Dovete sta' zitti quando parlate di Pellegrini. Pure quando, quasi fosse in cerca di una conferma, vi fa vedere le orecchie, marchio di fabbrica di un altro uomo derby come SuperMarco Delvecchio. Dovete sta' zitti anche quando vi rendete conto che quel destro a rientrare su punizione gonfia la rete, come a Cagliari, andando a togliere la ragnatela dall'incrocio dei pali, che meraviglia, terzo gol di un derby da svenire, secondo alla Lazio, il primo lo ricorderete tutti, un altro colpo da Campione, un tacco che a rivederlo pure oggi regala inevitabilmente squassanti brividi d'amore.

Per capire meglio quello che vogliamo dire, allora andate a rivedervi gli occhi di un Capitano c'è solo un Capitano, stavolta seduto in Monte Mario perché maledetto il tempo che passa. Perché gli occhi non mentono mai, parola di Al Pacino in «Scarface». Soprattutto se quegli occhi sono quelli di un signore che di nome fa Francesco e di cognome Totti. Andate a rivedervi quegli occhi: il Dieci in piedi dopo la meraviglia su punizione di Lollo, il sorriso abbozzato ma evidente e poi, appunto, quegli occhi che dicevano tutto, una specie di investitura di un erede che aveva individuato sin da quando aveva detto in un Olimpico inondato di lacrime che non avrebbe più regalato poesia calcistica dopo oltre vent'anni da straordinario protagonista.

Dovete sta' zitti quando puntate il dito su Pellegrini. Ricordatevi di questo meraviglioso derby. Di come, dopo giorni di febbre alta, abbia comunque risposto presente come deve fare un Capitano vero, un Capitano che non sa cosa voglia dire estraniarsi dalla lotta, pronto ad accettare la sfida. Della qualità e ubbidienza tattica messa in campo in una sfida in cui la Roma di Mou ha asfaltato la Lazio di Sarri, dal primo all'ultimo minuto. Della capacità di questo ragazzo di essere protagonista senza mai lasciarsi andare a parole e gesti di presunzione, difetto che certo non gli appartiene. Dell'intelligenza calcistica che, pure quando sbaglia, mette sempre nelle sue giocate perché in testa ha sempre e comunque un calcio importante, mai banale, e si sa, se provi le cose difficili è inevitabile che ci scappi qualche errore in più, i passaggi facili li sanno fare tutti.

Dovete sta' zitti quando parlate di Pellegrini. Soprattutto quando ne mettete in dubbio le sue qualità, quasi fosse un giocatore come tanti, quando invece ha colpi che solo in pochi si possono permettere, figli legittimi di un bagaglio tecnico da grande giocatore e l'età dice che non ha ancora compiuto ventisei anni. Così come quando ne mettete in dubbio le sue doti di leadership, Capitano vero, in grado di mettersi sulle spalle la nostra Roma, innamorato come noi di questi colori, capace di essere leader senza nessun bisogno di gesti appariscenti, ma solo con la capacità di essere un esempio, seguitemi e andiamo vincere, come ieri, tre pippi e tanti saluti ai cugini anche se noi non abbiamo cugini.

E dovete sta' zitti anche quando lo mettete sul banco degli imputati per un ricco contratto firmato a otto mesi dalla scadenza naturale del precedente, roba che molti altri avrebbero atteso chi offre di più piuttosto. No, Lollo, voleva la Roma come la Roma voleva lui, alla fine il brindisi, l'investitura per rappresentare l'identità di questa nuova Roma firmata Mou che di Lollo, se li avesse, ne manderebbe in campo tre.
Il risultato è che il ragazzo con la maglietta numero sette, dopo questo derby che porteremo sulla pelle fin quando avremo capacità di ricordare, è il Capitano giusto per continuare quella tradizione di Capitani romani e romanisti che sono il nostro vanto, perché non è di nessun altro.

Dovete sta' zitti quando parlate di Pellegrini. Nel caso, ricordatevi di questo derby, di quella meravigliosa punizione. A quel punto alzatevi, toglietevi il cappello e applaudite. Ps.: Grazie a Tonino Cagnucci.