Chi crede, si è già messo in fila davanti a un confessionale. Chi ancora non l'ha fatto, si affretti perché il rischio di dover trascorrere qualche ora in attesa è piuttosto alto. Conseguenza di quell'ultimo minuto del primo tempo della sfida di ieri al Friuli. Quando, per tutti quelli seduti davanti al televisore, quelli che giusto per ricordarlo pagano mensilmente il loro abbonamento, è partita la pubblicità. Proprio mentre l'Udinese stava entrando nella area della Roma e noi, come tutti i tifosi giallorossi, ristavamo con le chiappe strette. Niente, invece. Pubblicità. Sarà stata una disattenzione in regia, un dito partito su un pulsante senza volerlo? Può essere. Anche perché dopo pochi secondi in cui in tutta Roma sono stati invocati pure i santi meno gettonati, sono riapparse le immagini. Tutto risolto? Ma per carità. Il dito malandrino è ripartito, quasi fosse condizionato da un raptus inconsulto. Ancora pubblicità. Poi scomparsa, per farci vedere le squadre che stavano rientrando negli spogliatoi con lo stesso risultato che era fissato sul teleschermo prima che il dito malandrino diventasse indesiderato protagonista.

Il messaggio di scuse di Dazn

In un nano secondo tra Whatsapp, messaggi, telefonate, sms, piccioni viaggiatori, si è scatenato il finimondo. Anche perché le carenze oggettive di Dazn, non si sono limitate a quegli abortiti spot pubblicitari mentre la partita era in corso. A chi scrive non è capitato (meno male perché i santi li avevo esauriti), ma abbiamo avuto svariate testimonianze di tifosi romanisti a cui, in più di un'occasione, sempre nel corso della partita, sono scomparse le immagini sostituite da quella maledetta rotellina che, sin dall'inizio, ha accompagnato le telecronache della nuova piattaforma televisiva. In particolare, ci hanno raccontato, la rotellina si è materializzata nel secondo tempo, intorno al venticinquesimo minuto, ed è rimasta lì per circa centottanta secondi.
Ma si può? E' accettabile che un servizio che viene mensilmente pagato dagli abbonati, a quasi otto mesi dal via del campionato, che succeda ancora tutto questo? Si poteva capire, peraltro con fatica e generosità, al via di questa avventura, ma adesso è veramente un autogol (eufemismo) devastante. Chiariamo: noi, credeteci, non abbiamo nulla contro giornalisti, tecnici, operatori, maestranze, lavoratori alle dipendenze di Dazn. Semmai il nostro rincrescimento è nei confronti dei capoccioni che dirigono, scelgono, pagano, soprattutto incassano. Ma non si staranno chiedendo pure loro il perché, dopo aver investito centinaia di milioni di euro, delle brutte figure che stanno mettendo insieme una dopo l'altra con conseguenze che possono essere devastanti per il loro business che è poi l'unica cosa che gli interessa e chissenefrega degli utenti? A parte qualche dichiarazione di scuse all'inizio dell'avventura, l'unica altra volta che si è avuta notizia dei capoccioni è stato, poche settimane fa, l'annuncio che dalla prossima stagione, pagando l'abbonamento, non sarà più possibile utilizzarlo per due utenze. Perché il business è il business e, pure qui, chissenefrega degli utenti che pagano per poi dover fare i conti con disservizi che nell'epoca della tecnologia più esasperata, non sono accettabili per nessuna ragione al mondo. E ci interessano poco le scuse che il team di Dazn ha messo nero su bianco dopo la vergogna di ieri al Friuli.

Detto del generale, passiamo al personale. Cioè ai tifosi della Roma, come noi, come voi. Che pagano come tutti gli altri e certo non sono pochi. In questa stagione la gente romanista aveva dovuto subire anche l'inaccettabile, per una televisione nazionale, del dopo derby d'andata. Quando al fischio finale della gara, si era visto l'opinionista (opinionista?) di Dazn Parolo fare festa con i giocatori biancocelesti che fino a poche settimane prima erano stati suoi compagni di spogliatoio. Ieri, poi, c'è stato un altro dopo partita non proprio esemplare. Davanti ai microfoni di Dazn, si è presentato Pierpaolo Marino, responsabile dell'area tecnica dell'Udinese (grave l'accusa a Marelli, opinionista arbitrale, di commentare assecondando i bacini d'utenza). Dirigente di lungo corso e consolidata esperienza, ma che nonostante appariscenti occhiali color celestino, ha cominciato a dire di non aver visto il fallo di mano che ha portato al rigore (sacrosanto) assegnato alla Roma. Possiamo capire il punto di (s)vista del dirigente, ma che non ci sia stato un giornalista o un opinionista dell'emittente che gli dicesse che il fallo di mano era evidente (basta guardare la reazione del giocatore che alza le mani che in questi casi è sempre una confessione), c'è sembrata una mancanza perlomeno di personalità. Non serviva nessun atto di coraggio per dirlo, perché era la pura verità, niente di più. Ma, citando Manzoni, «uno il coraggio se non ce l'ha, non se lo può dare». A Dazn non ce l'hanno.