L'appuntamento è fissato da tempo. Ore 11 dell'11 ottobre. Data e ora cerchiate in rosso sul calendario dai tifosi della Roma, che con l'amore e le palpitazioni di sempre - se possibile anche di più - non attendono altro. Il ritorno agli abbonamenti significa ritorno di gesti, riti, passione condivisa. Anche un altro passetto verso la normalità dopo l'ultimo anno e mezzo.

Puntualissimi, i romanisti si presentano davanti ai propri dispositivi: tutto è predisposto per la vendita on line, il procedimento è semplice e intuitivo, in pochi minuti dovrebbe risolversi. Senonché all'appuntamento manca la controparte. Dieci minuti di attesa inizialmente recepiti con il minimo indispensabile di apprensione, diventano venti, trenta, un'ora, anche di più. Il messaggio sulla schermata non aiuta a restituire serenità: «Molte persone stanno acquistando un abbonamento. Attendi il tuo turno e non perdere il tuo posto allo stadio. Potrai accedere al servizio in...» e di seguito tempi sempre più dilatati. A quel punto l'allarme risuona sui social, nelle conferme che arrivano da amici, colleghi e parenti (tutti nella stessa situazione), al telefono e nelle chat. C'è a chi tocca il beffardo «È il tuo turno. Ci sono tempi prolungati. Sarai guidato verso il servizio al più presto possibile». Rapidamente lo stato d'animo si trasforma prima in preoccupazione, poi in perdita di pazienza. Diffusa. Fino al panico. Perché l'ingente numero di richieste contemporanee genera una sorta di imbuto virtuale, all'interno del quale non solo nessuno riesce a scivolare verso la meta agognata, ma si creano anche ulteriori bug. Ai pochi "fortunati" che portano a termine l'operazione, il più preoccupante segnala la Sud sold out, già nel corso della mattinata. Apriti cielo. La protesta dilaga, la Roma si rivolge ai propri fedelissimi, ringraziandoli e scusandosi per i disagi.

Ovviamente nessun settore è esaurito: non potrebbe in una fase in cui ogni vecchio abbonato ha la certezza di veder confermato il proprio diritto, almeno fino a giovedì, quando è prevista la scadenza della prelazione. Ma l'incremento della capienza fino al 75 per cento fisiologicamente non può assicurare il vecchio posto di ognuno. Il problema si pone soprattutto nel settore più popolare, in cui chi arriva dopo sarà costretto a trasferirsi (senza variazioni di prezzo) nei Distinti, almeno fino all'apertura totale dello stadio, quando potrà riappropriarsi del seggiolino occupato fino a febbraio 2020. Ma in quelle fasi convulse non c'è spazio per quello che sarà: conta il presente, dominato da ansia e rabbia: «Così proprio non ci siamo» è il pensiero dominante; «È una vergogna», aggiunge chi ha cercato di svicolare finché ha potuto da impegni di studio e lavoro, senza però riuscire ad acquistare il proprio abbonamento. Si impone una misura drastica per gestire la situazione: la Roma e il provider cui si affida optano per una pausa. «Ci scusiamo per il disagio, le vendite ripartiranno alle ore 15. L'avanzamento della coda è in pausa».

Le 15 diventano rapidamente le 16, creando altre polemiche. Ma quando la coda riparte le cose cambiano: il ritmo è spedito, si arriva anche a una tessera venduta al secondo (ma c'è ancora disponibilità in Curva Sud). Qualcuno continua a riscontrare difficoltà, ma i casi diventano sporadici e intorno alle 22 si registrano oltre 12mila abbonamenti staccati. Il flusso di utenti a partire da oggi dovrebbe essere minore e di più facile gestione, evitando ulteriori problemi, eppure gli stessi test dei giorni precedenti che prevedevano l'ampia richiesta di ieri erano andati bene. Meglio mantenere alta la guardia. Per tutti.