dall'innegabile bravura di Simone Inzaghi.

Il manifesto dell'Inter di oggi sta nell'azione del primo gol, e in qualche modo si sposa anche con l'ingenuità che ancora sconta la squadra giallorossa. Quello sviluppo dal basso diventato improvvisamente verticale con la diagonale tracciata dall'esterno verso le due punte allineate, con scarico sul mediano e immediata verticalizzazione per l'esterno che si è accentrato sapendo di poter mettere in difficoltà col suo dinamismo l'unico elemento senza esperienza specifica dei cinque difendenti giallorossi è un gioiello a cui abbiamo voluto rendere omaggio anche nelle grafiche qui accanto.

Non c'è niente di casuale in quell'azione, e c'è semmai l'aggiunta dell'attacco interno di un esterno proprio per approfittare delle carenze difensive di un ragazzino, Zalewski, che resta in ogni caso la più bella sorpresa della stagione della Roma.

NUMERI SPIETATI 

L'Inter ha meritato la vittoria. Lo testimoniano gli expected goal (ve - di statistiche qui a fianco), il numero di azioni offensive, e soprattutto l'incisività degli attaccanti: su 10 tiri verso la porta di Rui Patricio, 8 sono finiti tra i pali. L'unico tiro in porta nello specchio dei giocatori della Roma, il gol di Mkhitaryan, si è perso nei nove tentativi totali. È una differenza di qualità prima che di quantità, tecnica prima che tattica, e fisica prima del resto: su 21 duelli aerei, 14 sono stati vinti dai giocatori di Inzaghi.

Nello specifico, si è sentita forte la mancanza di Cristante: con lui in campo, ad esempio, difficilmente si sarebbe preso il gol di testa di Lautaro Martinez. Piccola curiosità: grazie alla bella prova dell'arbitro Sozza, si è giocato per quasi 56 minuti di tempo effettivo, 10 minuti in più rispetto ad altre partite in cui la Roma, guarda caso, si era trovata ad inseguire un minimo svantaggio.

CRISTANTE L'ARMA IN PIÙ 

Cristante è anche l'ideale ponte di collegamento tra la partita di San Siro e quella che si giocherà giovedì al King Power stadium di Leicester. La squadra di Brendan Rodgers non è certo in un momento particolarmente felice in Premier League. Su 32 partite ne ha perse addirittura 12, vincendone 11 e pareggiandone 9. In pratica ogni tre match, uno lo vince, uno lo pareggia e uno lo perde.

Il capocannoniere della squadra resta Vardy, appena rientrato in rosa dopo un infortunio che lo ha tenuto lontano per quasi metà stagione. Con i suoi 10 gol in 19 sfide è ancora l'uomo più prolifico delle Foxes, le volpi (l'ani male emblema della squadra, per via della sua diffusione nel Leicestershire). Ma non è certo il gol il problema maggiore della squadra di Rodgers, quanto piuttosto la fase di non possesso.

Solo sei squadre di Premier League hanno subito più gol del Leicester, e il quadro diventa più preoccupante laddove si considerino gli expected goal concessi: peggio ha fatto solo il Norwich. In particolare il Leicester è la squadra che ha subito più gol di testa, 13, di cui 11 su calcio d'angolo. Nel loro dispositivo difensivo marcano con una zona mista che spesso non presidia bene lo spazio d'attacco nell'area del primo palo: quella è la zona prediletta proprio di Cristante.

Va tenuto presente che da quella zona hanno già segnato quest'anno a Schmeichel, Partey e Gabriel dell'Arsenal, Rüdiger del Chelsea e Zanka del Brentford. Il Leicester è una squadra che non fa pressioni offensive, nella specifica classifica dei passaggi concessi per azione difensiva è appena 14ª in Premier League ed è anche la terzultima per tiri subiti dopo Norwich e Burnley.

È indubbiamente una squadra molto corretta: solo West Ham, Liverpool e Manchester City hanno subito meno gialli. Di testa tirano anche poco nella porta avversaria: con appena 33 conclusioni in tutto il campionato sono all'ultimo posto della specifica classifica. Sono penultimi anche per pali colpiti e ultimi per cross effettuati. Di rigori ne hanno avuti appena due, lo specialista è Tielemans che ha segnato contro West Ham e Newcastle, incrociando sempre il suo destro. 

LA SQUADRA TIPO 

Della formazione inglese i punti fermi sono Schmeichel in porta, i centrali Söyüncü (o Evanse) e Fofana, i mediani Tielemans e Mandy, gli esterni Maddison e Barnes e, se rientrerà, ovviamente sua maestà Vardy. Se invece non ce la farà sarà confermato Daka, acquistato dal Lipsia nella scorsa estate per 30 milioni. Una vecchia conoscenza del nostro calcio è il terzino sinistro Timothy Castagne, ex Atalanta.

Lo schieramento più utilizzato è il 4141 anche nella variante 4231, con Tielemans che spesso si abbassa sulla stessa linea del vero play, Mendy. Non è certo un ostacolo irresistibile per la Roma in forma di questo periodo, niente a che vedere con le insidie che l'Inter appena creato alla squadra di Mourinho. Ma questo non significa che la qualificazione è assicurata.

Fondamentale, ovviamente, sarà tenere aperta la sfida dopo la gara di andata: nello specifico giocare semifinali in Inghilterra non ha mai portato particolarmente bene alla squadra giallo rossa. Gli ultimi brutti ricordi sono proprio con Liverpool e Manchester United, due squadre che, però, facevano molta più paura di questo Leicester. Ora parola a Mourinho.