Cara, vecchia, affascinante, irresistibile coppa Italia. C'è stato un momento in cui ai romanisti era quasi venuta a noia, arrivare in finale sembrava lo scontato epilogo della stagione: tra il 2003 e il 2013 è capitato sette volte, con due sole vittorie e cinque sconfitte in finale. Del resto è capitato spesso alla Roma di arrivare seconda in campionato (ben 14 volte, cifra sproporzionata rispetto all'esiguo numero di scudetti vinti), e allora la Coppa Italia era quasi un contentino. Oggi invece sono passati 14 anni dall'ultimo trofeo alzato, quasi 12 da quella persa in finale proprio contro Mourinho, quasi 9 dalla maledetta serata del 26 maggio. Così succede che per un Roma-Lecce apparentemente anonimo, ottavi di finale di Coppa Italia (stadio Olimpico, calcio d'inizio alle ore 21, diretta in chiaro su Canale 5, cancelli aperti solo per i 5000 abbonati sorteggiati dalla Roma), ci si mobiliti come quando ci si incammina in un viaggio della speranza. Il percorso non è certo semplice. Gli eventuali quarti saranno con l'Inter a Milano (ieri i nerazzurri hanno battuto l'Empoli, a fatica, ma come da pronostico), le eventuali semifinali in un doppio confronto andata e ritorno con la vincente di Milan-Lazio, magari la finale con la Juve o l'Atalanta, chissà. Per una volta, forse, in panchina abbiamo qualcuno che brama questa vittoria persino più di ogni romanista.

Nel 2021 la Roma ha giocato una sola partita in Coppa Italia e, come purtroppo è accaduto qualche volta negli anni più recenti, è una di quelle sere il cui ricordo resterà per sempre come un incubo. Quella sera, un anno fa, la Roma fu eliminata dallo Spezia - esattamente come accadde inopinatamente anche alla Roma di Garcia - prendendo quattro gol, finendo la gara in nove e, soprattutto, dopo aver operato sei sostituzioni. Quindi in ogni caso la Roma avrebbe perso a tavolino. Da quella sera è cominciato il conto alla rovescia per l'addio di Fonseca. Nel 2020, sempre a gennaio, la Roma arrivò ai quarti, dopo aver battuto il Parma a domicilio. Sei giorni dopo, però, il 22 gennaio, i giallorossi si arresero alla Juventus, in uno dei periodici omaggi alla casa bianconera.

Anche l'avversario di stasera non è che scateni ricordi particolarmente divertenti, anzi. Roma-Lecce resta un'espressione che solo a nominarla evoca disastri, per quello scudetto buttato nel 1986, perdendo in casa con i salentini retrocessi proprio al culmine di un'esaltante rimonta nei confronti, guarda un po', della Juventus. L'ultimo confronto con il Lecce in Serie A è datato invece 2019-2020, sulla panchina della Roma c'era Fonseca, su quella del Lecce Liverani. 0-1 all'andata, in un caldissimo pomeriggio del settembre del 2019, 4-0 al ritorno in una freddissima serata di febbraio che poi fu anche l'ultima partita a Roma con il pubblico prima del lockdown che paralizzò l'Italia. Spuntò invece in un altro Roma-Lecce, nel 2012, uno striscione in curva sud che ancora oggi rappresenta una delle più belle manifestazioni di fiducia mai concessi da una tifoseria alla propria squadra ed era inevitabile che venisse mostrato nella curva del "Ti amo": "Mai schiavi del risultato". Allora si voleva dare ancora fiducia a Luis Enrique, l'uomo che stava portando avanti un progetto nel quale confidavano tutti. Oggi sulla panchina della Roma ce n'è un altro di signore con una filosofia un po' diversa, ed è a lui che oggi i tifosi della Roma si stringono fiduciosi. La Coppa Italia resta uno dei due obiettivi possibili per alzare un trofeo quest'anno, il cammino comincia stasera, non bisogna sbagliare niente. Di fronte peraltro c'è un Lecce che vale probabilmente come le squadre che stanno faticando nei gradini più bassi della serie A. La squadra dell'ex Baroni è seriamente candidata alla promozione ed è forse la squadra che gioca meglio in serie B. Non sarà una passeggiata. Ma questo, ogni tifoso della Roma, già lo sa.