Come nelle favole, c'era una volta il Bodo cattivo e non c'è più, spazzato via dalla Roma insieme con quel 6-1 di ottobre, quel pareggio stentato al ritorno dei gironi e la sconfitta di misura (immeritata, come sapevano i lucidi romanisti che avevano visto bene la partita) dell'andata dei quarti. Il risultato della quarta e ultima sfida non ammette discussioni: alle semifinali va la squadra migliore ed è la Roma di José Mourinho. «Ora hanno capito qual è la realtà», ha chiosato il portoghese in conferenza. Il 4-0 è una sentenza definitiva e un bel timbro sul passaporto per la semifinale: si giocherà con il Leicester che ha rimontato sul Psv Eindhoven, andata al King Power Stadium il 28 aprile, ritorno all'Olimpico il 5 maggio, sognando Tirana. Per la Roma sarà la terza semifinale europea in quattro anni, e ancora una volta è rimasta l'unica portabandiera italiana. È stata una vittoria perentoria, conquistata con la strategia tattica di Mourinho, lo strapotere atletico dei giocatori, la proprietà tecnica decisamente superiore e soprattutto l'accompagnamento sonoro di uno stadio pieno ed entusiasta, una voce sola di cuore e passione.

Come un ciclone, la Roma si è abbattuta sul povero Bodo fin dalla prima azione della partita, puntando sui fattori che si immaginava potessero essere decisivi: l'effetto stordente dell'Olimpico, la maggior qualità tecnica e un piano gara studiato da Mourinho che avrà seccato la gola a chi continuava a non vedere gli evidenti miglioramenti della Roma del 2022. Con la sorpresa Zaniolo in campo dal primo minuto al posto del più compassato Oliveira, con Mkhitaryan sceso in cabina di regia al fianco di Cristante, e Pellegrini a completare davanti il quadrilatero di scultori a creare delizie per Abraham, la Roma ha mosso il pallone con perizia e velocità passeggiando tra le enormi crepe che si aprivano ad ogni trasmissione di palla. Tatticamente è stato un trionfo di Mourinho, che ha alzato i quinti (il sempre più sorprendente Zalewski a sinistra, l'inesauribile Karsdorp di quest'anno a destra) fino ai terzini avversari nel lento giropalla che partiva sempre dal portiere, magari alla ricerca di Hagen schermato a uomo da Pellegrini: quando la palla usciva a destra del Bodo, il polacchino raccomandato da Boniek, tirato fuori dal cilindro di Alberto De Rossi, ma valorizzato quest'anno dal mago José come nessuno poteva neanche lontanamente immaginare, arrivava a cento all'ora sul povero Sampsted, mentre dalla parte opposta Karsdorp si abbassava rapido a fare il quarto della difesa con i tre centrali in palla e concentrati come poche altre volte, tanto per citare anche un'altra questione che ha avuto indubbiamente il suo peso, la preparazione atletica sontuosa di questa squadra. Così in ogni zona del campo i poveri norvegesi si trovavano stretti e a disagio, tenevano il possesso solo su zolle lontanissime dalla porta di Rui Patricio (ieri insolitamente impreciso sui rinvii), e quando provavano ad alzare un po' la cresta, arrivava l'esagitato romanista di turno a sfilare il pallone per rilanciare letali transizioni.

Qui Abraham ha appena scagliato in porta il pallone dell'1-0 (As Roma via Getty Images)

Il primo gol è arrivato subito, ancora su calcio d'angolo, battuto corto a destra per Zaniolo che ha tagliato un fendente verso la porta sfiorato da Cristante ad ingannare Haikin, e, sulla goffa respinta del portiere, Abraham ha centrato l'ottavo centro europeo (24 in stagione). Dopo il gol i norvegesi si sono riuniti al limite dell'area per una brevissima riunione, curiosa immagine che non ha portato ad alcun effetto. E l'hanno rifatto pure dopo l'intervallo, subito puniti ancora da Zaniolo. Stretto alla gola l'avversario, dopo l'1-0 la Roma ha capito che non doveva mollarlo e così ha fatto, e fino alla fine del primo tempo sono arrivati altri due gol di pregevolissima fattura e e altre cinque occasioni mancate per un soffio. Mentre il Bodo annaspava, denunciando dagli sguardi dei suoi giocatori, leggermente arrosati da quel po' di abbronzatura rimediata al sole caldo di questa vacanza romana, tutta la sorpresa per l'aggressività romanista, la squadra di Mou alzava ulteriormente i giri, con azioni spettacolari e sempre ficcanti, con letture perfette di ogni giocatore, con mutua assistenza e zero fronzoli, solo sostanza calcistica e di primissima fattura. Citando solo le azioni realmente pericolose, va ricordata la prima di una lunga serie di magie di Zaniolo, con un dribbling secco al suo diretto avversario e verticale per Pellegrini, con relativo cross deviato sottoporta da Abraham in diagonale fuori di poco, con lo stadio già in piedi ad esultare; un assist del monumentale Cristante per Pellegrini, con deviazione rapida e parata d'istinto di Haikin. Al 23° è arrivata invece la strepitosa azione del 2-0, con una serie di tocchi di prima tra Mkhitaryan, Cristante, Abraham, scarico per Pellegrini e assist dentro per Zaniolo, precisissimo nel rasoterra a battere il malcapitato portiere norvegese. E il pugile Knutsen, sui banchi della tribuna stampa, illividiva. Pochi secondi dopo ancora Zaniolo ha praticamente saltato tutti, prima di tirare in area alto, sbilanciato dal suo stesso impeto. Al 30° il 3-0 che ha definitivamente indirizzato la partita, appena dopo il primo tiro in porta del Bodo, controllato da Rui Patricio: su un calcio d'angolo per i norvegesi causato da un grande intervento di Ibañez in scivolata, Cristante ha svettato sopra tutti rilanciando il contropiede di Zalewski che ha prima ingaggiato un duello ad alta velocità con Koomson, poi è rientrato sul destro prendendosi lo spazio per la verticale sul gran movimento in taglio di Zaniolo, poi delizioso nel suo tocco sotto a saltare il portiere. 3-0 e stadio in visibilio.

Il tocco sotto di Zaniolo valso il 3-0 (As Roma Via Getty Images)

Ma la Roma non si è fermata e prima della fine del tempo ha costruito altre due occasioni per segnare, la prima con un destro di Pellegrini respinto da Haikin, con Abraham bravo a raccogliere la palla e a spostarla per battere a porta vuota, ma in equilibrio precario ha perso il controllo del pallone a ha permesso a Sampsted di recuperare. E ancora al 41° un lancio perfetto di Karsdorp ancora per Abraham ha messo l'inglese in condizioni di bucare ancora l'ingenua linea norvegese, Tammy si è defilato sulla destra e ha calciato forte, bravo stavolta è stato Haikin a deviare in corner. Per ritrovare un primo tempo così bello della Roma e nella serata più attesa bisogna davvero tornare alle maestose serate di quattro anni fa, contro avversari assai più nobili di questo. E sembra già di sentirli i profeti dell'ovvio che dopo non aver capito quanto Mou stava permeando della sua grandezza una squadra che calcisticamente è in costante crescita dall'inizio del 2022, ora si affanneranno a dire che gli avversari non valevano niente. Poveri stolti, i campioni norvegesi non perdevano una gara da agosto e restano la sorpresa di questa Conference League: ma ieri sono stati travolti da una squadra che si è presentata all'appuntamento più atteso col vestito di gala.

E a rendere ancora più indimenticabile la serata è arrivato all'inizio della ripresa anche il quarto gol, la tripletta personale di Nicolò Zaniolo, un altro che per il solo fatto di non essere indiziato di partire dall'inizio era già stato targato ieri con titoli ispirati dal solito malanimo che circonda la Roma. Quando Karsdorp dalla fascia ha scaricato all'indietro per Cristante, Nicolò si era già messo in moto perché Bryan quella palla sa metterla di prima a giro esattamente davanti al naso dell'attaccante lanciato in corsa, e così è avvenuto: Nico ha allungato prima la traiettoria con la testa, poi ha tenuto dietro Hoibrate con la possenza del suo fisico e quindi ha scaricato tutta la sua forza con un sinistro d'esterno collo in controbalzo che si è infilato all'incrocio dei pali opposto. Totti, sorridente e seduto al suo posto ormai fisso in tribuna (mentre voci di disimpegno dal suo lavoro di scouting fanno preludere a qualche novità professionale per lui...), ha rivisto se stesso nella dirompente vitalità, e nella squisita proprietà tecnica. La partita è in pratica finita lì perché i norvegesi sempre più scoraggiati hanno insistito nel loro stucchevole palleggio, ma senza mai insidiare realmente la porta di Rui Patricio (solo il subentrato Boniface in mezza forbice ha fatto venire un brivido sulla schiena ai 61942 trepidanti tifosi, tra cui un migliaio di ospiti). Mourinho ha dosato bene le sostituzioni per dar fiato a chi glielo ha chiesto a mano mano che la benzina finiva: prima Zaniolo (dopo l'ennesima corsa in avanti) rilevato da Felix allo scoccare dell'ora di gioco, poi Pellegrini alla mezz'ora della ripresa sostituito da Oliveira, e infine Mkhitaryan, Abraham e Zalewski, al loro posto in campo Veretout, Perez e Maitland-Niles. Anche Felix avrebbe avuto la possibilità di lasciare il suo segno, ma l'inzuccata su corner di Pellegrini al 28° è finita alta. È stato l'ultimo squillo di una serata indimenticabile, terminata con un infinito coro di accompagnamento al triplice fischio, passione pura scatenata quest'anno dal nuovo re di Roma, José Mourinho.