Sono passati esattamente 879 giorni, da quell'esordio con gol contro il Sassuolo: Henrikh Mkhitaryan, da poco sbarcato nella Capitale, si presentava ai tifosi romanisti con una grande prestazione, impreziosita dal gol del momentaneo 3-0 (la sfida sarebbe poi finita 4-2) contro i neroverdi, prossimi avversari della Roma. Quel giorno si giocava all'Olimpico, stavolta la sfida andrà in scena invece al Mapei Stadium, ma la squadra emiliana non può non rievocare alla memoria del fantasista armeno quel debutto perfetto. Palla filtrante di Pellegrini dalla trequarti e rasoiata mancina di Henrikh, che fulminava Consigli sotto la Nord e avvicinava Paulo Fonseca alla sua prima vittoria da allenatore della Roma.

Ne è passata di acqua sotto i ponti, da allora, ma Micki continua a essere centrale nella squadra giallorossa; si diceva che i rapporti con Mourinho non fossero ottimi dopo l'esperienza a Manchester, ma i dati parlano chiaro: lo "Special One" si priva di rado dell'ex Shakhtar, e le ragioni sono evidenti. Al netto di un calo di rendimento accusato nella prima parte di questa stagione, Mkhitaryan nel nuovo anno è sempre stato tra i migliori in campo, compresa la sfida di due giorni fa con l'Inter. A maggior ragione da quando, complice l'assenza di Pellegrini, il tecnico portoghese lo ha schierato come trequartista centrale. Le doti nell'ultimo passaggio, la capacità di pressare i portatori di palla avversari (mossa vincente a Empoli, sul regista dei toscani Ricci) e l'intelligenza tattica lo rendono imprescindibile o quasi. La vena realizzativa si è offuscata rispetto alle passate stagioni, ma è anche naturale, se si tiene conto che ha compiuto 33 anni. La tecnica e la sapienza calcistica, però, non invecchiano mai.

Jolly a tutto campo

Quest'anno ha fatto l'ala, la mezzala nel centrocampo a 5 e il trequartista, a dimostrazione della sua duttilità. Domenica, vista l'assenza per squalifica di Zaniolo e le condizioni di Abraham, non è da escludere che Mourinho decida di avanzarlo ulteriormente, schierandolo di punta. Non è un inedito assoluto per Mkhitaryan, che proprio sotto la guida di José, al Manchester United, ha già ricoperto quel ruolo: in più di un'occasione, nel 3-5-2, ha fatto da spalla a Ibrahimovic, agendo come seconda punta; in altre circostanze è stato schierato invece con Martial. Il passo non gli manca di certo, come testimoniano le sue frequenti accelerazioni. Peraltro, in un squadra che nelle ultime uscite ha evidenziato qualche difficoltà ad inquadrare la porta, le sue doti balistiche possono fare comodo. Per non parlare dell'esperienza, fondamentale all'interno di un gruppo nel complesso molto giovane e, in alcuni casi, inesperto. Henrikh, come al solito, è pronto a mettersi a disposizione in qualsiasi zona del campo per dare una mano; e, magari, per ritrovare la via del gol, di recente un po' smarrita.