Altro che rivincita, la Roma esce dall'Aspmyra Stadion con un'altra sconfitta, stavolta però di misura, 2-1, e quindi recuperabile nella sfida di ritorno tra sei giorni allo stadio Olimpico, quando la squadra giallorossa per conquistare la semifinale di Conference League contando anche sulla spinta di 60.000 spettatori dovrà vincere con due gol di scarto oppure vincere e basta e poi andare ai supplementari contro una squadra che ha perso l'ultima partita ad agosto. E non sarà affatto facile, come non è stato facile ieri nel gelo di Bodø, neanche dopo il gran gol del vantaggio a fine primo tempo di Pellegrini. Perché nel secondo tempo la Roma ha pensato soprattutto di gestire il risultato e di arrivare al 90° difendendo il vantaggio e invece stavolta non c'è riuscita anche per somma sfortuna perché ha subito due gol con altrettante carambole, la seconda proprio all'ultimo minuto del tempo regolamentare, inevitabile catarsi dopo quella lunga serie di sfide in cui invece in zona Cesarini erano stati i giallorossi a riaddrizzare partite storte. Alla fine c'è stata anche l'aggressione di Knutsen al preparatore dei portieri della Roma Nuno Santos, come ha denunciato Pellegrini, per un episodio di cui si parlerà ancora a lungo. E a preoccupare è anche l'infortunio di Mancini, uscito col ginocchio bloccato a metà del secondo tempo, dopo una serie di allunghi e di rudi sollecitazioni in cui certamente il terreno sintetico ha avuto il suo ruolo.

Il Bodø si è confermata l'ottima squadra che si conosceva e Knutsen, al di là degli eccessi denunciati, un tecnico che sa insegnare un calcio sofisticato, moderno e produttivo. Il suo 433 che prende il pallone come unico riferimento è sempre compatto e cortissimo e si muove come un sol blocco proprio in base alla posizione della sfera, non degli avversari. Potrebbe rischiare qualcosa alle spalle della linea difensiva, giusto nella direzione che spesso Abraham suggeriva ai suoi compagni di puntare, ma poi sono bravi a togliere la profondità staccandosi nei tempi e nei modi giusti. Così la Roma, in una versione comunque decisamente diversa da quella sprovveduta e tremolante di sei mesi fa, ha capito presto che solo una prodezza di un singolo in una giocata veloce avrebbe potuto rompere l'equilibrio in cui sembrava indirizzata la partita sin dai primi minuti.

Ed è proprio quello che è successo nel finale di primo tempo quando un recupero del pallone alto, con scarico di Zalewski per Oliveira, ha esaltato le capacità da trequartista di Mkhitaryan che ha ricevuto la verticalizzazione del compagno e ha cambiato la traiettoria alzandola con un dolce tocco di interno sinistro con i giri giusti per l'inserimento di Pellegrini che colpendo a sua volta di collo pieno di sinistro dal basso verso l'alto ha mandato il pallone ad insaccarsi all'incrocio dei pali. Un gol bellissimo a spostare l'abbrivio della partita che un'altra prodezza, stavolta di Abraham, aveva rischiato di rompere già cinque minuti prima: Tammy aveva controllato un'altra verticale di Mkhitaryan col tacco per lanciarsi dalla parte opposta a quella che s'aspettava il suo avversario, Høibraten: ma poi sulla puntata conclusiva era stato bravissimo ad opporsi il portiere russo (israeliano di nascita) Haikin, con un braccio steso a terra, e sulla carambola successiva ancora Abraham aveva cercato la rete in rovesciata, trovando stavolta la spalla di Sampsted ad ostacolarlo.

Ma non sono state due occasioni casuali, perché la Roma col passare dei minuti del primo tempo aveva a poco a poco preso le misure alla freschezza degli avversari, costretti dall'inizio a rinunciare a Solbakken, sostituito dall'interessante 27enne ghanese Koomson, esterno destro offensivo, con il neo arrivato Espejord (a rilevare Botheim) in mezzo e Pellegrino dall'altra parte. Hagen è invece il play che ha preso il posto di Berg, ceduto nel mercato invernale. La Roma è invece scesa in campo col vestito tattico che sta funzionando in quest'ultimo periodo, ma con Kumbulla in campo al centro della difesa al posto di Smalling. Solito quadrilatero a centrocampo con Cristante e Oliveira più bassi rispetto a Pellegrini e Mkhitaryan.

Interessante la prospettiva tattica disegnata dalle due diverse eppure ugualmente altissime pressioni delle squadre: la Roma con i due trequartisti e la punta a prendere i due centrali e il play avversario, con il quinto di parte pronto a fiondarsi sul terzino sollecitato, con l'immediato scivolamento su un lato dei tre centrali ad accettare l'uno contro uno dietro. Il Bodø sembrava rischiare ancora di più, con i tre attaccanti sui tre centrali romanisti e i tre centrocampisti appena dietro sempre molto centrali, così in caso di coinvolgimento del quinto di parte romanista (da una parte Karsdorp e dall'altra Zalewski) doveva alzarsi il terzino. Nello stallo tattico, mai noioso in ogni caso, si sono contate poche occasioni: al 13° una carambola in area romanista ha consentito a Saltnes di calciare dal limite, bravo Mancini ad opporsi in scivolata e a deviare in corner (ma la palla era destinata comunque fuori) e al 16° un diagonale di Vetlesen ha attraversato l'area piccola di Rui Patricio senza che dall'altra parte Espejord fosse riuscito a deviare in porta. Nel secondo tempo i padroni di casa hanno trovato il pareggio quasi casualmente, all'11°: su un'azione respinta dalla difesa giallorossa il terzino sinistro Wembangomo (norvegese di passaporto ma nato nella Repubblica Democratica del Congo) ha calciato piano da fuori area, trovando però una strana deviazione di schiena di Saltnes che ha sorpreso soprattutto Rui Patricio, che alla fine ha goffamente lasciato che la palla rimbalzasse lenta dentro la porta. Neanche un minuto dopo, uno sbadato rinvio di piede di Haikin è finito sul destro di Zalewski che ha provato a calciare subito in porta trovando però sulla conclusione la testa di Sampsted: poteva essere l'immediato 2-1 per la Roma che avrebbe cambiato la prospettiva della serata. Invece la partita è entrata di nuovo in stallo, con qualche tentativo norvegese (un sinistro di Saltnes, poi un altro di Pellegrino) e una grande occasione per Pellegrini che da fuori area ha trovato un gran destro che Haikin ha deviato in volo plastico in calcio d'angolo. Mourinho ha cambiato due giocatori (Shomurodov per Mkhitaryan e Viña per Zalewski) e il sistema di gioco, passando al 3412 e registrando, almeno nelle intenzioni, la linea difensiva, poi è stato costretto a mettere dentro anche Smalling perché dopo un ultimo allungo difensivo Mancini è crollato a terra toccandosi il ginocchio: oggi si saprà qualcosa riguardo la diagnosi. E quando il pareggio sembrava ormai metabolizzato da tutte e due le formazioni è arrivata la doccia gelata: su un palla lanciata esterna, Viña è entrato dritto su Mugisha (il 2002 che aveva sostituito Koomson) cercando il contatto spalla a spalla, ma il ragazzino ha abbassato la sua di spalla e si è lasciato travolgere. Punizione e giallo per l'uruguiano. Sulla battuta, il blocco dei norvegesi attorno al movimento di Vetlesen è stato perfetto, Cristante è rimasto impigliato e il 22enne di casa è andato a saltare praticamente dal dischetto da solo, sfruttando oltretutto la deviazione di coscia ancora di Viña (probabilmente la palla sarebbe uscita). Inutili i tardivi tentativi successivi di Abraham e dello stesso Viña. I conti, tutti, si dovranno saldare all'Olimpico, tra sei giorni.