Ha dato tutto se stesso per la Roma. Nella maglia della Roma ha messo tutto se stesso. E se è vero che le maglie ci parlano sia di ciò che hanno trattenuto dentro di loro, sia di ciò che hanno lasciato passare, trasmettendolo a chi le ha amate, Francesco Rocca ha ancora una volta dato tutto se stesso alla Roma. Pochi giorni fa, infatti, il terzino sinistro più forte della nostra storia ha consegnato alla Società la sua maglia.

"La", non "una". Si tratta della maglia numero 3 indossata in occasione di Roma-Cesena, seconda giornata del campionato 1976-77, il 10 ottobre 1976. Pochi giorni dopo al Tre Fontane iniziarono i guai che lo portarono a smettere col calcio. Ufficialmente nel 1981, ma al termine di un lungo calvario di operazioni e false speranze, per cui si può tranquillamente dire che è proprio quella la maglia indossata nell'ultimo giorno in cui Rocca fu Kawasaki.

Lui stesso, quando fu eletto nella Hall of Fame, quasi con pudore si disse stupito del riconoscimento che gli avevano attribuito i tifosi «perché in fondo ho giocato solo due anni». Non è così (anche il periodo prima dell'infortunio in realtà è più lungo), ma non fa niente. Fossero state anche solo due ore, sarebbero state sufficienti a farlo entrare nel cuore di tutti noi.

90' da applausi

Furono veramente quasi due ore da Kawasaki, quei 90 minuti del 10 ottobre 1976 contro il Cesena. Non aveva digerito le critiche subite dopo Genoa-Roma, che finì 2-2 e che tutti ricordano per il primo gol di Pruzzo in Serie A, ma che lui invece ricorda soprattutto per la prestazione di Damiani. Non riuscì a marcarlo bene perché stava già male e così scese in campo con una voglia incredibile di dimostrare il suo valore. Ci riuscì, la Roma vinse e lui fu il migliore in campo. In tribuna c'era anche Vujaidin Boskov, che all'epoca lavorava in Olanda (al Feyenoord), la casa del calcio totale di cui Rocca era uno dei pochi non olandesi ad avere le chiavi. «È il più bravo», disse il futuro allenatore della Roma. La sua media voto, confrontando tutti i quotidiani del giorno dopo, è la più alta. Sì, in quella partita, in quella maglia, aveva messo tutto se stesso.

Nessuno gli diede un voto sotto al sette. Là dove, proprio sotto al "sette", finì il tiro di De Sisti che diede il 2-0 alla Roma (l'1-0 fu di Musiello). Anche "Picchio" fa parte dei giocatori con cui la Roma sta lavorando nel percorso di recupero della propria memoria storica e di quella di chi ha onorato la sua maglia. Atleti e loro discendenti di ogni epoca, da Fasanelli a Venturi, dal già citato De Sisti ai parenti di Guaita e Di Pasquale scovati in Argentina, e soltanto per citarne alcuni.

Un giorno tutto questo sarà patrimonio della grande collettività romanista che ogni maglia, di ogni epoca, rappresenta. Quella indossata da Francesco Rocca nell'ultimo giorno in cui fu Kawasaki, però, è speciale. Era l'esordio stagionale, perché nelle partite di Coppa Italia (dove peraltro Rocca andò in gol, sia col Rimini – il portiere era Tancredi – sia col Brescia) la squadra indossò la maglia dell'anno precedente e a Genova scese in campo con la divisa bianca. Quel 10 ottobre 1976 era l'esordio di una maglia che viene considerata una delle più affascinanti della storia romanista.

Prodotta dalla Umbro, era rossa con bordi colletto "a polo" bordato di giallo. Traforata, in stile britannico, lo stesso Rocca era entusiasta di poterla indossare, essendo un innamorato del calcio inglese, al punto tale che provò a tenere il colletto alzato. Alla Cantona, per capirci. Alla Totti 1998-99, meglio.

Del valore delle maglie si parla spesso, nel calcio, a volte a sproposito. Per capirlo bisognerebbe forse parlarne un po' meno e ascoltare cosa hanno da dirci. Questa maglia di Rocca, forse anche perché la prima traforata, ha lasciato passare tante emozioni, di quelle sincere che diventano bandiere. Ma ne ha anche trattenute altre, che solo Francesco Rocca può sapere, perché in quella maglia c'è tutto se stesso. C'è un'anima romanista, che ancora una volta si è data alla Roma.

La maglia indossata da Francesco Rocca in quel Roma-Cesena del 10 ottobre 1976