Gioca? Non è detto. Roba che se l'avessimo scritto qualche mese fa, sarebbe stato quasi un caso. Perché oggi pomeriggio, in un Olimpico vestito a festa, Nicolò Zaniolo potrebbe finire ancora una volta in panchina. Scelta tecnica per non alterare un sistema che ha dato risultati (a parte in Norvegia) e per giocarsi in corsa il ragazzo per fare turnover durante la partita, considerando anche l'impegno di giovedì contro il Bodø. Qualcuno dirà grazie alla squalifica di Pellegrini, in ogni caso non può non giocare. Un mese dopo l'ultimo Nicolò conosciuto, tredici marzo scorso, trasferta di Udine, un pareggio strappato in extremis, un'altra prestazione per Zaniolo non all'altezza delle sue qualità, non la prima di quel periodo, al punto che più di una vocina, magari interessata, cominciò a sussurrare roba del tipo, «ma se Zaniolo è questo, meglio venderlo».

Ecco, dato che noi siamo straconvinti che Nicolò non è quello, sarà il caso che il ragazzo, da oggi, contro la Salernitana, batta un colpo. Anche dalla panchina. Che torni a essere il giocatore dagli effetti speciali. Magari anche per far contenti tutti quelli, e non sono pochi, che già lo hanno vestito di bianconero, fregandosene di un contratto in scadenza il trenta giugno del 2024 e, quindi, del fatto che a decidere sarà la Roma e nessun altro. Ieri, tanto per dirne una, sul giornale sportivo sabaudo, è uscita un'intervista a un ex medico della Juve a cui è stato chiesto che visite mediche farebbe sostenere a Zaniolo prima di vestirlo di bianconero. Roba da pazzi.
Ma per pensare al futuro c'è tempo. Ora conta il presente. La Salernitana oggi, soprattutto giovedì prossimo la sfida di ritorno contro i norvegesi con l'obiettivo di continuare a coltivare un sogno. E non crediamo di dire un'eresia che coltivarlo sarebbe un pizzico più facile se Nicolò tornasse a essere Zaniolo. Cioè il giocatore in grado di fare la differenza. Quel giocatore, cioè, che in questa stagione del rientro dal secondo legamento crociato sacrificato alla causa (in questo caso azzurra), si è visto solo a sprazzi. Come peraltro in qualche modo ci si poteva aspettare visto che stare lontani dal calcio giocatore per due anni, tutto è meno che propedeutico a quella crescita che tutti auspicavano dopo averlo visto all'opera nella primissima parte della carriera.

Ora che ha superato i problemi al flessore lamentati dopo la Nazionale, c'è bisogno di una scintilla, di una giocata, di un gol, di un ritorno al passato perché Nicolò torni Zaniolo. I numeri, del resto, in questa stagione, per chi si affida soltanto alle statistiche, lo mettono dietro la lavagna. Appena quattro le reti segnate, equamente divise tra campionato ed Europa, l'ultima timbrata il ventitrè gennaio sul campo dell'Empoli. Da quel momento Zaniolo è come se fosse entrato in un cono d'ombra. Solo calcistico però. Per il resto il suo nome non ha fatto altro che stare sulle prime pagine dei quotidiani, accompagnato sempre dal nome Juve, ma anche da quelli di Tottenham e Liverpool. In un crescendo di sussurri e malignità. Al punto che più di qualcuno ha dubitato dell'infortunio con cui è tornato dall'Azzurro e che lo ha costretto in infermeria per più di qualche giorno. E poi sono state sempre più frequenti le confidenze di una rottura con Mourinho, della voglia di andare via, di un futuro lontano dal giallorosso.
Non sappiamo quello che gli riserverà il futuro. Sappiamo però che Nicolò ha bisogno di una scintilla e la Roma del miglior Zaniolo. Oggi, giovedì e fino alla conclusione della stagione. Poi sarà quel che sarà.