Anche la difesa d'ufficio non basta più, quando i gol incassati alla ventunesima giornata hanno già superato quelli di tutto lo scorso campionato. Ventinove a ventotto è il risultato (impietoso) del confronto. In pochi mesi tutto sembra stravolto. Eppure la guida tecnica è la stessa dell'ultima stagione - quando proprio l'esiguo numero di reti subite è stato uno dei punti di forza - e lo stesso reparto arretrato è quello meno intaccato dalle scelte in campagna acquisti. Fermo restando che le responsabilità non possono essere ascrivibili unicamente alla linea difensiva, ma appartengono a tutti. Ventinove gol dopo ventuno partite sono un'enormità, rispetto alle altre squadre come ai recenti precedenti della stessa Roma. La parte sinistra dell'attuale classifica attesta che delle prime dieci soltanto l'Atalanta ha subito più dei giallorossi (trenta reti). A distanza siderale le prime tre: la Juventus ha blindato o quasi la porta, incassando appena dodici gol; il Napoli ne ha presi diciotto; l'Inter quindici. Perfino il Milan, a un solo punto di distanza, vanta nove dispiaceri in meno (venti) rispetto al gruppo difranceschiano.

Anche guardando esclusivamente in casa propria, i confronti sono poco lusinghieri. Negli ultimi dieci anni, soltanto una volta la Roma ha messo insieme numeri peggiori sul versante difensivo. Nessuna sorpresa dietro l'angolo: è stato quello allenato da Zeman il gruppo più perforato dell'ultimo decennio, allo stesso punto del campionato. Ben 35 le reti incassate nelle prime ventuno gare della scellerata stagione 2012/2013,un numero talmente elevato da costare la panchina due giornate dopo (con altri sette gol sul groppone da parte di Bologna e Cagliari, non certo due corazzate) al recidivo boemo. Alla fine fu raggiunto un anonimo sesto posto. Per ritrovare un altro passivo peggiore dell'attuale, bisogna risalire all'annus horribilis 2004/2005, quello dei cinque allenatori e di una salvezza conquistata sul filo di lana: all'epoca furono 32 le volte in cui i portieri romanisti raccolsero la palla in fondo al sacco.

La tabella con i dati degli ultimi 10 anni

Nel resto del periodo preso in esame, mai è stata raggiunta la cifra attuale. Nel 2009/2010, nonostante l'avvicendamento in panchina fra Spalletti e Ranieri dopo sole due giornate (nelle quali la Roma incassò sei reti), il conteggio segnava 25 a questo punto della stagione. La stagione terminò con un secondo posto denso di rimpianti alle spalle dell'Inter del triplete. L'anno successivo il tecnico di San Saba non centrò risultati dello stesso livello, ma l'andamento difensivo rimase più o meno simile, con 24 reti subite e un sesto posto finale condiviso con la gestione Montella, che lo sostituì in corso. Nel primo anno di proprietà americana, con Luis Enrique in panchina e una squadra completamente rinnovata, il passivo arrivò a 26.

Detto del poco allettante record zemaniano, fu il primo Rudi Garcia a invertire la tendenza, puntando tutto sul granito davanti alla porta: appena undici i gol segnati alla Roma, anche grazie al superlativo inizio fatto di dieci vittorie consecutive (tuttora record assoluto per la Serie A) e un solo gol alle spalle durante la serie. Poco distante dal punto di vista meramente numerico la seconda stagione del francese: sedici reti e nuovamente secondo posto finale, anche se molto meno entusiasmante come percorso. L'annata in coabitazione con Spalletti (che però subentrò solo a fine girone d'andata) innalzò il passivo a 24. Quella a guida esclusiva del toscano lo riportò a 18. Fino ai sorprendenti 16 gol subiti dalla prima Roma difranceschiana, per effetto anche dei nove clean sheet. Numeri lontanissimi dagli attuali: nel campionato in corso solo quattro volte la porta giallorossa è rimasta inviolata. La più diretta conseguenza porta a quel brutto 29 nella casella reti incassate. Mai come ora la parola va alla difesa, nella speranza che inverta il trend.