Non è stato l'incubo di quindici giorni fa, ma la Roma ricorderà ancora a lungo questi volenterosi norvegesi del Bodø anche perché il 2-2 maturato ieri sul campo, che prolunga la loro imbattibilità (non perdono da agosto), adesso complica le cose sotto il profilo della qualificazione del gruppo C di Conference League: in testa restano loro a 8 punti, la Roma va a 7, a 6 c'è lo Zorya che verrà al prossimo turno all'Olimpico e poi affronterà nell'ultima giornata i norvegesi in Ucraina. E se non arriveranno buone notizie da lì, con la Roma impegnata in Bulgaria col Cska, la qualificazione agli ottavi passerà attraverso lo spareggio con una terza di un girone di Europa League, e non sarebbe sicuramente un bel segnale. Resta il fatto che la Roma queste partite dovrebbe vincerle, che tutti questi errori tecnici non sono giustificabili, che gli arbitri ormai si sono abituati a delegare tutto al Var così non vedono neanche i falli di mano plateali (ce n'erano due, per altrettanti rigori non assegnati alla Roma) e che in ogni caso il gioco romanista deve diventare più brillante. E alla fine sono arrivati i prini fischi di disapprovazione.

La squadra norvegese a calcio sa giocare e in alcuni momenti della gara ha dimostrato di avere le idee più chiare rispetto a quelle della Roma. Questo ha detto la partita nel primo tempo, con un pugnetto di occasioni romaniste concentrate intorno a metà della frazione, ma con un atteggiamento generale assai squilibrato dal punto di vista del rapporto di forze tecniche in campo: tanto centrato, ordinato e reattivo il Bodø, quanto sfilacciata, incostante e tenera la Roma. Alla vigilia Mourinho aveva perso Viña, l'uomo con cui avrebbe voluto contenere Solbakken. Logico che dopo l'improvvida dichiarazione del post partita d'andata («Lo aspetto al ritorno con Viña e Mancini»), rinunciasse a ripresentare Calafiori da quella parte, né Kumbulla nel mezzo, così ha reinventato nel ruolo di centrale Cristante, spostando in fascia Ibañez, per non soffrire del gap dinamico. Il brasiliano lo ha contenuto anche piuttosto bene, ma per ironia della sorte ha segnato proprio Solbakken il gol del vantaggio sul finire del primo tempo, anche se da posizione da centravanti. Prima però Zaniolo aveva commesso il gravissimo errore di peccare d'egoismo sulla palla che avrebbe potuto mettere il risultato dalla parte della Roma: se al 37° avesse servito subito Abraham dopo aver attaccato l'area in splendida solitudine, sfruttando la felice imbeccata di Veretout, probabilmente la Roma sarebbe andata in vantaggio all'intervallo e non con il macigno psicologico del gol da recuperare. In mezzo al campo Darboe era stato troppo inconsistente per reggere il ritmo di una partita di questo valore, prima simbolico e poi tecnico. Lo hanno capito invece i tifosi della Roma che sono arrivati in 40.000 per una partita che nessuno avrebbe potuto immaginare così tirata, ma lo speravano i 1300 tifosi norvegesi sparsi tra Monte Mario e Distinto Nord. Anche senza Berg, il cervello della squadra gialla indolenzito in panchina, il meccanismo dei campioni di Norvegia nella prima parte ha funzionato bene, con la costante e puntuta partecipazione dei tre attaccanti, veloci e brillanti e sempre ben posizionati per ricevere il pallone, attaccare spazi e avversari, puntare la porta. Senza Pellegrini invece la Roma sembrava spaesata, con un Abraham davvero dimesso, frustrato nelle sue corse a vuoto nelle pressioni spesso in ritardo degli attaccanti giallorossi. Giocare più centrale non ha ridato smalto a Mkhitaryan, a disagio ormai negli spazi ridotti a ridosso delle linee difensive avversarie, e anche El Shaarawy è apparso sin troppo dedicato alla ricerca del colpo preferito del suo repertorio, che troverà ad inizio ripresa, liberandolo del peso di una approccio timido.

Per un po' l'unica arma della Roma sono stati i lanci lunghi di Cristante, a sfruttare soprattutto i metri lasciati in fascia da una difesa che tendeva molto a stringere gli spazi centrali. E una volta, e due, e tre, e quattro, Cristante lanciava e quasi sempre Karsdorp stoppava per poi crossare addosso ai difensori del Bodø. All'improvviso però sono arrivare le occasioni per i giallorossi, richiamate da un primo tiro quasi casuale di Abraham. Era il 22°, è stato un segnale. Nei due minuti successivi la Roma ha bucato due volte il dispositivo difensivo giallo, prima con Zaniolo che pressato in area è caduto ed è riuscito comunque a servire El Shaarawy che si è fatto respingere il tiro da Moe. Sul corner lungo verso il secondo palo ancora il Faraone è arrivato in corsa e trovando una non facile coordinazione ha calciato al volo in mezza bicicletta trovando un'altra deviazione decisiva. Al 35° ci ha provato Veretout con un sinistro sballato, al 37° l'occasione più grossa per andare in vantaggio ce l'ha avuta Zaniolo, splendidamente servito da Veretout: ma Nico si è intestardito alla ricerca del dribbling decisivo invece di servire Abraham completamente solo a centro area. Allo scadere del tempo la beffa: ancora un pallone mal gestito in uscita da Darboe ha permesso al Bodø di ripartire in transizione breve, da Konradsen per Solbakken che arrivando da destra verso il limite ha tirato di prima intenzione un magnifico sinistro a giro imparabile.

Stavolta però per (provare a) cambiare ritmo Mourinho ha dovuto ricorrere alle riserve spagnole: dentro subito Villar e Perez (e dopo, sull'1-2, entrerà pure Borja Mayoral), fuori Darboe e Mkhitaryan. In panchina infatti stavolta aveva deciso di riportare proprio i reprobi dell'andata, e a loro s'è affidato. Al 3° una mano malandrina di Moe è sfuggita all'arbitro greco, l'assenza del Var stavolta è stata maledetta dal pubblico. Ma al 9° El Shaarawy ha finalmente tirato fuori dal cilindro il suo colpo magico: controllo a sinistra, rientro sul destro e tiro a giro all'incrocio, per l'1-1 che pareva riaprire gli scenari migliori per il resto della partita. Ma i norvegesi hanno continuato a palleggiare senza timori, fino all'episodio svolta, che ha visto ancora una volta Zaniolo come protagonista negativo: ha avuto lui al 20° il pallone promettente da trasformare in qualcosa di finalmente produttivo, ma ancora una volta il controllo è stato difettoso e l'effetto è stato di far ripartire i gialli, rovesciando il fronte d'attacco. E come nelle peggiori tradizioni negative, sullo sviluppo successivo è inevitabilmente arrivato il gol del nuovo vantaggio norvegese, con cross di Sampsted su cui Botheim si è inserito non seguito dai centrocampisti romanisti e di testa non ha lasciato scampo a Rui Patricio. A questo punto la partita è diventata solo una questione d'orgoglio, gli uomini di Knutsen si sono notevomente abbassati e nell'ultimo quarto d'ora la Roma ha prodotto un numero impressionante di palle-gol (quattro), avrebbe meritato di prendersi un rigore su altro fallo di mano ignorato dall'arbitro (stavolta di Konradsen), ha sfiorato il pareggio in maniera quasi incredibile da Mancini (palo di testa da venti centimetri su torre di Shomurodov, entrato al 21° per Zaniolo), poi con Borja Mayoral, e ancora con un fantastico destro al volo di El Shaarawy (miracolo di Haikin), per poi trovare il pareggio su assist di Mayoral a favorire una "facciata" di Ibanez, respinta da Haikin due centimetri dentro la linea, come confermato subito dalla goal line technology. Poi non c'era più tempo.