Cronaca di un delitto: dal fallo di mano di Cuadrado sull'azione del gol che decide l'incontro ai soli tre minuti di recupero concessi, la galleria degli orrori dell'arbitro Orsato a Torino merita una serie di capitoli, proprio come in un romanzo. Che spazia dal thriller all'horror vero e proprio, dalla spy-story al Teatro dell'Assurdo beckettiano, dalla farsa al tragicomico.

Capitolo 1: gol Juve

Al 16' la Juventus trova il vantaggio con il colpo di testa (fortuito) di Kean sul tocco aereo di Bentancur. Ibañez protesta per una spinta, ma il contatto è regolare. Quindi tutto ok? Neanche per sogno: De Sciglio, che crossa in mezzo, ha ricevuto palla sulla sinistra con un cambio di campo di Cuadrado; il colombiano, sulla fascia destra, ha controllato il pallone con un braccio largo prima di servire il terzino dalla parte opposta. In questo caso il Var resta misteriosamente muto: ecco a voi la spy-story.

Capitolo 2: niente vantaggio

E veniamo al punto saliente, vero snodo di questo romanzo, ciò che nel gergo letterario si definirebbe "rottura dell'equilibrio". Abraham in area viene anticipato in scivolata da Danilo (senza fallo): la palla arriva a Mkhitaryan, che non è in fuorigioco, avendo ricevuto il pallone da un tocco avversario; l'armeno scavalca con un tocco sotto Szczesny, che lo atterra. La palla arriva a Tammy, che da due passi fa 1-1. E invece no. Colpo di scena in puro stile Hitchcock: Orsato ha fischiato il calcio di rigore per i giallorossi, non applicando il vantaggio, pur essendoci Abraham solo a due passi dalla linea. Nelle ricostruzioni fatte a posteriori, si è parlato di un fallo di mano «volontario» (così l'hanno definito in molti) di Micki che avrebbe portato la Var ad annullare l'1-1. In realtà, l'inquadratura dalle spalle dell'armeno evidenzia come sia Locatelli a toccare il pallone di testa, mettendolo di fatto sui piedi del centravanti inglese. Nemmeno unendo gli orrorri di Stephen King e Dario Argento si potrebbe costruire un horror del genere.

Capitolo 3: rigore irregolare

Sul dischetto va Veretout, che si lascia ipnotizzare da Szczesny: ma il penalty avrebbe dovuto essere ripetuto, perché ben prima del tiro del francese c'è in area Chiellini; il regolamento al riguardo è chiaro, e prevede la ripetizione della massima punizione se qualcuno entra negli undici metri prima che il pallone lasci il dischetto. Peraltro, è proprio Chiellini ad anticipare Mancini, impedendogli di intervenire sulla respinta del portiere.

Capitolo 4: la spiegazione

Poco prima che inizi la ripresa, le telecamere di Dazn pescano nel tunnel un confronto tra Orsato e Cristante. Il direttore di gara di Schio dice: «Sui rigori il vantaggio non si dà». Falso, stando al regolamento che recita: «Il vantaggio non deve essere applicato in situazioni concernenti un grave fallo di gioco, una condotta violenta o un'infrazione che comporta una seconda ammonizione, a meno che non ci sia una chiara opportunità di segnare una rete». Con una precisazione importante: «L'arbitro deve lasciar proseguire il gioco in presenza di un'infrazione, nei casi evidenti in cui ritiene che interrompendolo risulterebbe avvantaggiata la squadra che ha commesso l'infrazione stessa. Qualora il presunto vantaggio non si concretizzi nell'immediatezza (entro 1-2 secondi), l'arbitro interromperà il gioco e punirà l'infrazione iniziale». Qui, invece, Orsato non solo avvantaggia la squadra che ha commesso l'infrazione, ma non tiene neanche conto dell'immediatezza dell'azione, dato che Abraham insacca subito dopo il fallo di Szczesny.

Sempre parlando con Cristante, l'arbitro conclude dicendo: «E poi date la colpa a me se ha sbagliato il rigore?». Una sorta di inversione dei ruoli surreale, in cui la vittima viene colpevolizzata: nella questione, la Roma è evidentemente parte lesa, e l'esito del tiro dal dischetto non ha nulla a che vedere con il principio basilare che il gol è stato realizzato e andava convalidato a norma di regolamento. Non siamo nemmeno nel campo del merito e del demerito, qui, ma della giustizia. L'errore di Veretout non può mai emendare l'errata applicazione di un regolamento che, in quanto tale, è legge e va rispettato. Ma in questo contesto da Teatro dell'Assurdo la questione passa in cavalleria.

Capitolo 5: il recupero

Veniamo ai 3' di recupero concessi nel finale. Eppure il gioco, nella ripresa, era stato frammentato da continue interruzioni. Dopo un presunto contatto in area bianconera tra Chiellini e Pellegrini, il gioco resta fermo per quasi 3' (da 52:38'' a 55:21'') per consentire il check del Var e le cure al Capitano giallorosso. Nella ripresa ci sono anche cinque sostituzioni, effettuate in quattro slot differenti. Nel complesso, 5' di recupero sarebbero stati il "minimo sindacale". Cosa che ha pensato anche Mourinho, dato che mostra tre dita prima all'arbitro e poi al quarto ufficiale: «Tre minuti? Solo tre?», dice lo "Special One" a Orsato. Ebbene sì, caro Mou: gli sceneggiatori di Scherzi a parte e quelli di Ai confini della realtà hanno scritto assieme il capitolo finale di un romanzo già letto troppe volte.