Alla fine si è tenuto il posto, Wojciech Szczesny, nonostante gli errori di questo avvio di stagione, dalla prima giornata, contro l'Udinese, al big match contro il Napoli: la crisi della Juventus aveva il volto solitamente allegro e ben pettinato del portiere della nazionale polacca, unico ex sicuramente in campo domani sera. Nella penultima gara prima della sosta Allegri aveva schierato tra i pali Mattia Perin, contro la Sampdoria: fu una sorta di derby per il portiere cresciuto nel settore giovanile del Genoa, ma non un avvicendamento definitivo, visto che dalla gara dopo, il derby non personale ma di squadra contro il Torino, tra i pali c'era Szczesny. Che era arrivato a Torino venendo da Roma, ma non dalla Roma, che lo aveva preso in prestito dall'Arsenal, nel 2015, quando si decise di far scivolare in panchina, dopo 71 presenze in due campionati, l'attuale dirigente Morgan De Sanctis, allora 38enne portiere all'ultimo anno di contratto.

Andò molto bene nella prima stagione, nonostante un evitabile periodo di assestamento, con qualche caduta pesante, come a Borisov, quando la Roma perse 3-2 con il Bate, con sue colpe decisive. Ma col passare dei mesi le cose andarono meglio, tanto che Spalletti, subentrato a Rudi Garcia a metà gennaio, insistette parecchio per averlo anche nella stagione successiva: Sabatini ne avrebbe fatto volentieri a meno, perché aveva portato a Roma Alisson, e lo avrebbe voluto vedere subito titolare. In precampionato c'erano lui, Lobont e l'altro polacco Skorupski, che fu girato all'Empoli solo dopo che l'Arsenal si convinse a cedere di nuovo il suo connazionale, di nuovo in prestito secco, senza citare in alcun modo il riscatto, né opzionale né obbligatorio. Era il 4 agosto quando venne annunciato il suo ritorno, il 17 la Roma giocò una gara fondamentale, l'andata del preliminare di Champions League contro il Porto: tra i pali Alisson, che prese gol su rigore da André Silva, e per il ritorno lasciò il posto a Szczesny. Che non fu certo impeccabile, ma le sue colpe passarono in secondo piano rispetto a quelle di De Rossi ed Emerson Palmieri, che sullo 0-1 commisero due falli vistosi ed evitabili, e lasciarono la squadra in 9: finì 3-0 all'Olimpico, finì prima di iniziare l'avventura della Roma nella Champions League 2016-17, finirono le notti europee di Szczesny con la Roma. Perché l'Europa League, che finì a marzo con l'inutile vittoria 2-1 con il Lione, che aveva vinto con due gol di scarto la gara di andata, la giocò tutta Alisson, in una divisione rigorosissima tra portieri di coppa e di campionato. Aveva lasciato 4 presenze a De Sanctis nel suo primo campionato con la Roma l'attuale portiere della Juventus, nel secondo fece 38 su 38, tanto che Alisson il suo esordio in serie A lo fece solamente il 20 agosto 2017, con l'Atalanta, un anno dopo la prima sul campo del Porto.

Il nuovo corso

Il giorno prima, il 19, Szczesny aveva fatto la prima apparizione in bianconero: l'Arsenal, che lo aveva preso 16enne dalle giovanili del Legia Varsavia, nonostante il buon rendimento a Roma non aveva intenzione di rilanciarlo come titolare (l'ultima volta fu nel 2013-14, con 37 presenze: l'anno dopo furono 20 di meno) lo aveva ceduto per 12,2 milioni, più 3,1 di bonus, contratto quadriennale fino al 30 giugno 2021, poi rinnovato fino al 2024 (mentre la Roma lo sostituì a costo zero con il connazionale Skorupski, tornato dal prestito di Empoli). Ma la sua prima apparizione - anticipo Juve-Cagliari, vinto 3-0, prima gara del campionato - fu da comprimario: esordì solamente alla terza giornata, giocò 5 volte nelle prime 15 giornate, poi la media si alzò, anche se di poco, portandolo a chiudere il campionato con 17 presenze, contro le 21 di Buffon, che per l'ultima volta in carriera raccolse più apparizioni che panchine. L'anno dopo il portiere dei record andò a provare come si vive all'estero, al Paris Saint-Germain, e quando tornò a casa, dodici mesi dopo, Szczesny era ormai titolare. Anche se solo lo scorso anno è arrivato a 30 presenze, perché a Torino ci tengono a far giocare anche il secondo (non solo se è Buffon: anche Perin le sue gare se le è fatte). In serie A, con la Roma, Szczesny aveva la media perfetta di un gol subito a partita: 34 su 34 il primo anno, 38 su 38 il secondo, mentre con la Juve di Sarri e Pirlo le reti incassate sono stati più delle gare giocate, anche se si è portato a casa tre scudetti. La Roma non lo ha rimpianto quando si vide di che pasta era fatto il suo vice, Alisson, ma un anno dopo ha ricominciato a pensare a lui, quando Olsen e Pau Lopez non sono riusciti a far meglio neppure di un dignitosissimo dodicesimo a fine carriera come Mirante. Ma ora che Mourinho e Mendes hanno convinto la Roma a puntare su Rui Patricio, che si è presentato nel modo migliore in questo avvio di stagione, il ragazzo di Varsavia è passato da rimpianto a ricordo.