È un po' presto per dire che Mourinho abbia trovato il sistema di gioco più funzionale alla sua Roma. Non possiamo dimenticare che le due prove con la difesa a tre, prima Venezia e poi Genova, sono nate dall'emergenza di dover trovare soluzione alla contemporanea assenza di tre terzini sinistri. Quando torneranno Viña o Calafiori, per esempio, sembra difficile immaginare una Roma con tre centrali e due terzini di ruolo come Karsdorp e l'uruguaiano o il ragazzino, sarebbe una versione troppo timida rispetto a quello che ha in testa l'allenatore portoghese. Diverso forse sarà con Spinazzola, un'ala più che un terzino. È però innegabile che questo sistema di gioco consenta di trovare soluzioni differenti per giocatori che non sempre hanno trovato la loro giusta dimensione all'interno del sistema con tre trequartisti e una punta centrale. Pensiamo, ad esempio, a Mkhitaryan, splendido protagonista a Genova e spesso visto in difficoltà in questa prima fase di stagione da esterno sinistro offensivo. Giocare in mediana gli ha restituito porzioni di campo che non era più abituato a calpestare, con evidente giovamento per la squadra. Paradigmatica, in questo senso, l'azione del gol del vantaggio, con un fraseggio stretto con Pellegrini e una volata di 40 metri su un corridoio interno che ha trovato nello smarcamento fuorilinea di Felix il suo approdo più naturale. Veretout davanti alla difesa consente poi di tappare quelle falle che rischiano di aprirsi ogni volta che ci si sbilancia in avanti. Il francese, meglio di Cristante, sembra tagliato per il ruolo: si perde qualcosa in regia, si guadagna decisamente in dinamismo. Ma con le spalle magari più coperte anche Cristante è in grado di farlo, con Veretout a fare la mezzala. Lo stesso Pellegrini, partendo più basso ma con licenza di inserimento sulla trequarti, può partire da più lontano ed essere utile in diversi momenti della gara, anche nella prima impostazione. E in questo senso anche Zaniolo potrebbe conoscere una nuova verginità tattica. Sollecitato sul tema a fine partita, Mourinho ha detto che Zaniolo per lui può trovare adeguata collocazione nel sistema con tre difensori e cinque centrocampisti soprattutto in attacco, accanto a una prima punta. Ma a pensarci bene Nicolò sembra tagliato per il ruolo di mezz'ala, ruolo peraltro spesso interpretato nelle sue precedenti esperienze giovanili. Strutturalmente, per via del fisico che nel tempo si è pure ingrossato, potrebbe aver perso un po' di brillantezza giovanile, ma il passo, gli strappi e la tecnica sono quelli di una mezzala con i fiocchi. Con il rientro di Smalling, in più, anche le alternative per il centro della difesa sembrano garantite. Di conseguenza, Mourinho si ritroverebbe finalmente nella condizione di avere alternative di prestigio per qualsiasi sua scelta: in difesa, avrebbe tre titolari, un'alternativa non più esposta come prima (Kumbulla, decisamente in difficoltà con la difesa a 4) e la carta Cristante per le partite magari difensivamente meno impegnative. A metà campo avrebbe addirittura l'imbarazzo della scelta: Veretout, Cristante, Pellegrini, Mkhitaryan e Zaniolo sarebbero cinque titolari per tre ruoli, e Diawara e Villar potrebbero serenamente essere messi in lista di partenza, con i giovani Bove e Darboe pronti all'occorrenza a subentrare. Infine davanti l'esplosione di Felix allargherebbe a quattro (cinque con El Shaarawy, che potrebbe all'occorrenza giocare anche a sinistra, come ha fatto con profitto a Genova) le disponibilità per due ruoli, con tutte le combinazioni possibili. E anche Borja Mayoral presto o tardi potrebbe finire in qualche rotazione, ritrovando magari un po' di fiducia. L'unica controindicazione sarebbe sulle fasce: troppa abbondanza a sinistra (con Viña e Calafiori a poche settimane dal ritorno di Spinazzola) e zero alternative a destra a Karsdorp. Ma con il mercato di gennaio si potrebbe rimediare. Non a caso ci si sta concentrando proprio sul ruolo. Tra i temi non secondari della sfida del Ferraris va anche considerato il recupero di Kumbulla, autore di una prestazione dignitosa, decisamente migliore di quella tremebonda vista in Norvegia. Anche il lavoro proprio di Karsdorp sembra aver tratto giovamento dal nuovo modulo, così come è innegabile che Abraham sembra aver bisogno di sentire il conforto di un attaccante a lui vicino per poter condividere il peso della manovra offensiva. L'inglese non ha certo brillato a Genova, ma alla fine la Roma ha chiuso la partita vincendo con due reti segnate da uno dei suoi attaccanti: ed è una cosa che non va proprio sottovalutata. Anche a Genova, però, è emerso un problema che la Roma si porta avanti dall'inizio della stagione, anzi da qualche anno ormai: il rapporto tra tiri scoccati e tiri che finiscono nello specchio della porta è il peggiore dell'intera Serie A. Due sono le cose: o gli attaccanti della Roma hanno scarsa qualità, o arrivano al tiro in condizioni precarie o comunque non del tutto stabili. Ma c'è anche una terza spiegazione, ed è la versione di qualcuno più attento alle questioni psicologiche che sostiene come alla Roma la maglia pesi più che da altre parti e così magari si sente più l'incombenza della responsabilità: e quindi si sbaglia di più. A Genova appena un quinto dei tiri è terminato nello specchio: cinque volte ci ha provato Mkhitaryan (un gol, poi annullato, e quattro tiri fuori), quattro volte Shomurodov (uno solo, di piatto, in porta), due volte El Shaarawy (mai in porta), una volta a testa Veretout e Abraham (mai in porta), poi è arrivato Felix, ha calciato due volte e ha fatto due gol. Più bravo degli altri? No, forse solo mentalmente più libero. O magari è stato un caso. Sta di fatto che la Roma è decisamente in testa nella classifica dei tiri (215, davanti al Napoli con 186) e seconda in quella degli expected gol (26,75, dietro all'Inter con 28,48 e prima del Napoli, 24,68). Ma in quella dei gol è appena settima. E così ha la peggiore percentuale nel rapporto tra i tiri realizzati e quelli finiti in porta: 29,8%, l'unica squadra a stare sotto il 30%. Poi, in questa pessima classifica, vengono il Torino e la Salerninata, poi il Milan, il Genova e la Juventus. Basterebbe migliorare questo dato per migliorare anche la classifica generale. Più gol equivalgono a più punti e al momento la differenza è il confine tra l'agognato quarto posto e il meno prestigioso quinto posto. Dunque, una differenza che nella classifica di fine campionato varrà una cinquantina di milioni di euro di ricavi. Troppo per rinunciare all'idea di trovare una soluzione. Mourinho ci starà sicuramente pensando.