C'è una connessione, come ama chiamarla José Mourinho, molto speciale in questa stagione tra la Roma e i suoi tifosi. Sarà lo Special One, la nuova linfa di una proprietà che passo dopo passo, con i suoi tempi, sta rinnovando il club. Sarà per via della riapertura che ci ha visti dall'estate scorsa tornare a una quasi normalità e forse anche adesso la paura di nuove restrizioni, sarà per via di una policy di prezzi vicina alle esigenze dei tifosi e dei loro portafogli, di una serie di iniziative sempre più all'avanguardia in questo senso, basti pensare al fatto che è stata la prima società in Italia a riaprire la campagna abbonamenti dopo il Covid. Sarà soprattutto perché la Roma è davvero magica. Lo è per i suoi tifosi che non la lasciano mai sola e che in questa stagione hanno esaurito praticamente sempre (per quanto possibile per legge) lo Stadio Olimpico e i settori ospiti di mezza Italia. Con qualunque meteo, qualunque giorno della settimana, prima e dopo qualunque risultato. Contro qualsiasi avversario, di cartello e non: restano negli occhi certo i colpi d'occhio dell'Olimpico contro le grandi. Facile, si potrebbe dire, ma non da meno è stato l'impatto dei tifosi in Conference League, per una conquista di un primo posto di un girone di una coppa nuova (e da troppi "snobbata") con avversari talvolta improbabili e con piccole stelle senza cielo. Snobbare la Roma, però, per i suoi sostenitori mai. C'è un'immagine che riassume bene questa connessione ed è il lancio "a bouquet" della maglia ai tifosi da parte di Gianluca Mancini a Bergamo. Uno che se l'è messa la mano sul cuore e sulla coscienza, tanto che Mou l'ha individuato come uno dei leader di questo spogliatoio. E c'è un'altra immagine che simboleggia questa connessione: quella di José e Gianluca, allenatore e capitano, che si guardano con gli occhi spiritati a Bergamo, dopo averlo fatto già col Sassuolo, per il sentore di una "svolta".
L'importanza di crederci nasce proprio dai tifosi, mai davvero lontani dalla squadra, neanche quando forse anche il più fedele si era un po' "stranito" (leggasi Bodø e Inter). Mai in cinque-sei mila, insomma. Sempre sopra i quarantamila da quando si può. Sempre connessi, ma non a internet o a un social network qualunque: alla e con la squadra. E quel richiamo all'empatia, di cui sentiamo parlare da luglio scorso, cioè dall'arrivo di Mourinho nella Capitale, ha già superato la prima, la seconda e la terza dose: una media di 38 mila spettatori a partita da inizio stagione (incluso quindi il periodo con la capienza al 50% prima di Roma-Napoli), in proporzione rispetto alla capienza dello stadio la più alta della Serie A. Le milanesi sono sopra, ma con uno stadio più grande. Quasi 52 mila spettatori come massimo in una gara (quella contro l'Inter), con un dato impressionante riguardante l'occupazione dei seggiolini disponibili rispetto alle varie limitazioni che di media ha portato a riempire il 91% dello stadio (statistica che cresce ulteriormente se riferita ai soli posti disponibili per i romanisti, con l'esclusione quindi dei settori adibiti alle tifoserie ospiti: 97%).
Praticamente l'Olimpico ha fatto registrare quasi sempre il tutto esaurito. Tecnicamente sono stati sei i sold out: con Cska Sofia, Udinese e Empoli nel periodo dell'impianto al 50% e con Napoli, Milan e Inter (dati in tabella a pagina 3). Contro l'Empoli e la Samp, domani, è stato aperto anche il settore ospiti ai tifosi romanisti: l'Olimpico domani supererà quota 48mila per l'ultimo abbraccio del 2021. E il 2022 farà registrare il pienone con Milan e Juve nelle prime due partite dell'anno, con i romanisti che però già pensano anche alle gare del pack di prezzi popolari (a partire da 20 euro), cioè il Cagliari del 16 gennaio, il Genoa e il Verona del 6 e 22 febbraio rispettivamente: il pacchetto ha già superato quota 10mila biglietti venduti. In trasferta, poi, senza contare che molti romani si possono trovare anche sparsi negli altri settori dello stadio e stando solo ai dati dei settori ospiti, il supporto non è mai stato da meno, con i tagliandi sold out a Torino per la gara con la Juve, Venezia (dove fu aperto addirittura un altro settore del Penzo), Cagliari e Genova, sponda rossoblù, per non parlare dei 400 eroi di Bodø e i 1.400 dell'impresa di Bergamo. Più connessi di così non ce n'è.