Classe operaia al potere, nella rosa del Napoli di Spalletti: il giocatore più utilizzato (anche se contro la Roma non ci sarà perché sta finendo di smaltire la distorsione al ginocchio rimediata il 19 marzo con l'Udinese) è Giovanni Di Lorenzo, uno che prima di arrivare in Nazionale si è fatto 4 anni di serie C, di cui 3 tra Cuneo e Matera, lontanissimo dalle grandi piazze, debuttando in A neppure 3 anni prima di vincere l'Europeo. Per il terzino destro 2.611' in questo campionato, 2.576' per il terzino sinistro, l'ex Mario Rui (5 presenze in giallorosso nel 2016-17, complice la rottura del crociato), che era arrivato in Italia 20enne, per giocare col Gubbio, meteora in B.

Il terzo per minuti giocati (2.520') è il portiere colombiano Ospina, che ha ormai vinto il ballottaggio con il friulano Meret, 11 anni in meno e sole 4 presenze, tra cui le prime 2 giornate: ne aveva fatte 22 sia nel 2019-20 che lo scorso anno, l'ex Arsenal che ne aveva raccolte 17 e 16. E il quarto (2.478') è un altro che sarebbe dovuto partire in seconda fila, il kosovaro Rrahmani, che si è preso il posto da titolare alla quarta giornata, con la sparizione di Manolas, 180' nelle prime tre, 42' alla quinta, e poi giusto 4 apparizioni in panchina prima di firmare per l'Olympiacos a fine dicembre. Poi i pezzi grossi: Fabian Ruiz (2.008'), Zielinski (1.978'), Koulibaly (1.956': sarebbero stati molti di più se non fosse stato per la Coppa d'Africa) e Insigne (1.868'), che a fine stagione andrà via a parametro zero, visto il ricchissimo contratto già firmato con il Toronto, rifiutando però di anticipare l'addio di qualche mese, visto che lo avrebbero voluto per l'inizio della Major League, a fine febbraio.

Solamente 21 presenze (e 1.533') per Victor Osimhen, penalizzato dalle «fratture multiple scomposte dell'orbita e dello zigomo sinistro» rimediate il 21 novembre, scontrandosi con l'interista Skriniar: il nigeriano resta il miglior marcatore della squadra di Spalletti con 12 gol (lo scorso anno, tra infortuni e Covid, aveva giocato solamente 24 gare, fermandosi a 10 centri). Dopo di lui, a quota 8, Lorenzo Insigne e Dries Mertens, che il mese prossimo farà 35 anni, ma non smette di segnare: il numero 24 per i suoi 8 centri ha avuto bisogno di 10 rigori (tre sbagliati, uno alto e due parati, a segno su azione solo contro la Lazio), il 14 uno solo, e appena 1.048' giocati, andando a segno ogni 131'. Sono 1.087' quelli di Juan Jesus: ne aveva fatti 154' lo scorso anno a Roma, prima di andarsene a parametro zero. E ha scelto bene la destinazione, gli va riconosciuto