Roma-Napoli è stata la prima con lo stadio Olimpico aperto al 75% e un colpo d'occhio che finalmente sembra la normalità. Anzi, qualcosa in più, almeno dell'ultima "normalità". Marea umana giallorossa per tre quarti dell'impianto in pratica, a coprire i seggiolini blu sulle gradinate. Un settore ospiti piuttosto rappresentato dai tifosi azzurri. Un sospetto di gelo, per qualcuno all'inizio, dopo il tracollo europeo di Bodø, che è rimasto tale. «Non ha prezzo il nostro amore, il risarcimento lo vogliamo dal campo fino a fine stagione», l'ha chiusa così la Curva Sud poco prima della gara, con uno striscione che ha chiarito a tutti, se ce ne fosse stato bisogno, che la Roma è una fede incondizionata. Nessun fischio per la squadra all'ingresso in campo per il riscaldamento, forse anche perché una buona rappresentanza dei protagonisti della disfatta in Norvegia Mourinho l'ha fatta accomodare in tribuna. Un tifo incessante, continuo, una certezza. Di tutto lo stadio, che è tornato a volare a livelli altissimi, anche più alti, dicevamo, dell'ultima normalità, perché ieri erano presenti 47.801 spettatori (per un incasso di vendita biglietti: 1.242.919 €).

Nel giorno della chiusura della campagna abbonamenti - ieri alle 12 con 20.100 tessere - sorride, quindi, il botteghino dopo tanto tempo e dopo il Covid e attende l'altro big match del trittico che precederà la grande rivincita con il Bodø in Conference, quello di domenica prossima contro l'altra capolista, il Milan. Qualche coda in più per i controlli, con qualche disservizio elettronico - per fortuna momentaneo - segnalato da alcuni tifosi ai tornelli. Fortissima l'esplosione di applausi alla fine dell'inno Roma Roma, che ha suonato per intero - e stavolta anche la musica - prima del fischio di inizio ma dopo l'inno della Serie A, arriverà una multa con tutta probabilità, ma lo scontro tra la Roma e il palazzo è su più livelli. Ancora una volta una direzione arbitrale come minimo confusa, da ambo le parti, quella di Massa di Imperia. Stavolta con Mourinho, già nervoso per l'ammonizione di Abraham per essere rientrato in campo da un infortunio senza semaforo verde, che si fa espellere (come farà alla fine il collega "Spallettone per aver applaudito l'arbitro alla fine della gara) per proteste dopo l'ennesima decisione controversa di piccoli falli invertiti o inventati. Ovazione per il tecnico una volta posizionatosi in Monte Mario dietro la propria panchina tra la gente.

Nella giornata del primo pareggio di Mou e del record di vittorie consecutive sfumato per Spalletti, da registrare sia prima che in corso di partita striscioni e cori (con saluto sarcastico dalla panchina) per l'ex Luciano. E cori per Totti che non si sentivano da un po'. Una diatriba che difficilmente finirà.