Ormai le direzioni arbitrali (largamente) insufficienti con la Roma non fanno neanche più notizia. Da settembre a oggi si è assistito a una sequela tale di errori e orrori, che qualcuno sembra averci fatto il callo: si minimizza, si sottolinea come l'errore faccia parte del gioco, si tende a giustificare il duro compito dei direttori di gara. Un copione ben noto a tutti i tifosi romanisti, che giovedì a San Siro sono stati costretti ad assistere all'ennesimo scempio, perpetrato stavolta dalla coppia Chiffi (arbitro)-Aureliano (VAR); il primo è diventato internazionale dal 1° gennaio, il secondo è stato nominato Video Match Official (ufficiale di gara preposto al VAR) della FIFA dallo stesso giorno. Al Milan concessi due rigori che non ci sono, con la tecnologia lesta a intervenire; gli episodi a favore dei giallorossi, invece, neanche vengono rivisti al monitor. Non che il contatto Tonali-Zaniolo avesse bisogno di replay per essere sanzionato, dato che il centrocampista rossonero ha tentato di spogliare Nicolò in area milanista. I rossi per doppia ammonizione di Karsdorp e Mancini, tra l'altro, fanno della Roma la squadra con più espulsioni (5) nei cinque principali campionati europei, assieme a Udinese e Fiorentina. Chiffi non è stato designato per le gare del weekend. Aureliano era arbitro in Venezia-Roma, altra gara in cui gli uomini di Mou si sono visti fischiare contro un calcio di rigore fantasioso: si era in vantaggio per 2-1, ma il pari veneto ha stravolto gli equilibri della partita e alla fine è arrivata una sconfitta. Il fischietto bolognese, di recente "promosso" al ruolo di Video Match Official, da quel 7 novembre non ha più arbitrato una partita di Serie A, ma forse le ragioni vanno ricercate nel nuovo ruolo assegnatogli.

Gli episodi

Andiamo con ordine, ripartendo dal 23 settembre: in Roma-Udinese Rapuano, al primo incrocio con i giallorossi, espelle Pellegrini dopo un normale contrasto aereo, sostenendo che il Capitano abbia rifilato una gomitata all'avversario; Lorenzo è costretto a saltare il derby. Derby in cui Guida in campo e Irrati al Var ne combianano di tutti i colori: un evidente fallo di Hysaj su Zaniolo in area laziale non viene sanzionato, e sul capovolgimento di fronte i biancocelesti firmano il raddoppio; nel secondo tempo Lucas Leiva viene graziato dal secondo giallo, che avrebbe lasciato in dieci gli uomini di Sarri.
Il 17 ottobre a Torino con la Juve succede di tutto: il gol di Kean non viene annullato, nonostante l'azione parta da un fallo di mano volontario di Cuadrado; Abraham pareggia, ma Orsato annulla e concede il rigore alla Roma (poi fallito da Veretout, ma calciato con Chiellini che è ampiamente all'interno dell'area, e quindi da ripetere). A ridosso dell'inizio del secondo tempo, il fischietto spiega a Cristante che «il vantaggio su rigore non si dà mai», eppure il regolamento ufficiale lo smentisce, sostenendo l'esatto contrario. Ciò nonostante, Rocchi non ritiene di dover fermare Orsato. Viene fermato invece Maresca di Napoli dopo Roma-Milan: ai rossoneri viene assegnato un rigore che non c'è (contrato Ibañez-Ibra, con il brasiliano che non colpisce né la palla, né tantomeno lo svedese), ma nel finale c'è un evidente calcio di Kjaer su Pellegrini in area rossonera; tutto ok, secondo il direttore di gara e gli assistenti. Mou a fine gara dice «non parlo, altrimenti mi squalificano»; Maresca non viene designato per il turno successivo, mentre in quello seguente viene mandato a fare il Var in Spal-Alessandria di Serie B. Il 1° dicembre, a Bologna, Pairetto ammonisce Abraham, diffidato, per un presunto colpo al volto di Svanberg, quando in realtà è il rossoblù a commettere fallo di ostruzione sull'inglese: Tammy, che era diffidato, viene squalificato per Roma-Inter, in programma tre giorni dopo. Nel turno seguente, il fischietto di Nichelino viene mandato a dirigere il derby lombardo di Serie B tra Brescia e Monza.
Domenica, contro la Juventus, arbitrerà Massa di Imperia, con Carbone e Peretti come assistenti, Giua quarto uomo, Di Paolo al VAR e De Meo all'AVAR. La speranza è che, una volta tanto, all'indomani si possa parlare soltanto della partita, e non degli episodi arbitrali.