Edin Dzeko è stato incoronato dalla Federazione della Bosnia "Sportivo bosniaco dell'anno" per la seconda volta. Queste le dichiarazioni dell'attaccante giallorosso riportate dal portale Nezavisne e arrivate in seguito al conferimento del premio:

La seconda volte per te, com'è vincere questo premio?
"Sono orgoglioso di essere riuscito a soddisfare le aspettative dei miei genitori prima di tutto, e poi anche dei tifosi, del pubblico e dei media che riconoscono i miei sforzi per promuovere la Bosnia in Europa e nel mondo".

Il tuo ultimo anno con la maglia della Roma.
"Se qualcuno ci avesse detto che avremmo giocato la semifinale della Champions League prima dell'inizio della scorsa stagione, avrei riso. Tuttavia, quando è iniziata la competizione, abbiamo lentamente raccolto la nostra fiducia e creduto nelle nostre possibilità. Alla fine, abbiamo giocato una delle migliori stagioni nella storia della Roma, e ho giocato la mia migliore stagione in Champions League, in cui prima avevo avuto pochi successi. Forse quel gol contro il Chelsea è il migliore nella mia carriera. Però, quando tutto era finito, mi sono sentito un po' triste, perché sono convinto che avremmo potuto giocare la finale se non ci fossero stati errori ai nostri danni. Tuttavia, è successo quello che è successo e in questa stagione proveremo a ripetere qualcosa di simile, anche se penso che la scorsa stagione non possa essere ripetuta. Era tutto molto strano, specialmente quelle partite fantastiche contro il Barcellona e il Liverpool, che erano incerte fino alla fine".

Sulla Roma.
"Segnare è il mio lavoro. Sono felice di aver scritto in così poco tempo il mio nome nella storia di un club come la Roma, che nel passato ha avuto grandi attaccanti. Ma questo è solo un incentivo a dare ancora di più in futuro. Le aspettative dei tifosi sono grandi, ma le mie sono enormi".

Sull'essere padre e sulla sua famiglia.
"Essere padre è il ruolo più bello e impegnativo mai avuto. Le luci dello stadio, centomila persone sugli spalti, tutto è bellissimo… Così come gli applausi, i cori e tutto il resto. Ma quando tuo figlio ti chiama, ti abbraccia e ti bacia, capisci che è la sensazione più bella del mondo. Chi ha bambini so di cosa parlo, perché dopo una sconfitta torno a casa sempre arrabbiato, ma la famiglia mi sta aspettando e mi regala un sorriso. Con loro niente è impossibile".