Benedetti figli. Molto più delizia che croce per ogni genitore. Immaginiamo a maggior ragione se ripercorrono le orme paterne. È il caso di Simone Benedetti, difensore della Virtus Entella chiamato lunedì prossimo ad affrontare la Roma, una delle ex squadre di papà Silvano, attuale responsabile della Scuola calcio del Torino, che non nasconde le emozioni del momento: «Sarà una grande soddisfazione vederlo all'opera all'Olimpico».

Ancora la Roma sulla strada di un Benedetti.
«Sì, ma su versanti opposti: io sono stato con i giallorossi per tre anni, mio figlio dovrà affrontarli e non sarà facile».

Quali le maggiori difficoltà?
«Intanto la Roma è in ripresa, anche se io non la vedevo così male neanche prima, penso fosse più mancanza di risultati che altro. Poi è un club blasonato che rappresenta l'élite del nostro calcio, e lo stesso Olimpico è uno stadio che può mettere in soggezione».

Eppure lo scoglio Marassi è stato superato brillantemente.
«Sì, e credo che con lo stesso spirito l'Entella debba presentarsi nella Capitale: con il dovuto rispetto, ma senza eccessive preoccupazioni. La speranza si è già tramutata in realtà contro il Genoa».

Nessuno è battuto in partenza.
«Certo, anche se è inutile negare che i favori del pronostico sono tutti per i giallorossi. Ma loro hanno tutto da perdere, la Virtus tutto da guadagnare: in situazioni simili non si sa mai cosa possa accadere».

La mancanza di pressioni può aiutare?
«Senza dubbio, ma può anche far rischiare il naufragio. Senza voli pindarici, mi basterebbe che Simone e i suoi compagni facessero una figura dignitosa».

Che squadra è l'Entella?
«Un club serio, con un ottimo ambiente. Sono felice che mio figlio giochi lì, è sereno e soddisfatto».

Siete una genia di difensori.
«Il ruolo è più o meno lo stesso, ma non amo i confronti».

Nessun consiglio per affrontare gli attaccanti romanisti?
«Soltanto di avere la massima attenzione in area. La Roma è ricca di campioni, da Dzeko a tutti gli altri: se ti distrai non perdonano».

Prima di Simone, anche Silvano fu protagonista in Coppa.
«Proprio contro il mio Toro: a qualche minuto dalla fine Marchegiani mi negò il 6-2 che ci avrebbe dato il trofeo. Peccato: sarebbe venuto giù lo stadio, anche se a Torino non avrei più potuto mettere piede».

È ancora legato alla Roma?
«Il mio cuore è granata perché ci sono cresciuto, ma l'altra squadra che seguo è quella giallorossa. A Roma ho trovato una passione senza eguali. Sarà una grande emozione vederla opposta a mio figlio».

Anche nel tifo ha seguito le orme del padre?
«Come me è diventato calciatore nel Toro. Della Capitale non può avere ricordi: era appena nato nei miei anni romanisti. Ma sono convinto che lunedì avvertirà un brivido anche lui».