La partita col Milan, pur con qualche sbavatura che non è stata troppo evidenziata perché non è costata gol (quello di Piatek ha a che fare con altre distrazioni), ha segnato se non un punto di svolta - non ci caschiamo più, non fino a contrarissime e ripetute prove - almeno un segnale di inversione di tendenza tattica. E se la semplice visione della partita poteva aver dato magari solamente un'impressione, le parole di Di Francesco di ieri invece rappresentano una autorevole conferma, quanto meno delle buone intenzioni: ora a Trigoria si prende seriamente in considerazione l'idea che questa squadra abbia bisogno prima di tutto di saper difendere bene. Che, attenzione, non significa l'abiura di una mentalità offensiva che invece è meritoria e va sempre sostenuta, ma semplicemente la correzione di quello che a oggi ha rappresentato il più grosso difetto della squadra di Di Francesco: l'idea che qualsiasi squadra si possa attaccare con lo stesso impeto in qualsiasi momento della partita, che ci si trovi sul 3-0 a Bergamo, sul 2-0 a Cagliari o col Chievo (all'andata, quando in qualche modo cominciarono i guai di questa stagione), o col Barcellona. E invece no, non è così, e allora bisogna essere attenti, se non cauti, almeno se non si hanno in squadra i migliori giocatori del mondo in ogni ruolo.

In apertura di conferenza ieri il tecnico è stato chiaro: «Se difenderemo come col Milan, con queste squadre (parlava del Chievo, ndr) possiamo portare a casa il risultato pieno». Perché invece la Roma con le ultime sette squadre della classifica ha lasciato sin qui tredici punti per strada. E visto che non è in discussione il fatto che la squadra giallorossa sia più forte delle ultime sette della serie A, né che ognuna delle partite poi non vinte abbia dato nel suo svolgimento l'opportunità alla Roma invece di farla propria, verrebbe da pensare che con quei punti in più la classifica sarebbe assai diversa (a 48, in scia del Napoli) e forse non sarebbe arrivato neanche il tremendo rovescio di Firenze. Perché se la Roma quelle partite le ha perse o comunque non le ha vinte è perché ha attaccato male, si è esposta troppo, non ha saputo cautelarsi nelle transizioni e ha lasciato che gli spifferi della fase difensiva diventassero tornadi. La Roma quest'anno non ha mai vinto due partite di seguito come ha fatto la Lazio in questi giorni con Frosinone e Empoli. Ma questo quando non si è al cento per cento può diventare un pregio.

E allora non è certo il momento per invitare Di Francesco a chiudersi in difesa e a giocare in contropiede, ma di assecondare il suo tentativo di risalire la china stavolta lasciandosi trascinare da una buona difesa, più che dall'attacco. Senza Manolas e De Rossi, da Verona arriverà una bella risposta.