Esiste qualcosa di peggiore di un 7-1 a Firenze in una fredda e piovosa serata di fine gennaio. Ci sono umiliazioni addirittura superiori al sentirsi urlare dalla curva di casa un mai banale "che ci siete venuti a fa". Sono venuti per la Roma, per quel senso d'appartenenza che troppo spesso viene frainteso e utilizzato a sproposito come termine di paragone. Come una stazione Termini deserta in una notte sbagliata, per gente speciale come i 2.350 romanisti del Franchi, gli innamorati fradici e insieme a loro tutti quelli che, dopo la partita, hanno cercato risposte negli angoli più remoti della mente. Un ambiente come pochi, finito spesse volte tra lingua e denti per giustificare errori che dovrebbe lasciare il passo alla realtà.

Mercoledì la Roma è entrata da due piccoli ingressi, dopo essersi messa in disordinata fila schiacciata tra cancelli pericolanti. Sotto una pioggia battente, in barba ad ogni concetto di sicurezza, ammassata come gregge tra gli sguardi increduli di chi non riusciva a capacitarsi di questa ignominia. Un percorso da sardine in scatola prima di trovarsi al cospetto di due pre-filtraggi (uno ogni mille e più persone) larghi non più di 40 centimetri. Alcuni sono entrati in ritardo rispetto al fischio iniziale, ma possiamo scusarli. In anticipo sull'amore ma ritardatari a causa dello zelo di chi la sicurezza dovrebbe garantirla e non metterla a repentaglio. Superati con fatica i tornelli e posizionate le pezze su vetrate umide, la Roma ha finalmente preso posto - in piedi all'inferno verrebbe da dire - per stringersi su sé stessa come quando ci si abbraccia da soli portando le mani sulle braccia opposte.

È entrata nel settore e lì è rimasta, cantando più forte tanto dopo il quinto gol, quanto dopo aver assistito a reazioni isteriche, espulsioni e le immagini di un undici arrendevole. Ha fatto rientro a casa, chi in treno chi sfidando pioggia e neve e l'oscurità di una Autostrada senza Sole, ascoltando dichiarazioni discutibili. Una notte sbagliata, quella di un formaggino senza buchi almeno fino all'addio agli spalti da parte di alcuni dopo la sesta rete subita, culminata con due passi della squadra verso il settore. Due passi, sosta sulla trequarti campo e tutti negli spogliatoi. Bisogna fare chiarezza: nessuno è venuto realmente a scusarsi, se mai fosse un gesto doveroso. Nessuno se non uno che, ricevuti dei cori di contestazione che fanno il pari con una risposta maleducata in quel di Termini il giorno precedente, si è avvicinato per sciorinare un lungo e ironico applauso verso i tifosi rei del diritto alla critica. Esiste qualcosa di peggiore di un 7-1 storico nella sua bruttezza, lo sono stati i controlli ben oltre l'indecenza, con uomini, donne e bambini ammassati e zuppi, arrabbiati ma nonostante tutto innamorati. Oggi più di ieri. Perché in loro arde una passione che neanche la pioggia ha saputo spegnere e se son giorni della merla poco importa. Esiste una Coppa Italia che snobbata è dir poco, ed è doloroso. Bisogna essere romanisti soprattutto quando si perde, ma c'è modo e modo di farlo. Qualcuno avrebbe dovuto ascoltare il canto scoordinato ma incessante del settore ospiti dell'Artemio Franchi di Firenze, per capire che a quelle persone si possono negare trofei, bacheche stracolme e vittorie roboanti.

Ma nessuno potrà togliergli domande senza risposte, sguardi persi e sofferenza. Chi può, faccia. Per il bene della Roma. Quella Roma che ieri è entrata da un tornello e, fino al 6-1, ha alzato gli occhi al cielo per sfidare la pioggia a colpi di voce. Quei romanisti e con loro le tante mamme che sono rimaste sveglie, perché neanche loro riuscivano a prender sonno. Svegliatevi, domenica c'è un Milan da affrontare. Giocate per qualcosa ma non ditelo ai romanisti, loro saranno lì per un solo motivo. Anzi due: per la Roma e per abbracciare Antonio.
Testa al Milan, senza dimenticare Firenze. Sono ancora a disposizione i tagliandi per tutti i settori dell'Olimpico, con le sole eccezioni di Curva Sud Centrale e Laterale. Sono poco meno di 40mila al momento, tra abbonati e paganti, i romanisti certi di popolare gli spalti. In via di esaurimento i Distinti Sud che, in caso di sold-out, permetterebbero l'apertura dei Distinti Nord. Biglietti che, infine, saranno a disposizione entro un'ora dal fischio d'inizio.