«Ci vediamo a novembre. In campo». Disse così Leonardo Spinazzola a questo giornale, in un'intervista rilasciata quando non era ancora passato un mese da quel maledetto due luglio in cui, a una manciata di minuti dalla fine della sfida dei quarti di finale dell'Europeo contro il Belgio, si ruppe il tendine d'achille della gamba sinistra. Ci era sembrato, quel ci vediamo a novembre, un auspicio un po' azzardato, vista la gravità dell'infortunio per il quale il protocollo per il recupero varia dai sei ai dodici mesi (Kevin Durant, la stella della Nba, ci ha messo un anno a tornare il fenomeno che è). Una promessa sicuramente dettata dalla grande voglia di Spina di tornare a disposizione della Roma e di Mourinho, ripartendo proprio da quell'Europeo in cui, fino a quel maledetto crac, era stato a paletti il miglior esterno sinistro del torneo.

Sta di fatto, però, che l'auspicio non era poi così campato in aria. Perché il giocatore, da lunedì scorso, è tornato a lavorare a Trigoria sul campo. In anticipo rispetto alle più logiche previsioni. Da lunedì scorso, insomma, il ragazzo con il sorriso perenne stampato in faccia, ha fatto un ulteriore step in quel percorso di recupero che, secondo i suoi auspici, dovrebbe riportarlo a disposizione dello Special One prima della fine di questo anno solare. Il tutto a meno di novanta giorni dall'intervento chirurgico, cinque luglio, a cui si è sottoposto a Turku, in Finlandia, nell'Hospital Neon, protagonista l'equipe del luminare professor Orava, il chirurgo il professor Lampanein (presente per la Roma il dottor Massimo Manara) che rimisero a posto quello che c'era da mettere a posto. Due giorni di degenza, poi il ritorno in Italia per cominciare la riabilitazione necessaria dopo un infortunio grave come quello subito dal giocatore. Infortunio che commosse l'Europa, scossa dalle lacrime con cui Spinazzola uscì dal campo, consolato in primis da Cristante, poi da tutti gli altri compagni azzurri che in quella serata gli promisero che gli avrebbero regalato il titolo di campione d'Europa. Promessa, come sappiamo, mantenuta, con Spinazzola a festeggiare sul prato di Wembley con le stampelle, issato sulle spalle da Daniele De Rossi, con quel suo sorriso contagioso che certificava come ormai si fosse messo alle spalle l'infortunio e le inevitabili, successive, preoccupazioni.

Da qui a dire quando il giocatore potrà tornare a giocare una partita ufficiale, può essere un esercizio di pericoloso ottimismo. Anche se questo anticipato ritorno in campo dove lavora con un preparatore della Roma, fa ritenere che sul serio il recupero dell'esterno sinistro si possa concretizzare entro la fine dell'anno. Ovvero entro quei sei mesi che sono la prognosi minima per la rottura del tendine d'achille. In ogni caso, da parte di tutti, a cominciare dal giocatore che, si può capire, ha una voglia sfrenata di tornare a giocare, sarà necessario non anticipare per nessuna ragione al mondo i tempi del ritorno. Meglio aspettare una settimana in più, piuttosto che rischiare un rientro anticipato che potrebbe avere conseguenze solo negative. Sui tempi per il suo ritorno in campo, peraltro, nessuno è intenzionato a sbilanciarsi. Il giocatore sta seguendo con grande scrupolo, e buoni risultati evidentemente, il protocollo che gli è stato consigliato subito dopo essere uscito dalla sala operatoria. Comunque non è difficile immaginare che almeno per altre tre-quattro settimane, Spinazzola seguirà un programma personalizzato che, con il passare dei giorni, prevedrà un graduale aumento del lavoro da sostenere. A fine ottobre, per quello che siamo riusciti a capire, potrebbe cominciare a lavorare parzialmente con i compagni. Non è escluso che, prima di questo ulteriore step, il difensore faccia una visita di controllo con l'equipe finlandese che l'ha operato. Se tutto andrà bene, ci sarà poi il definitivo semaforo verde per allenarsi a pieno regime con la squadra. Nella migliore delle ipotesi, il suo rientro potrebbe concretizzarsi verso la fine di novembre. Una previsione meno azzardata, indica nel mese di dicembre, cioè circa sei mesi dopo l'infortunio, la data più plausibile per rivedere Spinazzola con la maglia giallorossa. Il tutto senza rischiare nulla.

Mourinho, è chiaro, aspetta con ansia il rientro del giocatore, titolare sulla fascia sinistra. Ma soprattutto è un'opzione, e che opzione, in più per le corsie esterne difensive dove, oggi come oggi, può contare su Karsdorp a destra, Viña a sinistra, Calafiori unica alternativa visto che Reynolds fin qui non ha dato le risposte che si aspettavano. Con il rientro di Spina aumenterebbero a tre i titolari sulle fasce (Spina può giocare anche a destra) più Calafiori. Una situazione che consentirebbe al tecnico la possibilità di scegliere. Daje Spina, la Roma, lo Special One, i tifosi ti aspettano.