Sarebbe stato sufficiente avere un po' di pazienza. Perlomeno per non domandarsi, con un certo stupore, ma che fine ha fatto il Bryan Cristante della stagione passata, quello che a detta di tutti, era stato il miglior centrocampista italiano del nostro campionato? Domanda che ci stava, peraltro, considerando una prima parte di stagione in cui il ragazzo arrivato dall'Atalanta, tutto aveva fatto meno che legittimare il costo del suo cartellino: cinque milioni subito, altri quindici garantiti e dieci legati a bonus variabili. Tanta roba, peraltro per un giocatore reduce da un anno e mezzo alla grande alle dipendenze di Gasperini. Nei primi tre mesi di Roma, quel Cristante lì, si era visto poco e male. Certo l'ambientamento, certo la necessità di capire il nuovo allenatore, certo il tempo necessario per conoscere i suoi nuovi compagni, certo tutto quello che pare a voi, sta di fatto che più di qualcuno aveva cominciato a dubitare sull'importante investimento fatto dalla società. Ci stava. Ma ci stava pure, avere un minimo di pazienza. Chi l'ha avuta, ora sta scoprendo un giocatore a tutto campo, addirittura regista nelle ultime versioni difrancescane senza peraltro aver perso quel senso del gol che a Bergamo lo aveva portato a realizzare dodici reti, tutto compreso, nel corso di una sola stagione.

Tutti altri numeri

Per capire fino in fondo la trasformazione di Cristante, è sufficiente riportarvi in un po' di numeri che, come sempre, perlomeno contribuiscono a fare maggiore chiarezza. Numeri che dicono come per Cristante, complice l'infortunio di De Rossi, sia tutto cambiato a Mosca, nella partita di Champions contro il Cska. Prima di quella sfida, nelle precedenti quattordici gare ufficiali giocate dai giallorossi, il centrocampista aveva messo insieme un totale di 514 minuti tra presenze da titolare, da sostituito, da subentrante. A Mosca, l'orizzonte di Cristante è tornato a essere quello di un insostituibile. Da quel momento, nelle successive undici partite affrontate dalla squadra di Di Francesco, il ragazzo non ha saltato un minuto, novecentonovanta minuti complessivi, recuperi esclusi. Intoccabile, anche perché nel corso di queste undici partite, Cristante ha progressivamente dimostrato non solo di poterci giocare in quel ruolo di mediano davanti alla difesa, ma soprattutto di calarsi sempre più e meglio in un ruolo che non sembrava proprio il suo, capace di giocare a tutto campo, coraggioso nel mettere sempre il fisico, geometrico quando c'era da disegnare gioco per una squadra che per rendere al meglio ha bisogno vitale di poter fare con qualità possesso palla. Prima di queste undici partite, aveva segnato un gol (al Chievo), dopo ne ha realizzati tre (Cagliari, Genoa, Parma) e sarebbero stati quattro se Juan Jesus non gliene avesse rubato uno (Sampdoria). In totale fanno quattro reti, in Italia come centrocampista solo Benassi (7) della Fiorentina ne ha segnati di più. In più, tanto per non farsi mancare niente, ha messo insieme anche tre assist, ma soprattutto una presenza in campo che è stato sempre più determinante.

Sembra Matic

In queste undici partite, la crescita di Cristante è stata sì certificata dai numeri, ma anche dalla sensazione che si ha quando lo si vede giocare. Si pensava che non potesse giocare da mediano davanti alla difesa, c'era il rischio di allontanarlo dalla porta avversaria con cui aveva dimostrato di avere una certa confidenza. Sta succedendo l'esatto contrario. Azzardiamo, in questo senso, un paragone impegnativo. Cioè a noi il Cristante che abbiamo visto da novembre in poi, ci ha dato la sensazione di essere un giocatore molto simile a Matic, oggi centrocampista del Manchester United, ieri del Chelsea di Antonio Conte che ha vinto la Premier (la cessione del serbo è stata alla base dei dissapori del tecnico italiano con la dirigenza del blues). Oggi il paragone può sembrare irriverente e pericoloso, ma considerando che il ragazzo di San Vito al Tagliamento non ha ancora ventiquattro anni, il nostro augurio è che il suo futuro renda il paragone legittimo.