«Solo in Italia ci sono aree di rigore di venticinque metri». Parola di José Mourinho, che il 19 febbraio 2010 (poco prima di conquistare il triplete con l'Inter) lanciava una frecciata alla classe arbitrale italiana e alla Juventus, che qualche giorno prima aveva battuto 3-2 il Genoa grazie a un calcio di rigore inesistente. È solo uno dei tanti capitoli di una storia, e di una rivalità, che va avanti dal 2008. Troppo diversi, troppo differenti le due maniere di intendere il calcio, per andare d'accordo: lo "Special One" e la Juventus si sono spesso beccati nel corso degli anni. Non tragga in inganno la ricerca ossessiva della vittoria, che Mou ha avuto nei primi anni della sua carriera, e che per i meno attenti potrebbe accomunarlo ai bianconeri.

Uno come lui è fatto per stare dall'altra parte della barricata, checché se ne dica: ci è stato al Chelsea, dove fu chiamato per porre fine all'egemonia di Manchester United e Arsenal, e lo è stato persino al Real Madrid, nell'epoca di maggior splendore del Barcellona schiacciasassi. Idem all'Inter che sognava in grande dopo il terremoto Calciopoli. Un anno prima del riferimento alle singolari aree di rigore, nel marzo del 2009, nel celebre discorso degli «zero tituli», Mou aveva già affondato il colpo: «Non si parla di una Juventus che ha fatto tantissimi punti per errori arbitrali». Apriti cielo. Un mese dopo Juve e Inter si affrontavano a Torino: finiva 1-1 e il tecnico portoghese si toglieva un bel sassolino dalle scarpe con la sua solita retorica pungente: «Lo stadio di una squadra gloriosa ha festeggiato per un pareggio con noi: questo è il migliore omaggio possibile». Il 5 dicembre 2009, in quella che è la sua unica sconfitta da interista con la Juve, l'allenatore veniva espulso dopo appena venti minuti per aver rivolto al direttore di gara (Saccani) un applauso ironico in seguito al gol di Chiellini.

E che dire poi dell'orecchio, con tanto di ghigno, mostrato a tutto lo Stadium il 7 novembre 2018, dopo averlo espugnato con il Manchester United. «È un gesto che - dice José poco dopo il triplice fischio - non rifarei, ma hanno insultato me e la mia famiglia per tutti i novanta minuti». Perciò, un po' come aveva fatto al Camp Nou nella semifinale di Champions del 2010, Mourinho entra in campo e sfida la tifoseria avversaria, provocando l'ira di Bonucci e compagni. Rabbia mista a soddisfazione sul suo volto, in una smorfia da vecchio volpone che la sa lunga, proprio sotto gli occhi di Cristiano Ronaldo, suo pupillo ai tempi del Real Madrid. Difficile -anzi - impossibile che due scuole di pensiero così agli antipodi possano andare d'accordo: il viscerale Mou, che corre sotto la Curva per una vittoria nei minuti di recupero, cozza totalmente con l'aplomb (apparente) di marca bianconera; il sangue, il cuore e la pancia di José sono il contraltare perfetto dell'imperturbabilità juventina, che si scuote soltanto in caso di errori arbitrali a proprio svantaggio. Domani l'ennesimo capitolo di una sfida infinita, quella tra la Roma e la Vecchia Signora, si arricchisce di un ulteriore elemento di interesse.

Rapporto burrascoso

Come se non bastasse, ad arbitrare ci sarà Orsato, con il quale il portoghese non ha certo un rapporto idilliaco (per usare un eufemismo). Dopo il pari tra Maribor e Chelsea del 5 novembre 2014 in Champions, Mourinho commentava così la direzione del fischietto di Schio: «Con lui ho una lunga storia che risale ai tempi dell'Inter, ma preferisco non parlarne». La «lunga storia» fa riferimento alle due espulsioni ricevute dal direttore di gara veneto. La prima, il 15 marzo 2009, nella vittoria per 2-0 contro la Fiorentina: lo "Special One" protesta in maniera veemente, l'arbitro lo allontana, lui resta nel tunnel che porta agli spogliatoi e si becca una giornata di squalifica e un'ammenda. Il secondo round il 20 settembre 2009 a Cagliari: Mou contesta le decisioni, Orsato lo spedisce fuori. Serve altro per animare la vigilia di Juve-Roma?