Lo spettro in questo momento ha le fattezze e le abilità di Duvàn Zapata, gigante nero colombiano che in 50 giorni (di cui peraltro 21 dedicati alla sosta natalizia) ha messo a segno 13 reti e squassato da solo ogni difesa avversaria, facendosi beffe di difensori con ogni tipo di esperienza alle spalle: basti ricordare come ha addomesticato il pallone trasmesso in verticale dal Papu Gomez contro la Juventus, ingannando col movimento Bonucci che marcandolo alle spalle ha perso per un attimo il punto di vista del pallone e un attimo dopo era già dietro le spalle di Szczesny. Oggi Zapata è capocannoniere del campionato con Cristiano Ronaldo e Quagliarella, ma avendo segnato un solo rigore (4 Cr7, 2 il sampdoriano).

Ma l'Atalanta non è solo Zapata, e verrebbe da aggiungere: purtroppo. La Roma andrà a giocare domenica alle 15 sul campo probabilmente della squadra in questo momento più in forma del campionato, quella che ha segnato di più in assoluto, quella che proprio alla Roma contende la palma di squadra più fisica dell'intera serie A (di kg e cm, e non a caso è la squadra che ha segnato il maggior numero di gol di testa fino a oggi, otto), quella che già all'andata ha fatto tremare Di Francesco (con quel portentoso primo tempo, finito solo per caso 1-3, poi la Roma pareggiò nel secondo e rischiò persino di vincere, con Kluivert), quella che nessuno ad inizio stagione (e anche dopo qualche giornata) dava in corsa per i primi quattro posti della classifica e che invece va considerata assolutamente tra le outsider, alla luce del passo preso nelle ultime partite. Quello di domenica sarà dunque quasi uno spareggio e il compito della Roma stavolta sarà difficilissimo. Per tutta una serie di motivi che qui proveremo a sintetizzare.

Quanta facilità di gol

L'aspetto che maggiormente impressione della stagione dell'Atalanta è proprio la sua capacità di trovare agevolmente la via del gol. Solo in questo campionato è stata capace di segnare 9 gol al Frosinone in due partite, 6 al Sassuolo, 5 al Chievo, 4 all'Inter, 3 alla Roma, al Parma e all'Udinese, persino 2 alla Juventus. E al di là dei gol e delle diverse modalità con cui vengono realizzati (vedi le tabelle della pagina accanto) ad impressionare gli appassionati di tattica e i match analysts del campionato sono proprio le modalità di occupazione dell'area di rigore, con il Papu Gomez che spesso esce dalla mischia per trovare la miglior rifinitura possibile e lascia spazio all'esterno opposto palla, ai due centrocampisti di mediana, alle due punte e spesso anche a un difensore centrale (Mancini ha già fatto cinque gol e non solo su palla inattiva, Djimsiti e Palomino uno a testa).

Quel sistema mobile

Gasperini schiera quasi sempre la squadra col 3412 (con pochissime varianti, a volte limitate alle rotazioni dei tre davanti), in fase di non possesso chiede di seguire gli avversari in singole marcature a tutto campo, non tralasciando a volte la necessità di alzare la linea difensiva fin quasi a metà campo.

Le pressioni a tutto campo

In questo modo riescono quasi sempre a pressare in ogni zona del campo rendendo la vita difficile a chi imposta il gioco da dietro e trasformando ogni palla intercettata in un'azione da gol, con rapidissime verticalizzazione giocate sempre sul palleggio di prima.

Le palle inattive

Sono la seconda squadra, proprio dopo la Roma, a sfruttare meglio le palle inattive. In particolare bisognerà fare davvero attenzione a una giocata che la squadra di Di Francesco ha già sofferto contro altre avversarie: il corner tagliato forte sul primo palo con spizzata verso il secondo. Hateboer, Gosens, Freuler (di cui vanno valutate le condizioni), ovviamente Zapata e anche Ilicic, oltre a tutti i difensori, in area sono pericolosissimi, sia per le conclusioni sia per le sponde.
La qualità nelle giocate

E quando si lasciano loro dei varchi, i giocatori di Gasperini hanno delle qualità tecniche da far valere davvero impressionanti: certi gol di Ilicic e del Papu (con tiri a effetto all'incrocio dei pali, o dopo percussioni potentissime volando tra gli avversari) hanno già deliziato i tifosi bergamaschi. Tifosi che a Bergamo rappresentano un altro fattore. Ma questa è un'altra storia.

I pochi difetti

In tutto questo, non si può dimenticare che in questa stagione la squadra di Gasperini è già stata sull'altalena e dopo otto giornate aveva addirittura fatto segnare il record negativo di punti in serie A dal 2009/2010, l'anno dell'ultima retrocessione. Ed era tornato alla mente il monito estivo di Gasperini: «Questa non è una rosa fatta per essere competitiva su più fronti. Per farla rendere al meglio forse serve un allenatore più bravo». La sua polemica era direttamente riferita al mercato deludente (out Petagna, Cristante, Caldara e Spinazzola, dentro Zapata e Pasalic), ma poi l'arrivo dell'argentino Rigoni e soprattutto il rinnovo del contratto del tecnico fino al 2021 hanno placato la sua inquietudine e riportato un po' d'armonia nel club. E alla fine, come sempre, i risultati hanno dato ragione al tecnico, che oggi ha una squadra e soprattutto una rosa ampia di giocatori a disposizione in grado di puntare davvero alla Champions League. I difetti, dicevamo, risiedono forse nella lentezza di alcuni difensori (impressionò, ad esempio, il ritardo di Toloi a confronto dello scatto di Inglese in un gol subito a Udine), nell'imprudente altezza della linea difensiva (un difetto condiviso con la Roma), nella difficoltà della copertura degli spazi quando si marca a uomo praticamente in ogni zona del campo (ricordate il gol di Florenzi all'andata? Partì praticamente dalla propria area di rigore e trovò un larghissimo spazio centrale). Questo, ovviamente, sulla carta. Di sicuro sarà una bellissima partita.