Nella regione di Valparaíso, che i tifosi della Roma ricordano bene per essere la terra che ha dato i natali a David Pizarro, centrocampista che per sei anni si è distinto con la casacca giallorossa, sorge Viña del Mar, un vero e proprio gioiello che si affaccia sulle coste dell'Oceano Pacifico del Cile. Con le sue lunghe distese di spiagge di sabbia bianca e i suoi moderni palazzi che svettano su un lungomare riscaldato da un clima mediterraneo, Viña del Mar è la terza città cilena per numero di abitanti. E anche lì, in mezzo ai quasi due milioni di cileni che abitano nella regione, c'è un super tifoso che porta in alto il vessillo su cui campeggiano i colori capitolini: è Andrés González, cileno classe 1985, che segue e sostiene la Roma fin dai tempi in cui era allenata dal tecnico Carletto Mazzone.

Andrés, sei nato e cresciuto in Cile, dove attualmente vivi: com'è nata la tua passione per la Roma?
«La mia passione per la Roma è nata negli Anni 90: ho sempre provato una forte attrazione per la Serie A, ma non per un motivo specifico; è stata sempre la mia competizione preferita. Mi piaceva seguire la Roma in quegli anni, soprattutto perché c'era un calciatore che stava muovendo i suoi primi passi nel club, che mi incuriosiva molto: Francesco Totti. Poi proprio in quel periodo arrivò in Italia Ivan Zamorano, all'Inter, e la Serie A divenne ancora più seguita in Cile: iniziarono a trasmettere più partite in televisione, e chiaramente anche quelle della Roma. Neanche a dirlo, in Cile erano tutti tifosi dell'Inter, e poi dopo l'arrivo di Marcelo Salas i cileni iniziarono a tifare per la Lazio: tranne me, che sono sempre rimasto fedele alla Roma. Fu particolare come passione, perché la Roma in quegli anni non era una squadra vincente, ma mi avevano impressionato i suoi colori e soprattutto quello stadio pieno di tifosi sempre pronti a sostenere la squadra».


Quale fu la prima partita che seguisti in televisione?
«Una delle prime partite della Roma che vidi in televisione fu una gara registrata, trasmessa in differita, perché in quegli anni era molto difficile riuscire a seguire le partite dal vivo in Cile, sia perché non c'erano tante possibilità con la televisione via cavo, sia per questioni di fuso orario. Ma la ricordo bene quella gara, perché era della stagione 1994-95 e la Roma di Carlo Mazzone vinse in casa contro l'Inter per 3-1, con una tripletta messa a segno da Abel Balbo. In quell'occasione Totti giocò tutta la partita e fu uno dei migliori in campo. Ricordo ancora il boato con cui la Curva Sud celebrò il successo casalingo dei giallorossi contro i nerazzurri».


Nonostante la distanza tra Viña del Mar e Roma, un giorno hai deciso di prendere l'aereo e partire per la Capitale.
«Sì, dovevo assolutamente farlo. La prima volta che sono stato all'Olimpico fu nel 2004, quando la Roma giocò contro l'Udinese di Luciano Spalletti. In quegli anni, oltretutto, David Pizarro era un calciatore dei bianconeri e in Cile era molto seguito. Quella partita finì 1-1, con i gol di Panucci e Jankulovski: il pareggio non fu dei migliori, ma io riuscii a realizzare il sogno di vedere per la prima volta dal vivo il mio idolo, Francesco Totti. Ricordo che quel giorno piansi per l'emozione, perché ritrovarsi per la prima volta in mezzo alla Curva Sud, che fino ad allora avevo solo ammirato dalla televisione, fu qualcosa di incredibile».


Poi, però, David Pizarro sbarcò a Roma.
«Da cileno e da tifoso della Roma, vedere David Pizarro con la maglia giallorossa è stato un orgoglio immenso: perché tifare per un mio connazionale che rappresentava la mia passione è stato il massimo. Credo che il Pek sia stato uno dei giocatori stranieri più forti che abbia avuto la Roma negli ultimi vent'anni, un calciatore dalla tecnica incredibile che riuscì a calarsi alla perfezione nel gioco di una squadra straordinaria come quella di Spalletti, che vinse una Supercoppa e due Coppe Italia. Un enorme talento a centrocampo».


Riesci a seguire le partite della Roma dal Cile?
«La mia prima preoccupazione è organizzarmi in tutti i modi per non perdermi neanche una partita della Roma: ho un calendario apposito dove mi appunto tutto, anche perché lavoro come match analyst e mi piace guardare la Roma per poi studiarla. Il problema è che in Sudamerica non sempre vengono trasmesse le gare dei giallorossi: ora la situazione è migliorata, perché con l'arrivo di José Mourinho chiaramente l'interesse intorno alla squadra è aumentato. Ultimamente ho avuto la possibilità di collaborare con il corpo tecnico di Diego Forlán, e in Uruguay attualmente ci sono tantissime persone che seguono la Roma da quando è arrivato Matías Viña: questo significa che sarebbe bello se la Roma prendesse un calciatore cileno, magari un giorno succederà, in modo tale che anche in Cile i giallorossi possano contare ancora più tifosi oltre al sottoscritto».


Ci sono altri tifosi della Roma in Cile?
«Non siamo tantissimi, ma sì, ci sono. Grazie ai social network sono riuscito a incontrarne altri sparsi per tutto il Cile. Purtroppo negli anni i cileni sono stati influenzati dai vari Zamorano, Salas, Sánchez e Vidal, che hanno indossato altre maglie della Serie A, e dunque parecchi sono sostenitori di quelle squadre. Non siamo ancora riusciti a riunirci per vedere le partite tutti insieme, ma appunto attraverso le reti social siamo riusciti a trovare un modo per parlare tutti insieme della Roma in modo virtuale: il nostro sogno è ritrovarci un giorno allo Stadio Olimpico per sostenere la Roma dal vivo: una vera e propria brigata giallorossa cilena».


Cosa significano per te Roma e la Roma?
«Roma è una città che porto nel cuore. Nel 2016 sono venuto insieme alla mia compagna, e il 14 febbraio di quell'anno le ho chiesto di sposarmi proprio davanti alla Fontana di Trevi. In quell'occasione, peraltro, ne ho approfittato anche per andare allo stadio e tifare per la Roma in Champions League: era la partita in cui i giallorossi affrontarono il Real Madrid, l'ultima partita di Francesco Totti allo stadio Olimpico nella massima competizione europea. Ma non posso parlare di Roma e della Roma in modo separato, perché la Roma e Totti sono stati i responsabili per la mia infinita passione per la città e la squadra: ogni volta che dal Cile viaggio in Europa faccio almeno una tappa nella Capitale. È obbligatoria».