Caro 2022, vengo subito al dunque: cerca di non fare come i colleghi che ti hanno preceduto negli ultimi ventiquattro mesi. Non se ne può più, penso ti sarà chiaro, di continuare a convivere con il Mostro e, per questo, mi auguro (e te lo auguro) che tu possa segnare un punto di svolta. Definitivo. È arrivato il momento, anzi l'anno di riprendere a vivere, non più di vivacchiare tra ansie e paure di ogni tipo. E tu, caro 2022, non puoi tirarti indietro. Che tu sia il simbolo della Rinascita, ecco il mio augurio. E vedrai che tutti, in ogni parte del mondo, te ne saranno grati. Parlando della nostra Roma, caro 2022, sarebbe bello se tu restassi a fondo perduto nelle menti di chi ha una Lupa tatuata sul cuore come l'anno del ritorno al futuro. Cioè, del ritorno a un successo che manca addirittura dai tempi del tuo collega 2008. In fondo, non ti chiedo la Luna. E neppure lo scudetto, stai tranquillo. Mi accontenterei di una coppa, che parli italiano o europeo. Non storcerei il naso di fronte all'una o all'altra, tanto è grande la mia voglia di recuperare gli antichi sorrisi. Ti sembra un compito complicato, un impegno troppo gravoso? No, dai. Se ti ci metti, puoi riuscirci.

Certo, la Roma deve darti una mano, una bella mano, ma per questo pare che si stanno attrezzando a dovere per non lasciarti da solo. Se a Trigoria uniranno la forza tecnica a quella mentale tutto potrebbe essere più facile. Di certo, caro 2022, sarebbe molto triste se tra dodici mesi, cioè quando ci saluterai, ci ritrovassimo qui ancora a bocca asciutta... Dammi una speranza, se non puoi darmi una certezza. E assicurami che José Mourinho, con il passare del tempo, riuscirà a capire meglio Roma e la Roma. Per me, ha già capito tanto, se non (quasi) tutto. Ma da queste parti non si finisce mai di imparare, specie a riconoscere coloro che fanno finta di essere dalla tua parte, di esserti alleati. Il rumore degli amici è ancora troppo debole per cancellare quello di nemici, maneggioni, opportunisti e scappati di casa. Roma, te ne accorgerai presto caro 2022, si è trasformata in una città talmente strana, storta, ambigua, al punto che i suoi difetti sono diventati normalità. E questo, se me lo consenti, non è normale. E non potrà esserlo neppure negli anni a venire. Ti saluto dandoti il benvenuto, caro 2022. Hai dodici mesi di tempo per non deludermi, e vedi di non sprecare le occasioni che, giorno dopo giorno, ti si presenteranno per farti rimpiangere; vedi di non farti ricordare come un anno qualsiasi, come uno dei tanti passati da queste parti senza lasciare una (bella) traccia. Non te le meriteresti. E non ce lo meriteremmo neppure noi. Come si dice? Buon anno. Buon te, allora. Daje.