Quando sei un animo nobile non necessiti di qualcosa di eclatante. Daniele De Rossi non ha bisogno di dimostrarlo. Lo è. E lo conferma nei momenti in cui tutto va male e gli altri si mischiano o si nascondono. Lui no. Lui trova la voglia e il tempo, dopo la doppia batosta dell'eliminazione e del suo addio alla Nazionale, di salire sul pullman degli svedesi e porgere le scuse per i fischi all'inno. Mica erano partiti dalla sua bocca. Ma la richiesta di perdono a chi avrebbe potuto legittimamente offendersi, sì.

A rivelarlo è un giornalista dell'Expressen: «Lustig ci ha raccontato che De Rossi è salito sul bus dopo la partita di San Siro. Ha chiesto scusa per i fischi e ha fatto gli auguri a tutti i giocatori per la qualificazione mondiale. Grandissimo uomo». Parole che trovano conferma anche nelle dichiarazioni di altri due giocatori: Granqvist, «Grande rispetto per Daniele. Lo abbiamo ringraziato»; e Jansson: «Uno dei momenti più belli della mia carriera. Altro gesto strepitoso di Daniele: sul pullman avversario a fine gara davvero un gentiluomo. Si è comportato da vero capitano». Non bastava il gesto in panchina, con la squadra anteposta a se stesso, apprezzato anche dal ct tedesco Loew: «Ho letto che De Rossi ha rifiutato di scendere in campo perché serviva una punta. Per me è sintomo di grandezza». Non bastava il dopo partita, con le parole migliori pronunciate nei tre giorni peggiori del calcio italiano. Daniele ha rappresentato una volta ancora il lato più bello di un'Italia altrimenti uscita a pezzi. Mostrando non solo i muscoli da Capitano. Ma il cuore. «Guardalo nella notte che viene, quanto sangue ha nelle vene».