Hanno segnato, ognuno nel proprio campo, il calcio dell'inizio del XXI secolo e continuano a farlo, José Mourinho e Zlatan Ibrahimovic. E qui non si tratta solo di schemi, moduli, gol da cineteca e trofei in bacheca: l'impatto dello "Special One" e dello svedese è anche verbale e gestuale. Guasconi, capaci di catalizzare su di loro tutte le attenzioni, pronti a pungere con le parole quando ce n'è bisogno, affamati di gloria e di trionfi, mai banali, nemmeno quando il bon-ton e il piattume banale del mondo pallonaro lo richiederebbero. A loro non piacciono le frasi di circostanza: Mou e Zlatan, se pensano di essere i migliori, te lo dicono in faccia, magari accompagnando il tutto con un sorrisetto malizioso. Difficile dire quanto ci sia di costruito nei rispettivi personaggi; di certo sono campioni di carisma, non solo di coppe. Ad accendere la sfida di oggi tra Milan e Roma c'è anche il confronto a distanza tra i due, che spesso e volentieri hanno incrociato le loro strade; quando lo hanno fatto, la bacheca ne ha giovato, sia a Milano sia a Manchester.

Dopo la gara d'andata all'Olimpico, i due si ritrovano proprio a San Siro, teatro della loro prima avventura insieme. Era il 2008 e Massimo Moratti, spinto dalla volontà di vincere la Champions League, ingaggiò il tecnico portoghese; di quell'Inter Ibra era il faro offensivo (sarà capocannoniere della Serie A 2008-09 con 25 gol) e José sapeva come valorizzarlo. Pronti, via: arrivò subito la Supercoppa italiana, vinta ai rigori proprio contro la Roma, all'epoca allenata da Spalletti. In campionato i nerazzurri fecero ben presto il vuoto alle loro spalle, andando a conquistare il diciassettesimo Scudetto alla terzultima giornata. In estate però si consuma il divorzio: Ibra accetta le lusinghe del Barcellona e dice «vado via per vincere la Champions»; José replica con prontezza: «Magari la vinciamo noi...». Andò proprio così, con Mou che esultò al Camp Nou sotto gli occhi dello svedese dopo la doppia semifinale in cui l'Inter ebbe la meglio. Nel 2016, appena approdato al Manchester United, Mou convinse Zlatan a riformare la coppia. Lo svedese accettò e nella bacheca dei Red Devils entrarono un Community Shield, una Coppa di Lega (entrambe decise dai gol di Ibrahimovic) e l'Europa League. Quest'ultima arrivò in finale con l'Ajax, ma senza il grande ex, fermato dalla rottura al crociato. Segnarono Mkhitaryan e Pogba; in campo, anche Smalling. Quindi un altra separazione, con lo svedese che decise di andare oltreoceano, ai Los Angeles Galaxy, nel marzo 2018. Stasera si ritroveranno di fronte da avversari, come già capitato tante volte in passato. Si saluteranno con affetto, presumibilmente, ma poi torneranno a pensare all'unica cosa che interessa loro: vincere. L'auspicio è che a prevalere sia Mou, proprio come nel 2010: lo aveva persino avvisato.