Da Sassuolo al Sassuolo. Dal passato con cui aveva costruito un sogno, al presente con quel sogno appeso a un filo. In mezzo, diciotto mesi alla ricerca della balena bianca colorata di giallorosso che, di fatto, non è mai riuscito ad arpionare. Perché quella Roma sognata da Eusebio Di Francesco quasi mai si è vista, l'impresa con il Barcellona, le due partite con il Chelsea, la vittoria a Napoli dello scorso campionato, tutta roba della stagione passata, quest'anno niente di niente. Nonostante esperimenti, cambi di modulo, valzer di formazioni, rivoluzioni di mercato, esterni con il piede invertito, centrocampo a due, tre, quattro, chi offre di più? Il risultato è che diciotto mesi dopo, Di Francesco si gioca la sua Roma, quella che aveva voluto a tutti i costi, proprio contro il suo caro, vecchio, indimenticato Sassuolo. Nel giorno di Santo Stefano, all'Olimpico, nella penultima partita di un girone d'andata che se uno ci riuscisse lo dimenticherebbe pure volentieri, Di Francesco si giocherà una buona parte del suo futuro proprio contro quel Sassuolo che lo aveva prima voluto, poi bocciato, poi ripreso, infine esaltato al punto da essere stato chiamato dalla sua Roma.

Diciotto mesi dopo

Sono stati sufficienti diciotto mesi per vedere oggi tutto un altro Di Francesco. Un'altra persona. Trasfigurato, logorato, consumato, preoccupato, e non c'entra niente il fatto che ora non porti più gli occhiali. La serenità con cui era arrivato e che gli aveva consentito di affrontare a testa alta anche i momenti difficili, che ci sono stati, nella sua prima stagione, ora è un ricordo legato al passato. Ha lasciato il posto a un Di Francesco che la serenità l'ha smarrita, senza più ritrovarla, sin dal precampionato. Il segnale che qualcosa era cambiato, il tecnico ce lo aveva dato nella seconda giornata di questo campionato, partita casalinga con l'Atalanta conclusa con un incredibile tre a tre finale, conseguenza di un primo tempo giocato in maniera che definire negativa è un complimento. Quel cazzotto alla panchina con tanto di successivo gesso, è stato la firma sul fatto che il Di Francesco arrivato da Sassuolo, quello che riusciva a mantenersi sereno anche durante una tempesta, non c'era più, travolto e stravolto da una situazione che gli era già sfuggita di mano. Come, dopo, hanno confermato i risultati, cinque sconfitte in campionato, tre in Champions passando comunque il girone, una classifica che dice decimo posto, un malumore generale che da tempo è stato costretto a metabolizzare. Nei quattro mesi di questa stagione, è stato interamente dilapidato il credito accumulato con quella fantastica semifinale di Champions conquistata, con merito, eliminando il Barcellona in una delle notti giallorosse più belle di sempre. La sua Roma quest'anno ha fatto sempre una dannata fatica a sembrare una squadra, accartocciata tra carenze strutturali ed errori, compresi pure quelli arbitrali.

Tutto con il Sassuolo

Il risultato è che Di Francesco, il giorno dopo Natale, si giocherà tutto contro il suo Sassuolo. Un tutto che, magari, può avere l'orizzonte limitato alla fine di questa stagione, ma è un orizzonte che il tecnico abruzzese si vuole giocare sino in fondo, convinto di poter tirare fuori, magari pure aiutato da qualche operazione di mercato a gennaio, la sua Roma dalla buca in cui si è andata a cacciare. E dovrà cominciare a farlo contro il suo passato, quel Sassuolo che ha portato nel calcio dei grandi, la promozione in serie A, poi addirittura la qualificazione per l'Europa League. Ma ora è alla Roma e se se la vuole tenere ancora stretta, Di Francesco non ha alternative, deve battere il suo passato per evitare un destino diverso da quello che dice il suo contratto che lo vede legato al club giallorosso fino al giugno del 2021. Servono sei punti per chiudere il girone d'andata, per puntare a un 2019 nel segno di una rivincita. Serve una Roma diversa da quella che abbiamo visto in questa stagione, e pure da quella che un anno fa, proprio di questi tempi, era il trenta dicembre, contro il Sassuolo non riuscì ad andare oltre il pareggio all'Olimpico, in una di quelle partite negative che contrassegnarono due mesi di buio quasi totale. Di Francesco deve ripartire da dove è partito nel calcio che conta, da quel Sassuolo che lo ha portato a essere nel mirino di Monchi, al punto che lo spagnolo lo ha voluto come suo primo allenatore nell'avventura giallorossa. In due parole, deve vincere. E pazienza se dovrà battere anche il figlio che gioca proprio nel Sassuolo. Il ragazzo capirebbe. In caso contrario non capirebbe la Roma. E il futuro di Eusebio Di Francesco difficilmente sarebbe ancora colorato di giallorosso.