Attenzione perché 10 indizi fanno una sontuosa prova che la Roma si sta riallineando ai livelli migliori del campionato italiano, almeno appena dietro al gradino più alto, quello su cui si stanno giocando il titolo tre squadre, ora in fuga dopo il successo dell'Inter a Torino ieri sera: ma zitta zitta, con la vittoria di Genova, la Roma è arrivata a quota 54, a -5 dalla Juve: e se pensiamo che la differenza l'ha fatta finora solo quel rocambolesco scontro diretto c'è di che rammaricarsi. Intanto sono dieci le partite consecutive senza sconfitte, con sei successi e quattro pareggi, alla vigilia di un quarto di finale di Conference League e della sfida di domenica con la Salernitana fanalino di coda, che la Roma affronterà sicuramente senza capitan Pellegrini che, diffidato, ieri si è fatto ammonire al 93° perdendo tempo mentre lasciava il campo sostituito. Per tutto il secondo tempo la squadra giallorossa ha gestito il vantaggio costruito nel primo grazie alla rete realizzata da Mkhitaryan al termine di una splendida azione partita da Rui Patricio e sviluppata attraverso 19 passaggi, con tutti i giocatori tranne Oliveira a toccare il pallone: «Lo avesse fatto una squadra allenata da qualcun altro se ne parlerebbe a lungo» ha ironizzato Mourinho a fine partita. Ma, vedrà: se ne parla e se ne scriverà anche adesso.

La personalità della Roma si è evidentemente affinata con il passare delle giornate. Così adesso anche su un campo difficile come quello del Ferraris la squadra giallorossa si è presentata con il vestito migliore, quello del derby, e soprattutto con la testa del top team, quello che non si fa intimidire dagli avversari e che in campo sia quando difende (13° clean sheet in campionato) sia quando attacca ha sempre le idee chiare. L'azione del gol del vantaggio è stato solo un esempio di tanta sofisticata concretezza: in cinquanta secondi i giallorossi non hanno fatto toccare la palla agli avversari, sono usciti dalla pressione dei blucerchiati con un palleggio elegante e incisivo, sono passati da destra a sinistra a destra (Karsdorp per Cristante con la verticale per Abraham, e lo scarico per Mkhitaryan) ancora a sinistra (con Pellegrini a mandare in profondità in area Zalewski) con 19 passaggi consecutivi fino al rimpallo quasi sulla linea tra Abraham e Thorsby e al gol di Mkhitaryan appostato a un metro.

La partita a scacchi tra il 4312 di Giampaolo (bello, aperto e moderno, niente a che vedere con le solide barricate del suo predecessore D'Aversa) e l'ormai sperimentato 3421 di Mourinho in versione derby, ha divertito i tifosi, con Sensi alle spalle di Caputo e Sabiri per i blucerchiati e col quadrilatero di sapienti architetti in mezzo al campo per Mou (dietro Cristante e Oliveira, davanti Mkhitaryan e Pellegrini), un riferimento offensivo mobile come Abraham e due reattori esterni come Karsdorp (in grande crescita) e Zalewski, a volte ingenuo nelle chiusure difensive, ma poi parecchio efficace in avanti (e un applauso per il poderoso sinistro che ha favorito il gol dell'armeno). La differenza l'ha fatta la qualità già nel primo tempo, con le giocate veloci e intelligenti dei giocatori romanisti, rapidi ad arrivare nel giro palla sugli esterni e gli avversari a rincorrere sempre con un tempo di gioco di ritardo, proprio perché il 4312 non prevede specifiche competenze esterne, ma obbliga gli interni Candreva e Thorsby a sdoppiarsi per arrivare alle coperture in fascia. In cronaca spiccavano le occasioni per la Roma sui soliti corner (al 5° Ibañez ha svettato perfettamente sul primo palo, svelando alcune carenze nella marcatura a zone blucerchiata, ma ha mandato di poco alto) e con i ricamati sviluppi offensivi (dopo il gol c'è stato anche l'episodio al 44°, con Pellegrini per Karsdorp che ha cercato Abraham, fermato comunque da Audero), oltre al suicida retropassaggio di Bereszynski con Tammy in agguato, bravo a fiondarsi sul pallone anticipando Audero, ma un po' goffo nella conclusione sghemba, con Pellegrini a disperarsi perché con un controllo ponderato l'inglese avrebbe potuto cedergli il pallone e farlo segnare a porta vuota. La Samp è stata invece pericolosa con Thorsby in apertura (sinistro alto), con uno scarico di Caputo in area per Sabiri (respinto da Smalling) e con una intuizione di Sensi per Caputo, con Rui Patricio a fare buona guardia. Da segnalare anche, proprio un minuto prima del gol romanista, un intervento decisamente falloso di Ferrari su Abraham in area su una punizione laterale, che poteva essere sfuggito a Manganiello in campo, non al Var Nasca.

Giampaolo ha provato a cambiare l'abbrivio così incanalato inserendo Quagliarella al posto di Sensi, abbassando il promettente marocchino Sabiri sulla trequarti e chiedendo a Candreva da una parte e Thorsby dall'altra di aprirsi di più almeno in fase di possesso, ma la Roma non ha cambiato la sua attitudine padrona e non ha mai subito le nuove giocate dei blucerchiati, se non con qualche episodio sporadico. Poteva far male Candreva con una bella iniziativa personale al 5° fingendo la conclusione da lontano col destro, avvicinandosi così al limite dell'area e servendo poi col sinistro proprio Quagliarella, che è stato però sorpreso anche lui e ha fatto sfilare la palla. Poteva trovare un varco Sabiri, che al 21° ha sfruttato un'incertezza difensiva romanista intercettando un cross di Augello (subentrato al 15° con Vieira ai posti di Murru e Rincon per dare più vigoria alla fase offensiva), ma senza dare forza alla conclusione. Ma erano flebili tentativi a dar naturale sfogo a un possesso prolungato senza troppi sblocchi. Al 28° Giampaolo si è giocato anche la carta Trimboli, classe 2002, playmaker di centrocampo, inserito al posto di Thorsby, ma l'emozione ha forse trattenuto il talentino genovese mentre la Roma ha costruito un paio di palle gol sprecate per un soffio: al 34° un altro magnifico sviluppo ha portato all'assist verticale di Mkhitaryan per Abraham, svelto a concludere e sfortunato nell'esito, per la deviazione che ha mandato il pallone lontano dai pali. E sul corner Cristante sul primo palo e Mancini sul secondo hanno mancato il tocco decisivo per chiudere la questione con qualche minuto d'anticipo.

Mou non s'è fidato e ha ordinatro un ulteriore abbassamento del baricentro, richiamando Abraham e Zalewski e mandando in campo Shomurodov e Viña, chiedendo a Mkhitaryan un ulteriore sacrificio, passando a un 3511 con l'armeno a giostrare da mezzala e Pellegrini lasciato più alto alle spalle dell'uzbeko. L'ultimo squillo della Samp è ancora per Quagliarella, con una conclusione a cui si è opposto ancora una volta di schiena Smalling, un baluardo su cui Mourinho ha costruito la nuova solidità della squadra giallorossa. Altri cambi non hanno tolto o dato nulla di nuovo: Yoshida per Ferrari, Kumbulla (messo davanti alla difesa a respingere eventuali palloni vacanti) per Pellegrini e Bove per Sergio Oliveira, che ha chiuso la partita un po' in affanno. E quando è uscito il capitano ha allungato di molto il tempo necessario a percorrere i pochi metri che lo separavano dalla linea laterale prima sfilandosi i parastinchi e poi addirittura slacciandosi le scarpe: si è mosso solo dopo aver preso il giallo che sommato agli altri lo terranno fuori dalla prossima partita con la Salernitana. Sabatini lo saluterà in tribuna.