Ne mancano 10. Meglio 12. Meglio ancora 13. Nell'auspicabile caso, tutto in 53 giorni. A una media, sempre nel caso, di una partita ogni 4. Dal 3 aprile quando la Roma si presenterà a Marassi per la ripresa del campionato dei campioni d'Europa (o no?) al venticinque maggio quando in Albania, a Tirana, andrà in scena la prima finale della neonata Conference League.

A Trigoria, giustamente, pur nell'euforia di un dopo derby oltre che gaudente e di una striscia positiva di 9 partite consecutive utili in campionato e una sola sconfitta (con l'Inter in coppa Italia a San Siro) nelle ultime 13 (sei senza subire gol), rimangono con i piedi per terra. La risposta standard è che ora si penserà alla Samp, dopo il Bodø, dopo ancora alla Salernitana e via di questo passo. Giusto così e ci auguriamo che vada avanti fino al 25 maggio. E' anche vero, però, che nelle ultime settimane la Roma dello Special One, è sembrata sempre di più a immagine e somiglianza del suo allenatore, cosa che, basta ripercorrere la sua carriera, è sinonimo di vittoria.

Un passo alla volta, però. Accompagnati, come sempre più di sempre, da una tifoseria che per carità non l'avevo mai perduto, ma che in questa stagione sta accompagnando la squadra con un meraviglioso entusiasmo. Ribadendo, partita dopo partita, mai sola mai, certificando una serie di sold-out d'altri tempi e che saranno ribaditi pure nelle prossime partite, verso i cinquantamila contro la Salernitana, i 60mila per la sfida di ritorno contro i norvegesi (e adesso che la capienza è stata portata al cento per cento...), esaurendo sempre in poche ore anche i tagliandi per le gare in trasferta. E' un entusiasmo senza se e senza ma che sembra aver coinvolto anche i giocatori, ristabilendo quel feeling a prescindere che ha sempre contraddistinto i nostri tifosi.

I presupposti per vivere un finale di stagione accompagnati da un sogno, sembrano davvero esserci tutti. La Roma, dopo il trionfo nel derby in cui i giallorossi hanno giocato la miglior partita della stagione, pare si sia finalmente stappata, una difesa più attenta e consapevole, un centrocampo che sa sempre meglio quello che deve fare a prescindere da chi va in campo, un reparto offensivo che segue senza fiatare le orme del suo nuovo leader, quel Tammy Abraham che aveva fatto breccia nel cuore della gente romanista anche prima di quella doppietta nel derby. E poi c'è Mou che, è vero, avrà fatto pure un po' di fatica a trovare la sua Roma migliore, ma che ora sembra essere tornato il grande capo che sa, meglio di chiunque altro, come si fa a vincere.

C'è un altro fattore che può alimentare quell'ottimismo naturale che è di tutto i romanisti. A parte Spinazzola che, peraltro, fanno sapere che entro poco tempo tornerà ad allenarsi con i compagni (quanto è mancato Leonardo, pure a Roberto Mancini), lo Special One ha tutta la rosa a disposizione. Per carità, tocchiamo ferro visti i precedenti, ma il fatto che si possa cominciare ad affrontare questo tour de force di auspicabili 13 partite al ritmo di una ogni quattro giorni, è un elemento che potrà consentire al tecnico portoghese una serie di scelte che sicuramente non aveva all'inizio di questa stagione. Prendete, per esempio, il ruolo di esterno sinistro, quello in cui, prima dell'Europeo vinto dagli azzurri (o no?), il titolare doveva essere Spinazzola. Viña non ha ancora convinto? Nessun problema, Zalewski nel derby ha dato la dimostrazione di poterci stare, così come El Shaarawy, un giocatore, il Faraone, che potrebbe essere determinante per questo finale di stagione. E poi, tanto per fare un altro esempio, c'è il fattore Zaniolo. Prima che vada alla Juventus (o no?), Nicolò può essere la variabile vincente per questa Roma che ha bisogno di trovare un altro terminale offensivo in grado di essere l'alternativa a Tammy nostro. E poi il Capitano Pellegrini, l'armeno, Smalling, Sergio Oliveira e si potrebbe continuare. Per tutto questo è lecito sognare. Pensando, però, ora, soltanto alla Sampdoria.