amarcord

Mourinho a San Siro torna a casa, ma stavolta per battere l'Inter

Ci sarà. La Procura Federale (per ora) non ha aperto un’indagine per le parole del dopo Napoli. Si presenterà nello stadio in cui, da nerazzurro, ha perso solo 2 volte

Mourinho a San Siro nella sfida contro l'Inter di Coppa Italia (As Roma via Getty Images)

Mourinho a San Siro nella sfida contro l'Inter di Coppa Italia (As Roma via Getty Images)

21 Aprile 2022 - 11:41

Ci sarà. Per ora non è arrivata la notizia di un possibile deferimento di Mourinho in conseguenza delle parole indirizzate alla classe arbitrale in generale, a Di Bello e Di Paolo in particolare, subito dopo la conclusione della sfida di campionato al Maradona contro il Napoli. Dunque, sempre per ora visto che le vie della Procura federale possono essere infinite, Mourinho sabato pomeriggio si presenterà a San Siro. Quella che è stata la sua casa dorata (casa non culla) nelle due stagioni vissute intensamente sulla panchina dell'Inter. Vincendo tutto quello che c'era da vincere, il triplete, più un altro scudetto e una Supercoppa italiana, entrando in maniera irreversibile nel cuore della gente nerazzurra.

Che non ha dimenticato. Come già gli ha certificato nelle due precedenti trasferte della Roma all'ombra della Madonnina, in campionato contro il Milan, in coppa Italia proprio contro l'Inter. Visite in albergo, targhe, appalusi, ovazioni, striscioni tutti dedicati a Mou che, lo ha detto lui, ha fatto la storia dell'Inter. Come lui soltanto Helenio Herrera, tutti gli altri si facciano da parte. Il riferimento all'epoca era diretto soprattutto ad Antonio Conte con cui i rapporti non sono idilliaci, «c'è chi ha vinto lo scudetto non pagando gli stipendi», perché per lo Special One tutto quello che profuma di Juventus anche alla lontana, si trasforma in motivo per punzecchiare, sminuire, ridimensionare, accusare. È stato così, siamo pronti a scommetterci, anche nel dopo partita di Napoli. Quando, come dicevamo, è tornato a puntare il dito contro la direzione arbitrale (e lo ha fatto in una partita che non era stata persa ma in cui come ha sentenziato non gli hanno riconosciuto il diritto di vincerla). Perché la Roma non corre per lo scudetto, ma quale è la squadra quarta in classifica, quindi qualificata in Champions? Non ci vuole molto, per una semplice proprietà transitiva, per capire che il dito puntato contro Di Bello e Di Paolo, aveva un convitato di pietra proprio nella squadra allenata da Allegri che il giorno prima era riuscita a pareggiare in extremis contro un Bologna ridotto in nove. Vincere a Napoli, deve essere stato questo il ragionamento, avrebbe comunque messo ansia alla vecchia signora (compresi i conti). E allora rigore su Zaniolo neppure rivisto al Var, cartellino giallo (il primo) a Zanoli dimenticato in tasca, rigore su Ibanez (pugno in uscita di Meret in faccia al brasiliano, di questo non parla nessuno) trasformato in un fischio per inesistente fallo di confusione nell'area del Napoli, giallo a Zaniolo che sabato dovrà scontare un turno di squalifica proprio in occasione della nostra trasferta a San Siro. Saremo pure maliziosi a pensare tutto questo? Forse, ma nessuno ci può togliere dalla testa quello che pensiamo. È possibile, allora, che Mourinho, anche per questo, ogni volta che ne ha avuto l'occasione, ha voluto sottolineare che la sua Roma non potrà qualificarsi per la prossima Champions League, «perché ci andranno le prime quattro».

Intanto però c'è da preparare questa trasferta nello stadio che ha trasformato Mou in un'icona, nello Special One che sa vincere in campo e con le parole. Come dimostrò a ripetizione nei due anni in nerazzurro. Siamo andati a ripercorrere quelle due stagioni con il portoghese re di Milano. A San Siro, in quello stadio in cui ha convinto Eto'o a fare pure il terzino, ha ospitato gli avversari in 55 partite complessive: 38 in campionato, 6 in coppa Italia, una in Supercoppa (proprio contro la Roma, perdemmo ai rigori), 10 in Champions. Ne ha vinte quaranta di quelle partite, pareggiandone 14 (due con la Roma in campionato che a San Siro Mou non ha mai battuto). Ne manca una, ovvero l'eccezione che conferma la regola, una sconfitta, pensa te, in Champions contro i greci del Panathinaikos, roba che a ricordarla assomiglia tanto a una barzelletta (al Meazza perse pure un derby in casa del Milan). Un ruolino di marcia che parla da solo, giustificando, semmai ce ne fosse stato bisogno, come mai per il popolo nerazzurro sarà per sempre lo Special One.

Stavolta, però, per la prima volta in campionato a San Siro, Mou si si ripresenterà con una Roma diversa da quella che i nerazzurri hanno affrontato all'Olimpico in campionato e a San Siro in coppa Italia. È una Roma che non perde da dodici partite consecutive in campionato e nessuno come Mou sa che per preparare al meglio le due sfide di semifinale di Conference League contro il Leicester, la medicina migliore è quella di continuare a fare risultato, vincere le partite, minimo non perderle. Perché nessuno come lui, il tecnico dai 25 "tituli" e mezzo, sa che vincere aiuta a vincere. Si presenterà, con la sua Roma, da avversario nella sua San Siro. Per batterli. Questa è la sua natura. E nessuno meglio dei tifosi nerazzurri è in grado di capirlo.

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