Si chiamano community bookperché sono dedicati a una comunità, geografica ma anche trasversale. Come la tifoseria della Roma, che la casa editrice Typimedia ha deciso di raccontare nel libro "Romanisti in 100 personaggi (+ 1)", presentato ieri al Roma Club Montemario. L'uno è Lorenzo Pellegrini, il più giovane e per questo, fatalmente, quello ancora meno raccontato dei tre romani e romanisti che giocano nella Roma: tra gli altri 100 però ci sono, oltre a tanti vip come Giovanni Malagò, Enrico Vanzina e Claudia Gerini, le storie di persone comuni. O meglio, storie non comuni di persone meno note. Come Balazs "Biagio" Miseje, che viene da Budapest in aereo, solo per vedere i giallorossi all'Olimpico, o Fabrizio Rossi, che nella Roma sperava di giocare, ma si è dovuto accontentare di fare quattro anni nelle giovanili, tra i ricordi più belli della sua vita. Ci sono giornalisti, sportivi e non, dal nostro direttore Tonino Cagnucci a quello di Limes Lucio Caracciolo, fino a uno che ha raccontato decenni di Roma come Gianfranco Giubilo, tifosi sempre in prima linea, come Antonio Bongi, uno di quelli che ha fondato il Commando, o il presidente dell'Unione Tifosi Romanisti, Fabrizio Grassetti, imprenditori e professori universitari, e protagonisti negli altri sport, dal driver di Varenne Giampaolo Minnucci fino a Giancarlo Fisichella, e alla giovanissima campionessa di nuoto Simona Quadarella, vent'anni e già tre medaglie d'oro agli Europei.

E ci sono due pezzi di storia della Roma come Giacomo Losi, intervistato, come tutti gli altri, da Adriano Stabile, curatore del libro, e Francesco Totti, che invece ha firmato una divertente prefazione sui rituali che permettono ai romanisti di riconoscersi tra loro. «Le storie divertenti sono tante - racconta Adriano Stabile - c'è una ragazza romana che vive a Foligno, Ambra Fraschetti, che non era mai stata battezzata. E fece voto di farlo, poco prima dello scudetto della Lazio, se fosse toccato alla Roma. E si è battezzata che aveva 18 o 20 anni, mischiando il sacro o il profano. O il sacro e il sacro, diciamo...».

Come nasce

«Noi è un po' che lavoriamo sui community book - spiega Luigi Carletti, presidente di Typimedia - è un lavoro figlio un po' dei tempi che stiamo vivendo, perché c'è voglia di riappropriarsi delle radici, dell'identità, di riaffermare determinati valori. Abbiamo iniziato con i quartieri, partendo da Prati e Trieste-Salario), e i risultati sono stati molto buoni. Mettiamo insieme 100+1 personaggi ma quei cento non hanno nessuna pretesa di rappresentare tutto e tutti: fanno parte di un universo che potrebbe averne altri cento e altri cento ancora. È un microcosmo con tutta la sua identità. Personaggi estremamente vari, accanto al vip trovi la persona comune, con una storia tutta sua.

Partendo dal presupposto che ogni persona è a suo modo anche un personaggio, è un mondo e ha una storia da raccontare. E l'idea di partire da romanisti (e laziali: è uscito un prodotto analogo anche su di loro, ndr) è dovuta al fatto che noi siamo a Roma, e nella redazione di Typimedia ci dividiamo abbastanza equamente tra romanisti e laziali, a parte l'amministratore delegato che è tifoso del Frosinone. L'idea però è di far diventare la collana nazionale, un po' come stiamo facendo con le altre nostre serie, magari lavorando laddove c'è una squadra sola, penso a Napoli, Bologna, Firenze. Sfottò tra Roma e Lazio ci sono, ma è un libro che parla alla parte più tranquilla e forse anche più "eterna" del tifo, abbiamo evitato qualsiasi punta radicale. Non giochiamo sul dualismo e sul derby, anche se poi dove c'è un'eterna avversaria questa rivalità è un espediente narrativo. Nelle nostre interviste, soprattutto nella parte Lazio si sente moltissimo questa rivalità, torna continuamente». Forse anche perché siamo il loro chiodo fisso.