Lo sa pure lui, come noi, più di noi. Lo sa pure Lorenzo, Lollo, Pellegrini, cosa rappresenta per qualsiasi tifoso della Roma, come lui, come noi, la sfida contro la Juventus. Soprattutto nel regno sabaudo dove abbiamo purtroppo imparato che da quelle parti c'è un regolamento diverso, a uso e consumo solo loro. Lo sa pure lui perché la sua famiglia romana e romanista non può non avergli raccontato di quel dieci maggio di quaranta anni fa, il profumo di uno scudetto inseguito da una vita, la capocciata di Turone che solo il regolamento sabaudo giudicò in fuorigioco, quel profumo di scudetto rinviato per ulteriori due stagioni. Così come gli hanno raccontato di quel quindici gennaio del 1995, lui sarebbe nato qualche mese dopo, quel fallo laterale di Aldair accompagnato da un guardalinee distratto (distratto?), Ravanelli che si prende il pallone e va in gol, sempre perché da quelle parti il regolamento è un altro. Lo sa pure se non può avere ricordi di quell'otto febbraio del 1998, il primo Zeman sulla nostra panchina, quella faccia da finto cherubino di Didier Deschamps che amputa Gautieri in area di rigore tra il silenzio totale di arbitri e maggiordomi sabaudi. Lo sa, poi, perché lo ha visto di persona, cinque ottobre del 2014, la nostra Roma che va a Torino in testa alla classifica a pari punti con i sabaudi, il futuro violinista Rudi Garcia in panchina, due calci di rigore contro, il primo fuori area, il gol di Totti, quello di Iturbe, e poi la rete partita con Bonucci in fuorigioco (ci parlarono di cono d'ombra i maggiordomi asserviti ai sabaudi, roba da pazzi) davanti a Skorupski, roba che alla fine della partita con un pizzico di amara ironia, qualcuno inserì il nome dell'arbitro Rocchi con una tripletta nella classifica dei cannonieri. Rocchi come Bergamo (Turone), Stafoggia (Aldair), Messina (Gautieri) per una tradizione di cui faremmo volentieri a meno e chissenefrega che poi ci dicono che siamo piagnoni. Anche perché loro, i sabaudi, di cosa mai dovrebbero lamentarsi?

Ecco, oggi, caro Lollo nostro, siamo convinti che il tuo Dna porterà tutto questo in campo a Torino. Compresi i ricordi di quello che è stato pure l'anno scorso, perché in molti si dimenticano ma noi no, non dimentichiamo quel rigore non fischiato per un fallo su Villar che solo nel regno sabaudo non si fischia, anzi si fischia ma solo a parti invertite. Ti porterai in campo tutto questo, caro Lollo. Te lo porterai da romano e romanista. E te lo porterai da Capitano, così come hanno fatto in passato Agostino, Totti, De Rossi, sapendo che ci sarebbe stato da scalare un Everest a prescindere. Te lo porterai, soprattutto, con la consapevolezza di essere nel momento migliore della tua carriera, al di là di un nuovo contratto appena prolungato e firmato che ti ha legato ai colori del tuo cuore fino al lontano duemilaventisei. Te lo porterai da ragazzo e calciatore che sta dimostrando di potersi mettere sulle spalle la nostra Roma così come hanno fatto Agostino, Francesco, Daniele. Te lo porterai ricordando pure il Divino che ieri ha festeggiato il compleanno, Paulo Roberto Falcao che da quelle parti riuscì ad andare anche oltre il loro regolamento. Te lo porterai pure da capocannoniere di questa Roma mourinhana che è tornata a far sognare i suoi inimitabili tifosi, quattro gol in campionato, tre in Europa, non hai mai segnato alla vecchia signora, oggi può essere il giorno giusto per ratificare, per l'ennesima volta, il tuo nuovo status di campione ormai riconosciuto quasi da tutti.

Te lo porterai, poi, pur sapendo che in un passato più o meno recente, in più di qualche occasione i sabaudi ti hanno strizzato l'occhio, con l'arroganza di chi è convinto che non si può dire no alla vecchia signora. Nel tuo precedente contratto era stata inserita una clausola che prevedeva in cambio di trenta milioni la possibilità di assicurarsi il tuo cartellino. Ci ha provato la Juventus a portarti nel regno sabaudo. Ma ha dovuto prendere atto che trenta milioni non erano sufficienti. Perché prima di qualsiasi discorso economico, c'era bisogno del tuo consenso perché la clausola avesse i contorni del trasferimento. Quel consenso non glielo ha mai dato perché romano, romanista, Capitano. E perché sai cosa vuole dire la partita in casa della Juventus. Ci hanno provato a fartela giocare con un'altra maglia, avendo (giustamente) individuato nelle tue qualità quelle di un campione predestinato. Gli hai sempre risposto picche, fedele al tuo cuore e ai tuoi colori. Incapace di poter tradire, consapevole che quella voglia di vincere che fa parte di qualsiasi sportivo, potrà soddisfarla la tua Roma. Ecco, oggi, in quello stadio che ci ha regalato fin qui soltanto amarezze, dimostragli che ci avevano giusto. Fallo ancora, Lollo. Fagli gol. Per Ramon, Carmine, Pluto, Francesco, Gonzalo, i tifosi che saranno là e quelli che si mangeranno le unghie davanti al televisore. Fallo ancora, Capitano.