La Roma completa la prima rimonta del suo campionato e salta l'ostacolo Genoa proprio quando sembrava sul punto di cadere rovinosamente. Alla fine è 3-2 e tre punti preziosi in più che la portano dal decimo al sesto posto in classifica, che salvano la panchina a Di Francesco e che spostano più in là (per quanto?) l'apertura ufficiale di una crisi tecnica che pure la partita in certi momenti sembrava davvero voler sancire: per il freddo dello sciopero del tifo, il caldo della contestazione a Pallotta, per le papere di Olsen (due, di cui una annullata dal Var, nel giorno in cui Alisson a Liverpool ha regalato un gol allo United, in una gara comunque vinta come poi ha fatto la Roma col Genoa), per gli errori tecnici dei giocatori e per le solite fragilità difensive, evidenziate da un Genoa rigenerato dalla cura Prandelli, a sua volta alla fine infuriato per una spintarella di Florenzi a Pandev proprio all'ultima azione della gara, giudicata non rilevante dall'arbitro Di Bello e quindi non rivedibile dal Var Chiffi (l'entità di una spinta è stretta competenza dell'arbitro).

Un helzapoppin, in pratica. Che nel primo tempo è stato quasi uno psicodramma, vissuto in uno stadio semivuoto (la maggior parte dei tifosi si sono tenuti lontani dallo stadio, alla fine i paganti sono stati appena 29.128, record negativo nell'anno, per dire), nel silenzio iniziale per lo sciopero annunciato dalla Sud per i primi dieci minuti e nel tifo indiavolato degli altri 35, messo duramente alla prova dalle fragilità della Roma. La squadra studiata in un paio di giorni in settimana non poteva certo essere brillante alla prima occasione e infatti nel 343 disegnato dal tecnico non ci si è ritrovato quasi nessuno, mentre di fronte Prandelli (terzo tecnico stagionale del Genoa) l'aveva studiata a perfezione, soprattutto nell'assalto continuo dei tre centrali di metà campo (Hiljemark, Sandro e Bessa) alle posizioni di Cristante e Nzonzi, con inevitabile superiorità numerica creata sulle fasce dove Florenzi e Kolarov hanno molto faticato a contenere Romulo e Lazovic, avessi detto Cristiano Ronaldo e Neymar. E poi gli errori tecnici: tanti, troppi, ripetuti, quasi irritanti. Sul taccuino per i primi quindici minuti sono finiti quasi solo genoani, in un Olimpico impietrito, con un paio di ripartenze romaniste potenzialmente pericolose rifinite malissimo. Al 16' - forse non per caso poco dopo che la Sud aveva ripreso a cantare, sfoderando centinaia di bandierine bianco, gialle e rosse - una bella iniziativa dei tre ragazzini romanisti in attacco (due ‘99 e un ‘97, Ünder), ha portato Zaniolo al tiro, deviato. Neanche il tempo di felicitarsi per l'evento che il Genoa ha messo addirittura la testa sopra, col carico emotivo molto romanista: perché un po' come fece Goicoechea col Cagliari in una partita sinistramente simile in cui Zeman si giocò il posto, Olsen ha commesso un (doppio) clamoroso errore, prima non trattenendo un tiro non irresistibile di Hiljemark, poi fermandosi a guardare la palla sfilata tra le gambe, e provando a recuperarla troppo tardi, a quel punto sovrastato da Piatek, proteso col piedone a infilare l'1-0 a gelare l'Olimpico ben più dei pochi gradi della temperatura.

La Roma si è allora gettata avanti con la forza della disperazione, cercando con Fazio la chiave per tornare in partita: fuori il primo tentativo (25'), dentro il secondo, al 31', su una punizione da destra di Florenzi su cui l'argentino ha trovato la deviazione di collo pieno. Altri due minuti e nuova psicosi: è bastato un calcio d'angolo (l'unico nel primo tempo per il Genoa) a rivivere l'incubo di Cagliari, con Sandro ad anticipare sul primo palo Zaniolo (messo male col corpo) e Hiljemark ad anticipare Florenzi sul secondo, proprio come Joao Pedro e Ionita in Sardegna. Ma per una volta la Roma non si è fatta stordire dai pugni del ko ed è riuscita a reagire. Ci ha provato prima Cengiz, altissimo, poi Florenzi, contrato, infine ci è riuscito Kluivert grazie ad una preziosa transizione partita da Kolarov proprio nel finale di tempo, e passata attraverso una bella finta di Ünder che ha favorito la lunga corsa dell'olandese a superare Zukanovic. Una volta in area, Justin si è spostato ulteriormente l'angolo di tiro sul destro e ha poi sparato il diagonale giusto sul paletto opposto: sembrava un controllo sballato, probabilmente è stata una scelta strategica.

Per non farsi mancare niente, ad inizio ripresa il turco ha bissato l'errore commesso col Real Madrid stavolta sparando alto una generosa deviazione di Radu giusto sui suoi piedi, a porta sguarnita. A tutti è sembrato il preludio alla disastrosa regola del gol mangiato e di quello subito e infatti tre minuti dopo Lazovic ha concluso fiaccamente di destro un'azione rifinita dall'interessante Kouamé, ma Olsen se l'è lasciata sfuggire dalle mani, come nei peggiori incubi. A svegliare l'Olimpico dal brutto sogno è stato il Var Chiffi che ha trovato un piede in fuorigioco di Piatek sull'azione e rimesso il risultato sul pareggio. Solo questo ha dato alla Roma la forza di insistere e Cristante al 14' ha chiuso una combinazione volante con Kluivert calciando di collo esterno di destro appena dentro l'area, per il 3-2 definitivo. Che non verrà messo in discussione dai cinque cambi (Genoa col 4312 con Pandev dietro le punte, Pereira e Rolon in campo, Roma col 352 con Santon al posto di Ünder e Schick per Kluivert), né da una sbadata respinta di Radu sui piedi di Cristante (palo a porta vuota), ma dalla spintarella di Florenzi, che l'arbitro ha giudicato tenera. Tenero.